Canada, meditazione e Romania: i segreti di Bianca Andreescu


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Canada, meditazione e Romania: i segreti di Bianca Andreescu

Bianca Andreescu aveva impostato un obiettivo di media difficoltà: entrare tra le top-100 entro aprile, in modo da giocare il Roland Garros senza passare dalle qualificazioni. Oggi fa sorridere: il fantastico successo a Indian Wells l'ha issata al numero 24.

“Un altro dei miei obiettivi era fare la storia: ce l'ho fatta” ha detto con la sua vocina squillante, alludendo alle imprese compiute a Indian Wells. Un game lasciato a Garbine Muguruza, poi due splendide vittorie al fotofinish contro Elina Svitolina e Angelique Kerber.

Non era mai successo che una wild card vincesse il BNP Paribas Open. E allora ci si domanda se la canadese, figlia di immigrati rumeni, possa ripercorrere le orme di Naomi Osaka. Dodici mesi fa si impose a Indian Wells, poi sappiamo cosa è successo.

Può farcela, magari non in tempi così brevi. Naomi aveva già 21 anni, Bianca è una teenager. Però il suo tennis a tutto campo, vario ed elegante, ha fatto venire la pelle d'oca a tanti appassionati.

Nonostante un fisico tendente al massiccio, il suo gioco di piedi è preciso e atletico. Ma, soprattutto, può piacere al pubblico mainstream perché ha una personalità vivace e aperta. La Andreescu è una figura tutta da scoprire, anche in virtù di una storia particolare: è nata a Mississauga, sobborgo di Toronto, da genitori rumeni.

Fa parte di un'ondata di giovani canadesi con origini straniere, ma frutto dello straordinario lavoro di Tennis Canada. Tra loro ci sono Denis Shapovalov (classe 1999, n.25 ATP) e Felix Auger-Aliassime, nato nel 2000 e che a Indian Wells ha raccolto il primo successo contro un top-10.

Ad allenarla, in questo momento, c'è Sylvain Bruneau, l'uomo a cui hanno dato le chiavi del tennis canadese in gonnella. Durante la finale, sul 3-2 e servizio per la Kerber al terzo set, è sceso in campo e i suoi consigli (più motivazionali che tecnici) hanno dato la svolta.

“Per Bianca sarà facile cadere in distrazione – ha detto – ma sarà parte del mio lavoro evitare che succeda”. Durante il torneo abbiamo scoperto alcune particolari abitudini della canadese.

Per esempio, i 15 minuti di meditazione a cui si dedica ogni mattina. La chiama “visualizzazione creativa”, un modo per immaginare le situazioni che succederanno in campo, così da essere pronta a gestirle se e quando arriveranno.

Fa qualcosa del genere anche la leggenda dello sci alpino Mikaela Shiffrin. “Dedicavo molte ore a questa cosa, ma poi mi sono resa conto che 15 minuti erano sufficienti – dice la Andreescu – ho imparato tramite un corso online, mi ci ha avvicinato mia madre quando avevo 13 anni”.

Gli Andreescu hanno lasciato la Romania nel 1994 per costruirsi un futuro migliore. Sono fior di professionisti: mamma Maria ha un master in economia, papà Nicu è un ingegnere meccanico. Ma in Romania non avevano prospettive.

“Ci siamo presentati in Canada con due valigie: proveniendo da un paese ex-comunista, la prima impressione è stata fantastica – ha raccontato Nicu Andreescu al Globe and Mail – volevamo iniziare una nuova vita e garantire un futuro migliore per i nostri figli”.

Alla fine è arrivata soltanto Bianca, il 16 giugno 2000. Pur essendo cresciuta sotto le amorevoli cure di Tennis Canada, ha svolto la sua prima lezione in Romania, su un campo in terra rossa, quando aveva sette anni.

La madre ci era tornata per un'opportunità di lavoro, il varo di una ditta di autotrasporti. Sono rimaste nel Paese per circa due anni e mezzo, mentre il padre era rimasto a Toronto a lavorare come ingegnere presso una società automobilistica.

Anche se è rientrata in Canada (la madre ha venduto l'attività e ha scelto di stabilirsi definitivamente a Toronto), ha mantenuto un legame importante con il Paese dei genitori. E non stupisce che sugli spalti di Indian Wells ci fossero tanti tifosi rumeni, omaggiati da una parte del discorso post-vittoria nella loro lingua.

Da piccola, aveva qualche difficoltà nel passare dal rumeno all'inglese. Una volta un'amica le chiese di uscire a Toronto, e lei rifiutò perché non era convinta di poter sostenere una buona conversazione.

