Patrick Mouratoglou, il "self made man" del tennis


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Patrick Mouratoglou, il "self made man" del tennis

Patrick Mouratoglou è riuscito nell'impresa più difficile: rendere il suo nome un marchio, un brand, un'icona. Facile riuscirci se sei stato un campione, meno se devi affidarti solo a una carriera (peraltro straordinaria) da allenatore.

48 anni, francese, oggi è uno dei personaggi più importanti del circuito. In questi giorni, la sua accademia di Sophia Antipolis, nel cuore della Costa Azzurra, ospita un bel torneo Challenger con tanti giocatori di livello (e nove italiani, compreso Lorenzo Musetti, omaggiato di una wild card e bravo a vincere la sua prima partita in un Challenger).

Il “Mouratoglou Open” è soltanto una delle tante iniziative di “Mou”, l'uomo che ha svoltato la carriera di Serena Williams. L'ha presa nel 2012, in un momento complicato, e in cinque anni le ha permesso di vincere più di quanto non avesse fatto nei precedenti quindici.

Mouratoglou collabora con diverse emittenti (su tutte Eurosport), scrive per riviste francesi e anglosassoni, è azionista di una grande catena di palestre, vende materiale tennistico ed è il volto di “Tennis Manager”, il primo gioco manageriale dedicato al nostro sport.

Quella di Mouratoglou è una storia di successo, di chi ha saputo crearsi da solo, ottimizzando le sue indubbie qualità. Figlio di un ateniese, emigrato a Parigi nel 1952 quando aveva appena undici anni, Mouratoglou ha ereditato molto dal padre.

Aveva un innato senso degli affari: partito dal settore immobiliare, poi ha costruito un impero nel campo delle energie rinnovabili che oggi è una delle risorse più importanti della Francia. Grande appassionato di tennis, si era lanciato nella disciplina negli anni 70.

Qualche anno prima era nato Patrick: ha iniziato a giocare a quattro anni e per un po' ha sperato di diventare un campione, soprattutto quando era tra i migliori adolescenti francesi. Aveva un buon talento, ma il fisico e un carattere ancora in via di sviluppo gli hanno impedito di diventare ciò che avrebbe voluto.

Nel suo libro “The Coach”, uscito nel 2015 (anche in Italia intitolato "Impara a vincere"), ha raccontato quegli anni. “La mia vita era solo sofferenza. Ansia notturna quotidiana, nausea e vomito”.

Era un ragazzo timido, paralizzato dalla paura e dall'incapacità di fare meglio. Per questo, i suoi genitori decisero di non fargli proseguire il sogno con una racchetta in mano. La crisi personale fu inevitabile e trovò sfogo in una disordinata vita notturna, tra discoteche, frequentazioni non proprio raccomandabili, alcol e conquiste femminili di vario genere.

Ci sono voluti dieci anni per placare i suoi mali. Ha ripreso in mano la sua vita con gli studi (ha frequentato la facoltà di economia), poi il tennis è lentamente tornato nelle sue abitudini. Giocava ogni tanto, ma dal padre aveva ereditato una grande fame di successo.

Non per i soldi, ma per il desiderio di mostrare il suo valore. E così ha deciso di lanciarsi nel mondo del coaching. Ha aperto la sua prima accademia nel 1996, a Montreuil, insieme a Bob Brett. Ben presto, iniziò a camminare sulle proprie gambe.

All'inizio il mondo del tennis lo guardava con sospetto per le sue idee alternative: nessuna educazione collettiva, ma progetti su misura, personalizzati. E l'aspetto mentale messo al centro di qualsiasi approccio. “Parla un po' troppo per essere qualcuno che non ha mai fatto niente nel tennis” dicevano di lui.

In effetti, Mouratoglou tende ad avere un'opinione su tutto e questo può infastidire. “Però bisogna riconoscergli competenza, coraggio e una notevole capacità di persuasione”. Il primo capolavoro arriva nel 2006, quando il suo allievo Marcos Baghdatis raggiunge la finale all'Australian Open da carneade o poco più.

Il suo nome circola e diventa via via più credibile, anche in virtù del buon lavoro con Jeremy Chardy, Grigor Dimitrov e Aravane Rezai (i primi due frequentano ancora la sua accademia). Nel 2012 è cambiato tutto: disperata dopo la sconfitta a Parigi contro Virginie Razzano (unica sconfitta al primo turno di uno Slam), Serena Williams gli chiede ospitalità nella sua accademia parigina.

Il resto è storia recente, fatta anche di intrecci personali che però non hanno condizionato l'efficacia della collaborazione. “È uno dei migliori consulenti che si possano trovare – dice Stefanos Tsitsipas, che è allenato dal padre ma fa base a Sophia Antipolis – tutto quello che dice è vero al 100%.

Non dimentico mai le sue parole”. Padre di due figlie, divorziato dal 2013, tre anni fa ha coronato il suo sogno: creare un'accademia a sua immagine a somiglianza. Siamo nei pressi di Cannes, a pochi chilometri dall'aeroporto di Nizza e accanto ad Antibes.

La Mouratoglou Tennis Academy offre 34 campi da tennis, un hotel di lusso e qualsiasi tipo di comodità. In questi giorni, le strutture saranno a disposizione dei migliori giocatori francesi e del capitano di Coppa Davis Sebastien Grosejan.

Proprio nella sua accademia, infatti, prepareranno la stagione sulla terra battuta. Per anni, “Mou” ha avuto rapporti inesistenti o addirittura conflittuali con la federazione francese, ma adesso si è ricucito tutto.

D'altra parte, la FFT ha investito tutto sul Roland Garros e sul proprio CNE (il Centro Tecnico di Parigi, peraltro poco distante da Bois de Boulogne), e non ha una struttura di livello nel sud della Francia. E allora è entrato in ballo il pragmatismo.

“A un certo punto bisogna essere intelligenti – dice una voce anonima – un giorno o l'altro, abbiamo semrpe bisogno di gente..”. . Con uno come Mouratoglou è sempre meglio collaborare.