La fenomenologia (social) di Stefanos Tsitsipas, il tennista digitale


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La fenomenologia (social) di Stefanos Tsitsipas, il tennista digitale

“Avrei bisogno di 6 mesi di vacanza. Due volte all'anno”. È l'ultimo post scritto da Stefanos Tsitsipas sui social network. Il baby fenomeno greco si sta godendo un bagno in piscina, nel paradiso terrestre di St.Kitts and Nevis, laddove vivrà qualche giorno di vacanza prima di tornare nel circuito.

Il suo prossimo impegno sarà il Masters 1000 di Monte Carlo. Delle sue qualità si è parlato a lungo, se non altro perché i risultati sono dalla sua parte. Semifinale in Australia, con tanto di vittoria su Roger Federer, titolo a Marsiglia, finale a Dubai, un posticino tra i top-10 ATP e adesso la recente esperienza al Miami Open, in cui ha raggiunto la finale in doppio insieme a Wesley Koolhof.

Ma Tsitsipas non è soltanto uno dei giocatori più in vista del circuito: volendo esagerare, il biondo greco è un ponte tra passato e futuro. È il primo campione di tennis nativo digitale, cresciuto con un telefonino in mano e iscritto a qualsiasi social media.

A differenza di tanti colleghi, è lui a curare in prima persona i suoi account, senza filtri e con una trasparenza che farebbe disperare qualsiasi “esperto” di comunicazione e, di sicuro, non piacerà ai “docenti” dell'Università ATP, un corso di due giorni che insegna ai giovani professionisti sul come relazionarsi con i media.

Tsitsipas fa di testa sua, ma è andato oltre: ha creato un canale Youtube in cui carica dei piacevoli vlog, peraltro curati e montati con una buona capacità tecnica. E allora diventa interessante studiare il fenomeno per comprendere l'evoluzione comunicativa del nostro mondo, nonché un personaggio che ha già attirato parecchie critiche (o forse invidie?) per il suo dinsinvolto utilizzo del telefonino.

Un buon esempio è arrivato domenica, quando ha pubblicato un post su Twitter in cui si è messo a disposizione dei suoi 87.000 followers (su Instagram sono 480.000). “Mi trovo a 10.000 piedi di altezza e ho altre tre ore di noia.

Qualcuno vuole chiedermi qualcosa?”. Come era prevedibile, è stato bombardato di richieste. Per un po' ha risposto, poi ha smesso: un po' perché le richieste erano davvero troppe, un po' perché alcune hanno superato il confine dell'impertinenza.

È curioso che Stefanos si sia sottoposto a questo esperimento, soprattutto dopo le parole pronunciate a Miami dopo la dolorosa sconfitta contro Denis Shapovalov. Aveva condiviso alcune riflessioni sul mondo dei social.

“È una generazione che non conosce la pazienza, è tutto molto più veloce rispetto al passato. Per questo a volte mi disconnetto e vivo come facevo un tempo. Sono tutti frettolosi, impazienti perché i social hanno creato questo: stress e altra m....

di cui non abbiamo bisogno. A volte è buono uscirne e avere conversazioni reali, fare cose che non siano fasulle, filtrate da numeri o tastiera”. Frasi sagge, ma smentite dai fatti pochi giorni dopo. In pochi minuti sono arrivati oltre 500 commenti: Tsitsipas ha risposto alle domande più innocue, soprattutto curiosità.

Per esempio, ha detto che la “cultura” è la cosa che gli piace di più della sua Grecia, che gli sarebbe piaciuto giocare contro Rod Laver, che i giocatori più veloci in circolazione sono Gael Monfils e Alex De Minaur, e che la seconda di servizio più incisiva la tira John Isner.

Ha citato più volte il fratello minore Petros (che oggi ha esordito al Challenger di Sophia Antipolis, perdendo in due set da Mate Valkusz), definito il “più sottvalutato”, “miglior doppista” e l'avversario con cui è più difficile giocare.

A parte questo, ha condiviso alcune opinioni interessanti. Per esempio, durante la finale del doppio di Miami si è innervosito per una decisione del giudice di sedia Gianluca Moscarella, sostenendo che i gemelli Bryan hanno gli “stessi privilegi di Federer”.

Gli hanno chiesto un chiarimento e ha risposto così: “Credo che i giocatori che hanno fatto grandi cose siano molto rispettati e abbiano dei privilegi che si vedono da certe regole e da alcune decisioni arbitrali.

Ho avuto questa impressione quando li ho affrontati, un paio di volte, e mi sembra ingiusto. Federer è sempre stato il mio preferito, non ci sono dubbi, e non voglio tirarlo in ballo. Non è certo colpa sua se gli arbitri lo proteggono più del dovuto”.