Quando è a casa con i genitori, parla in rumeno e ha attribuito alle sue origini la capacità di combattere duramente in campo. Lo ha dimostrato domenica pomeriggio, quando è andata oltre un dolore al braccio destro.

E Simona Halep (insieme a Kim Clijsters) è stata la sua principale fonte d'ispirazione. “Credo che i rumeni abbiano grande passione, lasciano tutto sul campo. Ci mettono il cuore”. Qualità che non mancano alla Andreescu, il cui fisico avrà bisogno di più di un ritocco.

Già al primo turno contro la Begu ha avuto problemi alla schiena, senza dimenticare un lungo stop per una frattura da stress al piede. Contro la Svitolina è stata colta dai crampi alle gambe, mentre in finale aveva il braccio rattrappito.

Tuttavia, possiede due gambe massicce che le consentono di generare un buon ritmo con entrambi i fondamentali, e anche il servizio è incisivo a dispetto di un'altezza così così (arriva a stento a 170 centimetri).

E anche la seconda palla non è male. Ma ciò che impressiona, ed esalta i puristi della tecnica, è la sua capacità di cambiare ritmo. Pallonetti, smorzate rischiose, angoli acuti... Inoltre si trova a suo agio nel gioco di volo e possiede un ottimo smash.

Qualità edificate presso l'Ontario Racquet Club di Mississauga, poi quando aveva 10 anni l'hanno portata al centro periferico di Toronto, dove si allenava tre volte a settimana. Ha capito di poter diventare una tennista quando aveva 12 anni e battè il padre, che pure aveva giocato a discreti livelli ai tempi del liceo e dell'università.

Aveva scommesso 50 dollari, pensando di poterla battere... invece ha dovuto sborsare. Un anno dopo si è aggiudicata “Le Petits As” a Tarbes, in Francia, una sorta di mondiale Under 12-14. “Lì ho capito cosa significa essere una professionista: c'è tanto pubblico, i ragazzi firmano autografi e partecipano ad eventi...

tra me e me ho pensato che, se questa è la vita nel tennis, avrei voluto che fosse mia”. La sua bravura non è passata inosservata ai college americani, che le hanno fatto pervenire più di una proposta.

Ma Bianca e la famiglia, tuttavia, non avevano dubbi sul fatto che avrebbe dovuto continuare con il tennis. “Sapevamo esattamente quello che voleva – dice mamma Maria – come madre, ho quelle sensazioni che non possono sbagliare.

Conosco la sua passione e la sua etica per il lavoro”. Per un periodo ha lavorato con Nathalie Tauziat, ex finalista di Wimbledon, ma è rimasta a casa un anno in più rispetto ai coetanei, trasferendosi nel Centro Tecnico di Montreal soltanto nell'autunno 2017.

Tennis Canada ha tutelato la sua necessità di restare in casa con i genitori. Adesso lavora lì, combinando gli allenamenti con gli studi, in vista del diploma. I vertici di Tennis Canada hanno chiesto a Bruneau di lasciar perdere la Fed Cup e dedicarsi a tempo pieno alla Andreescu.

Hanno viaggiato insieme per la prima volta lo scorso anno, per alcuni piccoli tornei in Giappone. Per mesi, tuttavia, ha dovuto combattere con gli infortuni. Durante un match di Fed Cup è stata addirittura portata via in sedia a rotelle, perché era stata vittima di crampi.

Ma poi, ritrovata forma e fiducia, ha preso il via. Durante la preparazione invernale si è divisa tra Montreal e la IMG Academy di Bradenton, in cui ha giocato contro parecchie top-100. Secondo Bruneau, le ha battute tutte.

Il resto è storia recente. E la sua vita è già cambiata, anche perché le richieste di sponsor e apparizioni sono aumentate vertiginosamente. “Il suo tempo è diventato molto più prezioso e dobbiamo trovare il giusto equilibrio con le partnership che possono aiutarla, ma senza esporla troppo, soprattutto a 18 anni” ha detto il suo manager, l'ex giocatore francese Jonathan Dasnieres de Veigy (n.

146 ATP nel 2013). “Credo di meritare la posizione in cui mi trovo – sussurra – ma non mi aspettavo di riuscirci così velocemente. Però è meglio prima che poi, giusto? Però è qualcosa di folle, ne sono grata.

Non voglio dare nulla per scontato”. E adesso non avrà più problemi nel permettersi di farsi accompagnare dai genitori in giro per il mondo. Era una della sue principali preoccupazioni.