Finali di Davis in Russia? “Trovassimo i finanziamenti...”


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Finali di Davis in Russia? “Trovassimo i finanziamenti...”

C'è qualcosa di surreale nella lunga intervista rilasciata da Shamil Tarpischev a TASS, importante agenzia di stampa russa. La frase che l'ha fatta uscire dai confini riguarda la possibilità che il Paese possa ospitare le fasi finali della Coppa Davis, che peraltro ha appena perso il title sponsor.

A specifica domanda di Andrei Kartashov, ha detto: “Le finali si giocheranno a Madrid per due anni. La Russia si candiderà se dovesse esserci il finanziamento. È soltanto una questione economica”. Quando gli è stato chiesto quanto può costare un'operazione del genere, è rimasto sul vago.

“Non so neanche quanto abbiano pagato per la prima edizione. Ma con tutte le stelle in arrivo, ritengo che sia molto costoso. Penso che l'importo possa superare i 30 milioni di dollari”. Si è tenuto basso, visto che il solo montepremi dovrebbe avvicinare a quella cifra.

A parte la frase di Tarpischev, è altamente improbabile che le Davis Cup Finals (a patto che il nuovo format duri) possano trasferirsi in Russia. I motivi sono due: in primis, nel 2021 ci si dovrebbe spostare negli Stati Uniti, probabilmente a Indian Wells: difficile immaginare che il miliardario Larry Ellison si sia pubblicamente schierato a favore della riforma senza le dovute garanzie.

Anche il presidente ITF, Dave Haggerty, in una recente intervista ha detto che l'Indian Wells Tennis Garden sarebbe una buona sede (pur ribadendo che non sono state prese decisioni). Il secondo motivo dell'improbabilità nasce dalle condizioni finanziarie della federazione presieduta dallo stesso Tarpischev: stiamo parlando di un Paese che ha ceduto diversi giocatori al vicino Kazakhstan: si ricordano Andrey Golubev, Mikhail Kukushkin, Yuri Schukin, Evgeny Korolev e Alexandr Nedovyesov.

L'ultimo in ordine di tempo è stato Alexander Bublik. Per non farsi mancare nulla, il Kazakhstan ha fatto la “spesa” anche tra le donne, naturalizzando Yaroslava Shvedova e Yulia Putintseva. Ci si domanda quale credibilità e potere contrattuale potrebbe avere Tennis Russia, anche se ovviamente buona parte dei soldi dovrebbero arrivare dagli sponsor.

Insomma, si tratta di un'operazione quasi impossibile. Nell'intervista, lo storico capitano del team russo (sempre più vicino alle 100 presenze in panchina) si è espresso in modo generalmente negativo sulla nuova Davis.

Ed è surreale, perché il delegato russo all'Assemblea di Orlando (il suo braccio destro Alexei Selivanenko, che è uno dei dieci vicepresidenti di Tennis Russia, oltre a far parte del consiglio d'amministrazione ITF) ha votato a favore della riforma.

Le indiscrezioni dello scorso agosto davano la Russia come voto “incerto”, ma poi alla fine ha riversato sul “sì” i 9 voti a disposizione. E allora suonano ancora più strane le parole di Tarpischev, che pure è il suo diretto superiore.

“Sul piano dello sviluppo del tennis nelle varie nazioni, valuto negativamente la riforma – ha detto – il vecchio format era più adatto a uno sviluppo regionale. Quando si giocava in casa era una vacanza per tutti”.

Affermazioni condivisibili, che però non hanno trovato riscontro nei fatti. Chiamato a esprimere un parere sul format ideale, il 70enne moscovita (ex maestro di tennis di Boris Eltsin) ha detto cose interessarnti. “Forse un cambiamento ci poteva stare, ma con un format più favorevole alla federazione internazionale e allo sviluppo del tennis.

Per esempio, si poteva giocare ogni due anni. Detto che le prove del Grande Slam appartengono alle federazioni (non è del tutto vero per Wimbledon, ndr), si poteva creare un Campione del Mondo ITF sulla base dei risultati negli Slam, in Coppa Davis e nelle Olimpiadi.

In questo modo sarebbe aumentata l'autorità della Davis e della stessa ITF. Invece così il calendario rimane piuttosto intasato”. Tarpischev ha riconosciuto che buona parte dei tennisti non sono felici del nuovo format, e non si è avventurato nell'ipotizzare la qualità delle formazioni che si raduneranno a Madrid dal 18 al 24 novembre.

“Difficile a dirsi, anche se immagino che ci saranno buone squadre perché i soldi in palio sono molti. Più che altro ho dei dubbi sulla qualità del gioco, è difficile essere in forma a fine anno.

Nadal è infortunato oggi, chissà come sarà a novembre”. Le eventuali assenze, così come la scarsa forma di alcuni top-players, potrebbero appiattire i valori in campo e magari dare una mano proprio alla Russia, finita in un girone di ferro insieme a Spagna e Croazia.

Il capitano russo (era in panchina nei successi del 2002 e del 2006) è convinto che nel tennis attuale si giochi troppo. A suo dire, un tennista dovrebbe essere impegnato per 23 settimane all'anno, mentre troppi giocatori sono in giro 34-36 settimane.

“Non c'è spazio e tempo per gli allenamenti, e i giovani sono costretti a un superlavoro che rallenta il loro sviluppo”. Opinioni interessanti, spesso giuste, ma che lasciano perplessi viste le dinamiche che hanno portato alla riforma griffata Kosmos.

Alla fine, tutto ruota intorno ai soldi. Tarpischev lo ha confessato indirettamente: organizzare le finali è solo una questione finanziaria. Fino all'anno scorso, e negli ultimi 118 anni, la Davis era rimasta l'unica competizione tennistica (più o meno...) slegata alle logiche del denaro. L'hanno fatta cadere.