Addio Cino, sei stato il più grande


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Addio Cino, sei stato il più grande

Si può provare commozione per la scomparsa di una persona quasi sconosciuta? Sì, se questa persona era Cino Marchese. Pochi giorni fa era a Viareggio, per l'inaugurazione della Coppa Carnevale. Domenica mattina si era svegliato di buon'ora, per dare un'occhiata al Gran Premio di Formula 1.

E poi, all'improvviso, ha lasciato l'amatissima moglie Lella, sposata nel 1968 e portata con sé a Roma un paio d'anni dopo. Cino Marchese, classe 1937 e nato a Valenza Po, è stato semplicemente il più grande manager nella storia dello sport italiano.

Ha seguito grandi atleti e ha siglato il suo contratto più importante nel mondo dello sci, quando fece firmare Alberto Tomba con FILA (qualche anno prima aveva anche organizzato i Mondiali di sci alpino a Bormio). Ma il “suo” sport era il tennis.

Aveva iniziato come rappresentante per un paio di aziende di abbigliamento che oggi non esistono più: prima Lafont, poi Cerutti. I primi giocatori messi sotto contratto furono Phil Dent e John Alexander. La svolta è arrivata quando entrò in contatto con Mark McCormaCk, creatore della più potente società al mondo di management sportivo: IMG.

Il contatto arrivò tramite Paolo Bodo, che all'epoca importava le racchette Prince in Italia. Con McCormack fu amore professionale a prima vista: gli piaceva quell'uomo dai capelli bianchi e la voce profonda.

Era dinamico, intraprendente, un visionario come lui. Erano gli Anni di Piombo, in cui l'Italia era messa in ginocchio dal terrorismo, e il Partito Comunista veleggiava intorno al 30%. Per questo, gli americani non avevano troppa voglia di piazzare un ufficio nel nostro Paese.

Ma Marchese riuscì a convincerlo e nacque una storia straordinaria, fatta di tanti aneddoti e piccoli capolavori professionali. Personalmente, gli ho parlato soltanto una volta, 7-8 anni fa. Stavo realizzando un'inchiesta sul perché in Italia non ci fossero più tornei ATP.

Chi, meglio di lui, poteva raccontare cosa era successo rispetto agli anni in cui ne avevamo 7-8? Oltre a Roma e Milano (il suo personale gioiello), aveva le mani anche sulle tappe di Firenze, San Remo, St. Vincent, Bari-Genova, Bologna e Palermo.

E si deve a Marchese anche il ritorno al Foro Italico degli Internazionali femminili, dopo che erano stati esiliati a Taranto e Perugia. Mi aspettavo una chiacchierata di 15-20 minuti, invece parlammo per un'ora e mezzo e fu una conversazione illuminante.

Con la sua capacità di raccontare, unita all'impressionante memoria, mi trasportò virtualmente in anni felici e che – ahinoi – non torneranno più. Per sua stessa ammissione, i soldi veri arrivavano con il torneo ATP di Milano (rilanciato dopo il crollo del palasport), ma la notorietà di Cino nel mondo del tennis è dovuta a una straordinaria intuizione: portare un Villaggio Ospitalità al Foro Italico.

IMG aveva vinto un'asta per gestire gli Internazionali nel 1979, che diventò operativa nel 1982. Inevitabile che gli mettessero in mano il torneo. L'idea del Villaggio gli venne a Wimbledon: dopo aver ammirato la realtà londinese, creò qualcosa del genere a Roma, ovviamente adattandolo alla nostra mentalità.

Vinse le resistenze del Presidente FIT di allora, Paolo Galgani, che lo aveva definito “villaggetto masturbatorio”. D'altra parte, non poteva che appoggiare le intuizioni di Marchese, visto che il 97% degli introiti del torneo arrivavano da IMG, che però era costretta a dividere al 50% gli incassi con “Publicitas”, una società controllata dalla RAI.

“E non era facile far capire a McCormack questa logica..”. diceva il grande Cino. In pochi anni, il Villaggio Ospitalità di Roma assunse un'importanza impressionante, forse eccessiva, sicuramente superiore alla vicenda sportiva.

Il boom arrivò grazie a un'intuizione di Adriano Panatta, che gli consigliò di lasciar gestire le pubbliche relazioni a Enrico Lucarini, uno che conosceva tutti i personaggi dello star system. La gente, dai VIP veri a quelli presunti, faceva a gara per entrarci.

E anche le aziende: c'erano le marche automobilistiche più importanti: Volvo, Peugeot, Mercedes... senza dimenticare tutte le aziende di settore. “Pensa che nel biennio 1984-1985 Lacoste spese un miliardo delle vecchie lire, pur di esserci..”.

. Quegli anni d'oro sono lentamente sfumati e a Cino, giunto ormai in età da pensione, erano rimasti soprattutto ricordi. Li dispensava molto volentieri, come se volesse imprigionare da qualche parte un periodo straordinario.

Tramite IMG, ha siglato alcuni contratti passati alla storia. Non solo Tomba-FILA, ma anche Chris Evert con Ellesse, una giovanissima Jennifer Capriati con Diadora e Monica Seles con FILA. Senza dimenticare i tanti tornei ATP che vivevano grazie alle sue potenti relazioni internazionali: Bari (poi Genova), Firenze, St.

Vincent, Bologna.... “Io facevo operazioni a pacchetto – raccontava – se uno sponsor voleva essere a un torneo, doveva presenziare anche agli altri”. Quando Cino ha dato le dimissioni, nel 1993, sono tutti lentamente scomparsi.

L'ultimo a cedere fu Palermo, unico a godere di contributi pubblici. “Non è per presunzione, ma solo io avevo le relazioni internazionali per tenere vive certe situazioni. Ma la cosa di cui vado più fiero è l'aver scovato Mats Wilander” aveva raccontato.

L'aveva visto ai Campionati Europei Under 16 e lo fece firmare con Cerutti. L'anno dopo, lo svedese avrebbe vinto il Roland Garros. Da persona umile e riconoscente, Wilander non si è mai dimenticato di lui. Nel 1988, suo anno d'oro, promise che avrebbe giocato il torneo ATP di Palermo (uno dei tanti miracoli di Cino).

A sorpresa, vinse tre Slam su quattro ed era il numero 1 indiscusso. Si giocava poco dopo lo Us Open, ma Mats non volle tradire la parola data. Non solo si presentò alla Favorita, ma vinse il torneo in una finale tutta svedese contro Kent Carlsson.

Da grande manager, Cino guardava con il giusto distacco quello che accade oggi. Per esempio, non gli piaceva il dilettantismo che pervade troppe istituzioni sportive. “L'attività professionistica deve essere gestita da manager professionisti” diceva.

Una voce destinata a rimanere inascoltata, ma non importa. Cino ha dato al tennis italiano molto più di molti personaggi, magari più popolari. Lui lo sapeva, ed è quello che conta.