Il lusso sfrenato del nuovo Miami, da Picasso alle poltrone in pelle


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Il lusso sfrenato del nuovo Miami, da Picasso alle poltrone in pelle

Una faccenda del genere avrebbe potuto svilupparsi in Italia, il Paese in cui “Ci vogliono nove mesi affinché una pratica passi da una scrivania all'altra” (Rino Tommasi dixit). È curioso che negli Stati Uniti possa essersi verificata una storia come quella del Miami Open, in cui una famiglia ha tenuto in ostaggio il torneo, costringendo gli organizzatori ad abbandonare la storica sede di Crandon Park, nell'isolotto di Key Biscayne.

A causa delle resistenze di un certo Bruce Matheson, il torneo ha rischiato di lasciare l'area di Miami e finire chissà dove. Per fortuna degli appassionati, anche il Miami Open ha trovato il suo magnate, un po' come dieci anni fa Larry Ellison aveva salvato il torneo di Indian Wells.

Stephen Ross, proprietario dei Miami Dolphins, tuttavia, ha detto di non sentirsi in competizione con Ellison. Quello che inizia in queste ore è un Miami Open tutto nuovo, con il campo centrale situato all'interno dell'Hard Rock Stadium, “casa” della squadra di football americano.

Spazzati via i problemi di spazio, viabilità e parcheggi che avevano contraddistinto Key Biscayne. “Larry ha fatto un ottimo lavoro, ha alzato il livello, ed è bello per il tennis – ha detto Ross – ma per noi è più naturale non entrare in competizione, o almeno farlo a modo nostro”.

A Ross non mancano le risorse: nel 2008 ha acquistato i Dolphins e ha speso 550 milioni per rinnovare lo stadio. Non aveva nulla a che fare con il tennis fino a quando IMG, proprietaria della licenza del torneo, si è trovata in un vicolo cieco quando Bruce Matheson, erede della famiglia che controllava l'isola di Key Biscayne, si è messo di traverso.

Qualche anno fa, un referendum popolare aveva approvato un piano di rinnovamento di 50 milioni di dollari che avrebbe migliorato l'impiantistica. Ma per rendere operativo il progetto c'era bisogno del nulla osta di Matheson, il cui ostruzionismo e l'infinita battaglia legale messa in atto hanno convinto gli organizzatori a lasciare la vecchia sede.

Il torneo poteva trasferirsi a Orlando, o magari in Cina: infastidito dall'idea, Stephen Ross è entrato in scena e ha messo a disposizione l'Hard Rock Stadium, situato a una trentina di chilometri a nord-ovest.

L'operazione gli è costata altri 72 milioni di dollari. In realtà, non tutti l'hanno presa bene. John Isner, campione in carica, prova già nostalgia per la vecchia sede. “A Key Biscayne c'era un ambiente molto intimo, nulla può battere lo scenario della Rickenbacker Causeway, con il mare su entrambi i lati – ha detto – laggiù si è scritta un pezzo di storia, e quel campo avrà sempre un posto speciale nel mio cuore”.

Il nuovo campo centrale può contenere 13.800 spettatori. C'è poi un Grandstand con 5.191 posti, altri due Show Court e ulteriori otto campi di gara (questi ultimi permanenti), costruiti sopra i parcheggi. Per rendere più accogliente l'impianto, hanno realizzato un prato artificiale, tanti fiori, palme che sono costate 35.000 dollari l'una, una fontana e un maxi-schermo (il più grande mai realizzato all'interno di un impianto tennistico).

Chi seguirà i match da quella piazza, avrà una sensazione simile a quella garantita dalla “Henman Hill” (o Mourray Mound) di Wimbledon. Certo, mancherà l'erba... Il trasferimento del Miami evoca quello avvenuto quarant'anni fa, quando lo Us Open passò dalla storica sede di Forest Hills a quella meno affascinante, ma più funzionale, di Flushing Meadows.

Anche in quel caso ci volle un po' di tempo per abituarsi al cambiamento, ma adesso nessuno vorrebbe tornare indietro. A maggior ragione dopo le recenti migliorie strutturali dell Billie Jean King National Tennis Center.

“L'Hard Rock Stadium è molto più grande, qui possiamo fare molte più cose – ha detto al NY Times Tom Garfinkel, amministratore delegato dei Miami Dolphins – daremo alle persone un'esperienza di lusso senza precendenti, proprio come abbiamo fatto per il football NFL”.

Gli organizzatori hanno preso sul serio la parola “lusso”: intanto il campo cambia colore, passando dal viola e verde di Key Biscayne a due tonalità di azzurro, l'Oasis Blue e il Biscayne Blue. Dei 13.800 posti sul centrale, ben 4.738 sono di categoria “Premium”, con addirittura schermi televisivi individuali.

Alcuni sono stati messi in vendita a prezzi folli, oscillanti tra i 50.000 e i 70.000 dollari per le due settimane di gara. Detto che quasi tutti sono andati esauriti con alcuni mesi d'anticipo, i posti più lussuosi includono sale da pranzo private, con sedili in pelle come quelli delle auto Ferrari.

Inoltre, i 1.000 spettatori VIP avranno un ingresso dedicato, con tanto di parcheggio privato, collegato all'impianto da un tunnel le cui pareti saranno rivestite da opere d'arte, comprese alcune opere di Andy Warhol e Pablo Picasso.

Volendo, si possono acquistare a non meno di un milione di dollari. Più in generale, i prezzi dei biglietti sono aumentati del 40% rispetto all'anno scorso, anche se ci sanno molti tagliandi “ground”, ovvero per i soli campi secondari, al costo di 15 dollari.

L'effetto novità sta facendo bene alla biglietteria, visto che la prevendita ha fatto registrare un aumento del 25%. Il dato, tuttavia, è “inquinato” dagli abbonati alle partite dei Miami Dolphins, che per un paio di settimane passeranno dal football al tennis.

“Sarà una sfida dimostrare che questo è il meglio” ha detto il direttore del torneo, James Blake. Come per Indian Wells, anche Miami ha scelto di affidare la direzione a un ex top-5 ATP. Ma la figura più importante rimane indubbiamente Ross, molto attivo nel dare il suo contributo, non solo economico.

“Avevo in mente quello che volevo, un po' come faccio con gli affari – ha detto – dipende molto dai dettagli. La gente se ne accorge”. L'impianto avrà in tutto 30 campi: 12 di gioco e 18 di allenamento.

Questi ultimi sono raddoppiati rispetto a Key Biscayne. Tuttavia, a fine torneo, non saranno messi a disposizione del pubblico. A parte qualche nostalgico, i giocatori dovrebbero essere felici: gli spazi sono triplicati, e le prime otto teste di serie di ciascun tabellone avranno diritto a una suite privata che potrà essere utilizzata dai rispetti entourage.

Nella testa degli organizzatori, tuttavia, il nuovo Miami Open è più di un torneo di tennis. I cancelli apriranno con due ore di anticipo in modo che il pubblico possa tuffarsi nel merchandising e o magari ascoltare i concerti di musicisti locali.

Grande soddisfazione per IMG, che tramire Mark Shapiro ha fatto sapere che “Key Biscayne era adorabile, ma lo abbiamo superato. Volevamo un luogo che ci avrebbe permesso di crescere e innovare. Quello che abbiamo adesso è soprannaturale, come camminare attraverso Lollapalooza (il più grande festival musicale itinerante al mondo, ndr). Dimenticate il concetto di Quinto Slam: noi siamo il nuovo Us Open”.