Calendario Atp 2020: il simbolo dell'immobilismo


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Calendario Atp 2020: il simbolo dell'immobilismo

Non si conoscono le esatte ragioni che hanno portato alla destituzione di Chris Kermode dai vertici ATP. Un giorno, forse, ce le racconteranno. Un piccolo indizio, tuttavia, può essere il calendario del 2020.

Si pensava che potesse essere un anno di profondi cambiamenti: invece, a parte la novità dell'ATP Cup (abbondantemente annunciata nei mesi scorsi) non cambia praticamente nulla, in nome di un immobilismo che è figlio dell'eterno conflitto tra gli interessi dei giocatori e quello dei tornei.

Tutto uguale, con pochissimi aggiustamenti che però riguardano i tornei più piccoli e non hanno alcuna influenza sull'ossatura della stagione. Ma andiamo con ordine: si partirà con una settimana di ritardo rispetto agli ultimi anni (niente Capodanno di tennis, dunque).

Kick-off il 3 gennaio con i primi match dell'ATP Cup, manifestazione a squadre che va ad inglobare i tornei ATP di Brisbane e Sydney. Ancora oggi, non si conosce la terza città che ospiterà le 24 nazioni scelte in base al ranking del numero 1 di ciascun Paese. Tutto farebbe pensare a Perth, ma l'annuncio tarda ad arrivare: significa che non è stato raggiunto l'accordo, o forse non è ancora chiusa la partita della Hopman Cup.

In contemporanea all'ATP Cup rimane il torneo di Doha, che dunque mantiene la sua collocazione a inizio anno. Grande preoccupazione per il campo di partecipazione, visto che – in teoria – dovrebbe rinunciare a moltissimi top-players.

In quella settimana si giocava anche a Pune: per gli indiani sarebbe stato un bagno di sangue, dunque lo hanno saggiamente spostato alla settimana del 3 febbraio, in contemporanea a Montpellier e Cordoba. Buona idea: qualche top-player di ritorno dall'Australia potrebbe “spezzare” il viaggio e concedersi una pausa in India.

Tornando al mese di gennaio, torna dopo 12 anni l'evento di Adelaide, storica tappa di inizio anno. Sarà l'ultima rifinitura prima dell'Australian Open (insieme al torneo di Auckland). Il primo Slam stagionale si giocherà dal 20 gennaio al 2 febbraio.

Pune prenderà il posto di Sofia, che fa un balzo in avanti di otto mesi. Nella capitale bulgara si giocherà dal 28 settembre al 4 ottobre, creando una mini-stagione autunnale europea che va a intersecarsi con i primi tornei dell'Asian Swing.

Anche in questo caso si tratta di un aggiustamento sensato: Sofia andrà dopo Metz e San Pietroburgo e, trovandosi nell'est europeo, è sulla rotta per Pechino e Tokyo (gli ATP 500 della settimana successiva).

Non avrà un parco giocatori straordinario, ma nemmeno peggiore rispetto a quello degli ultimi anni. L'evento bulgaro avrà la concorrenza dei tornei cinesi di Chengdu e Zhuhai (che da quest'anno prenderà il posto di Shenzhen).

Per il resto, non cambia niente. Tutto uguale, immobile, fotocopia del calendario che conosciamo. L'unica altra novità potrebbe riguardarci: quella del 2019 sarà l'ultima edizione del torneo erbivoro di Antalya, in programma subito prima di Wimbledon.

L'ATP ha scelto di togliere la licenza ai turchi e lanciare un bando. Come è noto, tra le città interessate c'è Monza, con l'affascinante progetto di costruire i campi in erba nel famoso autodromo che ospita la Formula 1.

Nel comunicato ufficiale, il sito ATP pubblica le surreali dichiarazioni di Chris Kermode. Surreali perché, quando il nuovo calendario entrerà in vigore, lui non lavorerà più per il sindacato.

“Il calendario del 2020 garantirà un palcoscenico globale per i più forti tennisti del mondo, che si daranno battaglia per oltre 11 mesi con l'obiettivo di vincere prestigiosi tornei ATP, conquistare punti e lottare per il numero 1.

Inoltre ci sarà il lancio dell'ATP Cup, evento che ha tutte le carte in regola per diventare qualcosa di molto speciale a inizio stagione. Non vediamo l'ora che diventi realtà, grazie alla partnership con Tennis Australia”.

Curiosamente, proprio il numero 1 della federtennis australiana (Craig Tiley) sembra tra i papabili per sostituirlo al vertice dell'ATP. Ma sono soltanto voci. Per il resto è tutto uguale, con gli Internazionali BNL d'Italia in programma dal 9 al 16 maggio.

Detto che – per adesso – non è stata ceduta la licenza lasciata libera da Istanbul (terzo torneo nella settimana dal 27 aprile al 2 maggio), ci sono gli eventi gestiti dall'ITF. La faccenda è ancora più delicata perché il 2020 sarà anno olimpico.

Il primo turno di qualificazione di Coppa Davis è stato spostato in avanti di un mese, nel primo weekend di marzo. Non è la prima volta (l'ultima risale al 2016), mentre l'ATP ha lasciato libera la settimana post Us Open per gli eventuali play-off dei gruppi zonali (14-20 settembre).

Diciamo “eventuali” perché, come è noto, il Gruppo Kosmos vorrebbe spostare le Davis Cup Finals a settembre (per il disappunto di Roger Federer e la sua Laver Cup). Tra l'altro, adesso sono programmate ancora più in là rispetto al 2019.

Quest'anno si giocherà dal 18 al 24 novembre, mentre nel 2020 sono previste (in via provvisoria) dal 23 al 29. Data molto complicata, specie se l'obiettivo è radunare un centinaio di giocatori.

Ma questa è un'altra storia. C'è poi il torneo Olimpico: a Tokyo si lotterà per il prestigio e non per la classifica, visto che il mancato accordo tra ATP e ITF ha privato le Olimpiadi di punti validi per il ranking mondiale.

Tokyo durerà nove giorni e si giocherà dal 25 luglio al 2 agosto (sul cemento all'aperto), in contemporanea agli eventi di Atlanta e Kitzbuhel. Non il massimo, ma è un'anomalia ormai tollerata. Saranno meno contenti gli organizzatori di Gstaad, Los Cabos e Umago, i cui tornei termineranno appena prima delle Olimpiadi e (con grande probabilità) dovranno rinunciare a tutti i i migliori.

Va un po' meglio ad Amburgo e Bastad, collocati subito dopo Wimbledon. Salvo novità dell'ultim'ora, la settimana prima dello Us Open continuerà ad avere un solo torneo (Winston Salem). In virtù dell'anomalia, la Wake Forest University godrà di un tabellone a 48 giocatori.

Insomma, tante chiacchiere, tante trattative, ma nessuna rivoluzione. Non stiamo dicendo che questo calendario sia brutto. Stiamo dicendo che, evidentemente, è frutto di tanti compromessi. È possibile che a qualcuno non andasse più bene.