Jelena Dokic sta riprendendo il controllo


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Jelena Dokic sta riprendendo il controllo

Se escludiamo un doppio giocato nel 2014, l'ultima partita di Jelena Dokic risale a sette anni fa, nell'aprile 2012, quando si ritirò durante un match a Charleston. Tra mille difficoltà, raccontate con crudezza nella sua autobiografia “Unbreakable”, l'australiana era riuscita a staccarsi dall'invadente e violenta figura del padre.

Gli effetti di una vita vissuta in bilico, tra paure e maltrattamenti, tuttavia, persistono ancora oggi. Negli ultimi anni, infatti, è stata vittima di spaventosi disordini alimentari. Perde e prende peso con una velocità impressionante, quasi pericolosa.

Però ha il coraggio di condividere il percorso. Nei giorni scorsi, ha usato il suo profilo Instagram per descrivere il suo ultimo dimagrimento. Tre foto in una: ottobre 2018, dicembre 2018 e marzo 2019. Partita da quasi 120 chili, nei ha persi una quarantina e adesso la bilancia si ferma a 76.

Ma il traguardo non è ancora stato raggiunto: Jelena, ex lolita del tennis mondiale, vuole arrivare a 64. “La foto che vedete a sinistra rappresenta l'inizio del mio percorso di perdita di peso. È difficile sia da pubblicare che da guardare – ha scritto la Dokic – non stavo bene di salute e non ero in forma.

Ma la cosa più importante è che ero infelice, senza fiducia. Non volevo uscire di casa e ho anche rifiutato delle opportunità di lavoro perché ero insicura e infelice”. Oggi Jelena sta meglio.

Il sorriso sulla foto più recente è lo specchio del suo stato d'animo. La perdita di peso è la semplice conseguenza di uno stile di vita sano ed equilibrato. “Anche se non mi piace parlare troppo del peso, posso dire di aver perso quasi 20 chili tra la seconda e la terza immagine.

Spero di poter essere una fonte di ispirazione. Qualsiasi cosa vogliate fare, può essere fatta. Io sono a metà del percorso e sono entusiasta se penso a quello che mi attende”. Il gesto della Dokic è ancora più importante perché arriva in un periodo in cui i social network espongono, senza filtri, al giudizio altrui.

Lungo le 320 pagine del suo libro, l'ex numero 4 WTA (nonché semifinalista a Wimbledon) ha ammesso di aver avuto pensieri suicidi dopo i maltrattamenti ricevuti dal padre. Le malefatte di Damir Dokic sono ben note, ma tra i due si era creato un rapporto quasi morboso.

Pubblicamente Jelena lo difendeva, ma in privato era vittima di violenze fisiche e psicologiche. Con crudele astuzia, il padre la picchiava senza mai arrivare (o quasi...) al punto di impedirle di giocare a tennis. Per assecondarlo, arrivò a scegliere di giocare per la Serbia, abbandonando una federazione – quella australiana – che le aveva dato una grande mano, anche sul piano economico.

Tra i due c'è stato un tentativo di riavvicinamento qualche anno fa, quando Jelena è andata a trovarlo a Belgrado, ma è stato un incontro difficile. “Non odio lui, ma odio quello che ha fatto” ha raccontato la Dokic.

In altre parole: ha accettato il passato, ma non dimenticherà. E non perdonerà. Il tennis era l'unica via d'uscita dall'incubo, dunque non è stato facile accettare il ritiro ad appena 29 anni per problemi fisici di vario genere.

Dopo aver smesso, la Dokic si è sentita persa e ha iniziato a prendere un chilo dopo l'altro con un'alimentazione nervosa e l'assenza di una struttura di vita. “Mi sono ritrovata ad essere un'ex giocatrice senza sapere quale direzione volessi prendere.

Non ero preparata, il mio aumento di peso è iniziato così”. La Dokic ha rivelato che un'atleta professionista vive in una bolla che non ha nulla a che vedere con la realtà. “Trovi tutto pronto: allenamenti, cibo, viaggi, manager...

