Basilashvili, il genietto georgiano che punta a vincere uno Slam


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Basilashvili, il genietto georgiano che punta a vincere uno Slam

Prima di Nikoloz Basilashvili, la Georgia aveva avuto un solo tennista di alto livello: Alex Metreveli, finalista a Wimbledon nel 1973, anno del famoso boicottaggio. All'epoca, la Georgia faceva parte del mescolone di popoli che si erano radunati sotto la bandiera dell'Unione Sovietica.

Da quando l'URSS si è sgretolata, hanno avuto un grande talento: Irakli Labadke, finalista a Wimbledon junior e poi semifinalista a Indian Wells. Ma non aveva voglia di allenarsi: il suo transito nel tennis che conta è stato rapido e, tutto sommato, trascurabile.

Nikoloz Basilashvili, occhi azzurri nascosti dietro una folta barba, è l'esatto contrario. È un perfezionista, di quelli che vuole far sembrare tutto facile. Ma è anche dotato di una notevole potenza: questo curioso mix ha creato, sin dal passaggio tra i professionisti (nel 2008), un giocatore un po' confusionario.

Le cose sono cambiate da quando si è affidato al coach tedesco Jan De Witt, uno con la fama di essere un perfezionista, quasi precisino. “In realtà non è vero, sono convinto che bisogna cercare la soluzione più semplice” ha detto De Witt in un bel profilo realizzato dal sito ATP.

Con Basilashvili si è creata la giusta alchimia, che lo scorso anno ha portato a due titoli di prestigio: Amburgo e Pechino. “Capisco come funziona il tennis – dice Gabashvili – non si tratta soltanto di colpire la palla o fare preparazione atletica, ma bisogna lavorare anche sul piano mentale.

È molto importante gestire i nervi nei momenti importanti. Sto ancora imparando a farlo”. Nikoloz ha compiuto 27 anni a febbraio, ma fino a 4-5 anni fa era, per sua stessa ammissione, un “selvaggio”. Non aveva un approccio professionale al tennis, conosceva le sue potenzialità ma non era in grado di esprimersi.

Per anni ha oscillato tra la 50esima e la 100esima posizione ATP: non male, ma uno come lui poteva fare meglio. “Avevo bisogno di qualcuno di cui fidarmi al 100%”. Per anni, non ha avuto il coraggio di uscire dalla zona di comfort.

C'erano problemi finanziari, non sempre ha avuto accanto le persone giuste. In quelle condizioni non era facile emergere. “Ci sono stati periodi in cui io e mio padre abbiamo dormito in macchina per un paio di settimane – racconta oggi – è stata un'esperienza interessante: mi allenavo in cattive condizioni e non avevo sponsor, dunque ho anche preso la cittadinanza russa.

Durante i tornei giovanili è capitato di dormire in tenda, presso le sedi dei tornei”. Esperienze formative ma faticose, al punto da svuotarlo. Intorno ai 20 anni ha ricominciato da zero, con una mentalità nuova.

Per la prima volta ha guardato seriamente fuori dalla Georgia, in cui gli unici sport a contare sono il calcio e il sollevamento pesi. “Ma la mia unica preoccupazione era avere soldi a sufficienza per partecipare ai tornei.

Mi dovevo occupare di tutto: prenotare i campi, procurarmi le palline e i compagni di allenamento. Era pura sopravvivenza. Nella mia mente è cambiato qualcosa nel 2015, quando sono giunto al terzo turno a Wimbledon partendo dalle qualificazioni”.

Giocava un buon tennis, ma non riusciva a sfondare il muro dei top-50. E allora ha capito che doveva investire, rivolgersi a un coach che gli facesse anche da mentore. Conosceva i metodi di De Witt, gli piacevano, così ha scelto di contattarlo.

Risultato: in poco più di un anno, è passato al numero 89 al numero 18 ATP. E pensare che non era iniziata troppo bene, almeno sotto il profilo dei risultati: Basilashvili aveva conquistato l'ex coach di Gilles Simon con la sua etica del lavoro, ma ha perso 8 delle prime 12 partite sotto la sua guida.

“Ma mi ha convinto il suo modo di reagire agli allenamenti: ho capito che si tratta di un ragazzo serio, con tutte le carte in regola per portare il suo tennis al livello successivo”. E così sono arrivati i successi ad Amburgo (partendo dalle qualificazioni) e a Pechino, in finale su Juan Martin Del Potro, terzo successo in carriera contro un top-10. “Ero già stato in finale, ma vincere un torneo è un'altra cosa, perché ti regala una delle cose più importanti in questo sport: scendere in campo sapendo di poter vincere”.

Con De Witt ha costruito un progetto, attento e professionale. Era chiaro che i risultati, prima o poi, sarebbero arrivati. Basilashvili è un tennista potente e gioca bene in ogni zona del campo, anche se preferisce fare il punto con il dritto. Il suo problema nasceva da una natura troppo perfezionista, ipercritica.

Viaggiare per anni senza un allenatore aveva accentuato la caratteristica. “Se potessi parlare con me stesso quando avevo 21 anni, non cambierei il mio stile di gioco, quanto piuttosto l'approccio mentale – dice il georgiano – non bisogna cercare il risultato a tutti i costi, ma dare il 100% dentro e fuori dal campo.

Voglio dare tutto quello che ho, in modo da ritirarmi senza rimpianti”. A 27 anni, e in un tennis sempre più “anziano”, c'è ancora tanto spazio. De Witt, che ha un database con i dettagli tecnico-tattici di oltre 400 giocatori, ne è convinto.

“Avevamo un progetto molto chiaro, ma sono rimasto sorpreso dalla rapidità con cui è migliorato. Non avevo mai avuto un giocatore capace di apprendere velocemente come lui. In particolare, ha un talento speciale nell'assimilare nozioni di biomeccanica e movimento.

Ha imparato molto rapidamente concetti piuttosto difficili. Se gli dai delle indicazioni, sei certo che le seguirà”. Una volta raggiunti i top-20, il prossimo obiettivo è un clamoroso ingresso tra i top-10.

Ce l'hanno fatta giocatori meno talentuosi, non sarebbe certo una sorpresa. Per riuscirci, dovrà trovare la giusta continuità, soprattutto con i giocatori meno forti. “Non avevamo pianificato di entrare tra i top-20 – dice De Witt – in realtà neanche i top-10 sono un obiettivo, ma arriveranno se facciamo quello che dobbiamo.

Il nostro obiettivo è vincere un torneo del Grande Slam, ma queste cose non arrivano in fretta. Sono sorpreso dalla sua capacità di imparare, ma dobbiamo fare tutti i passaggi. Non ci sono scorciatoie e nemmeno cose facili, ci saranno sempre problemi.

Bisogna soltanto massimizzare il potenziale di questo giocatore. E questo potenziale è di vincere uno Slam”. Con il sostegno di una bella famiglia (la moglie Neka e il figlio Lukas, 3 anni) e del coach che gli ha svoltato la carriera, adesso il georgiano punta al botto.

Quest'anno ha raggiunto i quarti a Doha e Dubai, oltre al terzo turno in Australia. Forse si aspettava qualcosa di più, ma – come dice De Witt – le cose arriveranno al momento giusto. Loro ci credono.