La Spagna attacca la corruzione: accordo tra polizia e federtennis


by   |  LETTURE 798
La Spagna attacca la corruzione: accordo tra polizia e federtennis

Si tratta di un'iniziativa importante, e chissà che qualcuno non prenda spunto anche dalle nostre parti. La federazione spagnola (Real Federacion Espanola de Tenis, RFET) ha siglato un accordo con la polizia per combattere il fenomeno della corruzione e delle partite truccate.

La firma è avvenuta lunedì pomeriggio presso la Direzione Generale della Policia Nacional, nel centro di Madrid. I due enti hanno studiato un protocollo con l'obiettivo di mettere in moto un meccanismo di comunicazione e scambio di informazioni che rafforzi le indagini e il controllo delle attività fraudolente.

“Negli ultimi anni abbiamo risolto alcune situazioni, però il problema continua a esistere. È latente” ha detto Miguel Diaz Romàn, presidente RFET, il quale ha sottolineato che la maggior parte dei casi si verificano nei tornei minori, Futures e Challenger.

“Le organizzazioni criminali si avvicinano soprattutto ai tennisti giovani, aspiranti professionisti. Sono vulnerabili e possono cadere facilmente nella rete” ha aggiunto. Nella maggior parte dei casi, purtroppo, si tratta di situazioni difficili da scovare e perseguire.

Ne è convinto il direttore generale della polizia, Francisco Pardo Piqueras. “Avvengono lontano dalle realtà che conosciamo, per questo è molto importante la collaborazione tra le istituzioni”.

Il protocollo è molto simile a quello già realizzato per stanare la corruzione nel calcio. E sembra che l'accordo con la federcalcio e la Liga stia funzionando piuttosto bene. Da anni, il dilagare delle scommesse online e dei reati legati alle partite truccate ha pervaso il mondo del tennis, costringendo a creare un organo di investigazione e controllo, la Tennis Integrity Unit, il cui operato è spesso oggetto di critiche per la lentezza delle indagini e l'incapacità di colpire nomi di rilievo.

Tutti gli squalificati sono nomi poco conosciuti, in alcuni casi addirittura carneadi. Questo non significa che ai piani alti ci sia necessariamente la corruzione, ma sembra che i frequentatori dei tornei più piccoli siano convinti che le “truffe” davvero pesanti avvengano in alto.

Sono soltanto voci, ripetiamo, prive di fondamento. “Purtroppo esistono differenze legislative a livello internazionale e questo facilita la malavita – ha detto Pardo Piqueras – però negli ultimi anni sono state effettuate operazioni importanti”.

L'allusione non è alle squalifiche della Tennis Integrity Unit, ma a un paio di operazioni di polizia. La più vasta, denominata “Kus-Napols”, ha scovato un gruppo criminale guidato da armeni e georgiani residenti in Spagna, che tra estorsioni e furti di vario genere aveva messo il naso anche nel tennis.

Risultato? 132 arresti. “Questa operazione ci ha aperto gli occhi, facendoci capire che il fenomeno non si limitava solamente al calcio” ha detto il capo della polizia spagnola. Lo scorso ottobre, la Guardia Civil ha poi effettuato l'Operacion Bitures, con 15 arresti e 83 indagati.

Di questi, 28 erano tennisti di vario livello. Tra loro, il più noto era Marc Fornell, ex top-250 che – secondo l'accusa – si occupava anche di “reclutare” i giocatori per le operazioni illecite.

I progetti della polizia sono bellicosi: “Siamo a favore del gioco pulito e sul piede di guerra contro la corruzione nel tennis. Con questo accordo vogliamo lanciare un messaggio molto potente, una sorta di avviso ai naviganti”.

Come è noto, la Tennis Integrity Unit diffonde ogni tre mesi un report in cui segnala le proprie attività e le statistche sui match sospetti. Nel 2018, gli “alerts” sono stati 264, così suddivisi: 163 nei tornei Futures, 39 nei Challeger, 48 nei tornei ITF femminili, 5 nel circuito ATP, 3 nel circuito WTA, negli Slam e nelle competizioni a squadre (Hopman Cup, Coppa Davis e Fed Cup).

Le cifre sono più o meno stabili negli ultimi anni, oscillando tra i 250 e i 300 avvisi annui. Questo non significa che le partite siano necessariamente truccate: semplicemente, c'è stato un flusso anomalo di scommesse che può dipendere da tanti fattori, non tutti illegali.

È poi compito delle istituzioni indagare e cercare di capire se c'è stato qualcosa di illecito. Non è facile, anche perché il budget a disposizione della TIU non è infinito: pur essendo raddoppiato negli ultimi tre anni, si assesta intorno ai 5 milioni di dollari per un organico di 17 persone.

Nel 2018, la maggior parte dei costi (circa 2 milioni) è stato per indagini, processi e costi legali. Stipendi e costi di funzionamenti so sono assestati sul milione e quattrocentomila dollari, mentre i costi di viaggio dei vari membri sono stati di 600.000 dollari.

Cifre importanti, ma insufficienti per coprire in modo adeguato l'enorme rete della corruzione. Per questo, è importante (e meritorio) che TIU e varie istituzioni tennistiche stiano cercando di prevenire il fenomeno con educazione mirata per i giovani tennisti.

Se poi interviene la polizia, tanto meglio. Lo scorso settembre, la TIU ha partecipato a una task force organizzata dall'INTERPOL. Detto questo, il caso spagnolo è molto interessante e sarebbe auspicabile che il modello possa ripetersi in Italia, dove peraltro ci sono molti più tornei Challenger.

Lo scorso anno, la Spagna ne ha ospitati sette. Nel 2019, il calendario ATP è aggiornato fino a luglio e, al momento, ne propone 10 sul suolo italiano, più ben sedici eventi dell'ITF World Tennis Tour. E stiamo parlando di soli tornei maschili.

La Federazione Italiana Tennis è sempre stata molto attenta all'integrità del gioco, muovendo la propria giustizia per indagare ed eventualmente punire i tennisti implicati in casi del genere. Quello che arriva dalla Spagna potrebbe essere un ottimo suggerimento per una tutela ancora migliore di un territorio che, per fortuna, offre moltissimo tennis. Di ogni livello.