Del Potro, incubo in vista: rischio operazione al ginocchio?


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Del Potro, incubo in vista: rischio operazione al ginocchio?

Non sappiamo se Juan Martin Del Potro creda alla reincarnazione. Fosse così, potrebbe pensare di aver commesso qualcosa di molto grave in un'altra vita. Dopo aver vissuto un calvario per i guai a entrambi i polsi, con tanto di depressione e rischio di appendere la racchetta al chiodo, adesso c'è il problema al ginocchio.

Si era fatto male alla rotula durante il torneo di Shanghai, in quella che sembrava una banale scivolata. Invece gli è costata 131 giorni di stop fino al rientro a Delray Beach, in cui ha vinto un paio di partite salvo arrendersi nei quarti.

Ma il ginocchio ha ripreso a fargli male, costringendolo a saltare due tornei che lo scorso anno lo avevano visto vincitore: Acapulco e Indian Wells. Adesso, secondo quanto informa il suo biografo Sebastian Torok sulle pagine de “La Naciòn”, c'è il rischio che debba operarsi.

Lo ha già fatto quattro volte, per questo vorrebbe evitare di finire sotto i ferri. Tuttavia, il trattamento conservativo non ha sortito gli effetti sperati. E allora sono giorni delicati per Del Potro, che nell'arco di qualche giorno dovrebbe comunicare la decisione.

Dopo il torneo di Delray Beach, giocato con una vistosa fasciatura, si è fatto visitare da diversi dottori, alcuni negli Stati Uniti (uno facente parte di un team NBA). Non trapela molto, ma è chiaro che un ulteriore intervento lo costringerebbe a 4-6 mesi di stop.

Sarebbe un colpo durissimo, forse decisivo, per un giocatore che ha mostrato un enorme coraggio ma che, a 30 anni compiuti, non ha più voglia di aspettare e ripartire daccapo. Qualcuno si è domandato come mai abbia ripreso a giocare senza essere ancora pronto.

Solitamente, una frattura richiede sei mesi per ricomporsi al 100%. E allora, perché “Palito” ne ha attesi soltanto quattro? Possibile che ci sia stata una diagnosi sbagliata, o che si sia fatto travolgere dalla pressione per impegni già presi e obblighi di vario genere.

Più difficile pensare che abbia pensato ai punti ATP in scadenza, specie in virtù di quello che ha già vissuto. La rotula è una parte molto preziosa del ginocchio: ogni sforzo passa da lì.

Ed è incredibile che Del Potro si sia fatto male in quel punto, visto che si tratta di un infortunio molto raro per un tennista. Di solito accade agli anziani con osteoporosi, o magari ai giovani che subiscono un forte trauma a causa di un incidente.

Secondo il fisioterapista Diego Rivas, ex membro del team di Coppa Davis, nel tennis non ci sono precedenti. “Semmai si trovano nell'automobilismo, nelle moto o nello sci d'acqua”. Considerando la sensibilità dell'animo di Del Potro, queste sono ore complicate per lui.

Nei giorni scorsi era nel suo box personale, alla Bombonera di Buenos Aires, per seguire una partita del suo Boca Juniors, ma la distrazione è durata poco: in queste ore è partito per gli Stati Uniti, ma non per giocare il Miami Open, laddove dieci anni fa colse la sua prima grande vittoria, battendo Rafael Nadal prima di spingersi in finale.

A proposito di Nadal: dopo aver dato forfait al torneo di Indian Wells, Del Potro si è sottoposto a un nuovo trattamento conservativo, già adottato anni fa dallo spagnolo con le sue malandate ginocchia: il PRP (Plasma Ricco di Piastrine), che consiste nell'estrarre un po' di sangue dal paziente e centrifugarlo per ottenere le piastrine, ricche di fattori di crescita che dovrebbero stimolare una rapida cicatrizzazione della cartilagine.

Al trattamento medico, ha aggiunto esercizi di fisioterapia mirata. Secondo alcuni specialisti, sempre consultati da Torok, l'aver anticipato i tempi di recupero potrebbe aver rischiato di danneggiare la superficie articolare della rotula.

Quasi tutti hanno preferito mantenere l'anonimato, perché Del Potro non ama che le persone del suo team parlino con i giornalisti. Per questo, anche chi non ne fa parte preferisce non rivelarsi pubblicamente. Nella sua ultima conferenza, dopo la sconfitta contro Mackenzie McDonald, l'argentino si era espresso così: “Se voglio essere al 100% ho bisogno di tempo, ma la verità è che non ho voglia di restare a casa a guardare i tornei in TV.

L'ho già fatto in passato e l'ho vissuta male. Ma in queste condizioni non è possibile, non è facile giocare ai massimi livelli. Per questo, dovrò pensare a cosa fare nelle prossime settimane, quale sarà la cosa giusta da fare, e dovrò essere abbastanza forte per combattere con quello che succederà”.

Lette oggi, sembrano frasi sinistre, preoccupanti, come se già sapesse della possibilità di fermarsi di nuovo. I drammi della vita sono ben altri, ma se ci limitamo allo sport è difficile utilizzare altri termini per quello che ha dovuto passare l'argentino.

Tra un problema e l'altro, ha bruciato tre anni e mezzo di una carriera che avrebbe potuto essere da leggenda, e che invece è stata un'altalena di alti e bassi gioie e dolori, lacrime e sorrisi, vittorie e disperazione. Cosa gli riserverà il prosimo capitolo?