Tornare alla vita reale non è facile”. Ripensando a “Unbreakable”, uscito nel novembre 2017, ha detto che la pubblicazione del libro è stata un'esperienza catartica che ha contribuito ad aumentare nuovamente il suo peso, dopo che era riuscita faticosamente a dimagrire.

“Il libro ha fatto uscire tante emozioni che avevo trattenuto per molto tempo – ha detto la Dokic – adesso sono contenta di quello che ho, ma il peso è il pezzo mancante del mio puzzle”. Un puzzle che è stato raccontato in un libro emozionante, che meriterebbe senz'altro una traduzione italiana.

Tra i tanti episodi raccontati, c'è la reazione del padre dopo la sconfitta contro Lindsay Davenport in semifinale a Wimbledon 2000. Lo sentì al telefono e si rese conto che era ubriaco. “Era furioso perché avevo perso, la sua voce rimbombava, diceva che ero patetica, che ero una 'vacca senza speranza'

Per lui non potevo tornare a casa, non avevo diritto a mettere piede in hotel”. Si nascose in players' lounge fino a quando, alle 23, fu vista da un addetto alle pulizie che avvisò il referee Alan Mills. Tramite il suo agente, le trovarono una sistemazione di fortuna in un appartamento in affitto.

“Avevo appena giocato un semifinale a Wimbledon, ma per mio padre non avevo il diritto di tornare a casa”. La stesura del libro ha richiesto anni. “Le cose sono cambiate quando ho compiuto 30 anni, sono riuscita a distaccarmi dal passato e da quello che era successo”.

Nata a Osijek, in Croazia, la Dokic è stata una delle tante vittime della sanguinosa Guerra dei Balcani. Prima si è rifugiata in Serbia, dove ha vissuto in un capannone infestato dai topi, poi nel 1994 c'è stato il definitivo trasferimento a Sydney, in Australia.

Ma il tennis era già nella sua vita: il padre le aveva comprato una racchetta quando aveva 6 anni, ispirato dalle imprese di Monica Seles. Papà Damir ha visto nel suo talento una possibile via d'uscita dalla povertà.

A tale speranza, tuttavia, si sono accompagnati i maltrattamenti. I primi schiaffi sono arrivati quando aveva 6 anni. Ben presto Jelena si rese conto che la madre Ljiljana non le sarebbe stata d'aiuto. “Però nacque in me qualcosa che mi avrebbe reso più forte: la paura.

Ero terrorizzata da lui, quindi ero spinta a lavorare più duramente per migliorare”. Nonostante i risultati, la furia di papà Damir non è mai terminata: sputi, percosse con una cintura di pelle e pesanti insulti.

Il punto più basso è arrivato nel 2000, dopo la sconfitta a Montreal per mano di Sabine Appelmans. La colpì talmente forte da lasciarla quasi senza conoscenza. Il punto di non ritorno è arrivato nell'ottobre del 2002, quando è scappata di casa, in piena notte, con una valigia e la borsa delle racchette.

Non aveva soldi, perché i 4,5 milioni di prize money erano stati sperperati dal padre. La ripresa è stata lenta e difficile, con un principio di depressione nel 2004, ad appena 20 anni. C'è stato il lieto fine, con la commovente cavalcata all'Australian Open 2009, quando giunse nei quarti.

La sua storia vuole essere un monito per le tante baby tenniste vittime di abusi, più o meno gravi. “Il tennis mette in palio molti soldi e ci sono troppi genitori, soprattutto provenienti dai paesi poveri, che vedono il tennis come una via di fuga”.

Damir Dokic è definitivamente uscito dalla sua vita, peraltro dopo aver scontato un anno di carcere nel 2009 per aver minacciato di far saltare in aria l'ambasciata australiana a Belgrado se un giornale non avesse ritirato alcune frasi pronunciate dalla figlia.

“Non c'è un solo figlio che non sia stato picchiato dai genitori – ha detto in un'intervista nel 2009 – è successo anche con Jelena”. La verità è che il malessere iniziato 30 anni fa, con quello schiaffo, è arrivato fino a oggi, sotto forma di un grave disordine alimentare. Speriamo che Jelena riesca a vincere anche questa battaglia. Può farcela.