Opinioni sincere, scritte dal sedile di un aereo, senza filtri o cani da guardia dell'ATP pronti a “mordere le caviglie” anche solo con un'occhiataccia. Dopo averci informato che il miglior ristorante giocatori si trova all'Australian Open, e che il tennista più divertente con cui uscire è Bruno Soares, si è rifiutato di rispondere a chi gli ha chiesto un'opinione su Nick Kyrgios (con il quale, in passato, ci sono stati punzecchiamenti virtuali).

Attualmente, la sua canzone preferita è “Talk” di Khalid, mentre il film è “The Pursuit of Happyness” (la ricerca della felicità, uscito nel 2006). Quando gli hanno chiesto qual è il suo obiettivo nei prossimi cinque anni, ha dato una risposta molto brillante: ci si aspettava qualcosa legato al tennis, invece aspira a ottenere il “Golden Play Button”, un riconoscimento che viene assegnato ai canali Youtube che superano il milione di iscritti.

In questo momento, il suo si attesta a 142.000. La strada é lunga e probabilmente passerà dai risultati nel tennis. Insomma, tante curiosità più o meno interessanti. Tsitsipas non ha risposto a domande di natura personale, come quelle sulle relazioni.

Si è parlato di un possibile fidanzamento con Naomi Osaka, probabilmente perché la giapponese aveva dato un parere sulla sua programmazione, ma sembra che la sua vicinanza con Maria Sakkari vada oltre l'amicizia.

Si vocifera di un possibile liason sin dalla Hopman Cup (andate a vedere i baci e gli abbracci dopo la vittoria nel misto contro la Svizzera...), ma i pettegolezzi sono aumentati dopo un suo match a Miami, in cui ha firmato la telecamere con la sigla “MS 95”: guarda caso, le iniziali della Sakkari e il suo anno di nascita.

Ovviamente, ai suoi tanti seguaci non è sfuggita la cancellazione del suo ultimo vlog. E allora ci si domanda fino a quando il greco riuscirà a gestire questo impegno extra-lavorativo che richiede tempo ed energie.

Lui stesso ha ammesso di aver bisogno di staccare, ogni tanto. Se è vero che la vita di un tennista è fatta di tanti tempi morti, in cui un telefonino può essere la fonte di distrazione più facile e immediata, c'è il rischio che diventi un po' troppo invadente.

E allora sarà interessante seguire la carriera del greco su un doppio binario. Da una parte c'è il tennis, e Stefanos sa bene quanti sacrifici siano necessari per arrivare in cima. Dall'altra c'è una vita online che può avere effetti imprevedibili.

Senza arrivare a casi estremi come quello di Rebecca Marino, che si era addirittura ritirata perché vittima di cyberbullismo (ma lei non è nativa digitale), c'è il rischio che l'equilibrio possa spezzarsi a danno di un giocatore dal gran talento e dalla personalità frizzante, divertente, quasi fuori dalle righe.

L'impressione è che Stefanos si stia divertendo molto, e che in alcuni post si prenda gioco di chi lo segue. Ogni tanto pubblica frasi motivazionali, quasi filosofiche, che hanno acceso qualche presa in giro. A volte scrive in greco alcune frasi romantiche che fanno pensare a una dedica nascosta.

Qualche giorno fa ha pubblicato una foto di se stesso, con la didascalia: “Gli occhiali da sole riflettono il suo bel sorriso nel cuore”. L'orda di curiosi ha cercato di capire chi abbia scattato la foto, se la presunta fidanzata o chi altri.

In realtà, basta osservare meglio l'immagine e si capisce chiaramente che è un selfie. Tsitsipas ispira simpatia perché dà l'impressione di fregarsene dell'opinione altrui. Ad eccezione di Nick Kyrgios (che però è un caso a parte), nessun giocatore utilizza i social network con così tanta disinvoltura, esponendosi a commenti e critiche di ogni tipo.

Tsitsipas può essere l'antesignano di quello che potrà accadere in futuro: la comunicazione tra gli atleti di alto livello e i professionisti continuerà ad essere filtrata da manager, professionisti e sponsor, oppure assumerà una nuova dimensione? Lo scopriremo tra qualche anno.

E la carriera di Stefanos Tsitsipas sarà una sorta di “puntata pilota”. Complimenti a lui per il coraggio. Che poi, forse, non è coraggio. È la necessità di comunicare. “Mi piacerebbe far capire alle persone che possono essere influenti condividendo storie e pensieri.

Si possono combattere depressione e tristezza diffondendo positività, felicità ed emozioni che hanno un impatto nel benessere e nella vita delle persone”. Chissà se ce la farà.