Atp, hanno vinto i “ribelli”: bye bye Chris Kermode


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Atp, hanno vinto i “ribelli”: bye bye Chris Kermode

Una stringata comunicazione sul sito ATP informa che Chris Kermode lascerà l'incarico di presidente e amministratore delegato. Non hanno fornito dettagli (per intenderci, nel 2012 riuscirono a non scrivere il motivo per cui David Nalbandian era stato squalificato durante la finale del Queen's...), ma è ben noto che si era creata una frattura all'interno del Consiglio dei Giocatori, il quale avrebbe dovuto dare mandato ai suoi tre rappresentanti di confermare (o destituire) Kermode.

Le prime indiscrezioni erano uscite durante l'Australian Open, quando si scoprì che era stata effettuata una votazione informale tra i tennisti. Il risultato fu di perfetta parità: 5 favorevoli e 5 contrari.

In realtà, il rinnovo del presidente ATP non viene deciso dai soli giocatori, ma dal “Board” (consiglio d'amministrazione), composto da sei figure: tre rappresentanti dei tornei e tre dei giocatori.

Tuttavia, è necessario che il presidente abbia almeno 4 preferenze. In altre parole, almeno due dei rappresentanti di ciascuna “ala” devono dare l'OK. Se Kermode ha alzato bandiera bianca, significa che i giocatori hanno imposto ai loro rappresentanti (l'ex giocatore Justin Gimelstob, il dirigente televisivo David Edges e l'avvocato Alex Inglot) di votare contro.

Kermode non lascia di sua iniziativa, anche perché la sua uscita di scena gli impedirà di vivere da protagonista un evento per il quale si era speso moltissimo: l'ATP Cup. Presentata in pompa magna durante le ATP Finals, è la risposta alla nuova Coppa Davis: 24 nazioni in campo in un torneo di 10 giorni (dal 3 al 12 gennaio 2020) che si snoderà tra Sydney, Brisbane e Perth.

Da quando l'ATP ha preso in mano il circuito maschile nel 1990, Kermode è stato il quinto presidente: a parte la lunghissima presidenza di Mark Miles (1990-2005), è stato l'unico a durare più di un mandato.

Prima di lui ci sono stati Etienne De Villiers (2006-2008), Adam Helfant (2009-2011) e Brad Drewett (2012-2013). Quest'ultimo è prematuramente scomparso quando era in carica: tra l'altro, il torneo di Madrid gli ha dedicato un campo.

Kermode, 54 anni, ha preso il comando in un periodo di “vuoto di potere”, ma sembrava la figura adatta a ricoprire il ruolo. Vista la particolare struttura dell'associazione (giocatori da una parte, tornei dall'altra), il presidente ATP deve avere ottime doti diplomatiche e non scontentare nessuno.

Kermode conosce le esigenze dei giocatori, avendo provato a svolgere attività agonistica (è stato numero 742 in singolare e 284 in doppio) e poi si era costruito un ottimo background nelle vesti di organizzatore: per anni ha diretto il torneo del Queen's, poi si era occupato delle prime edizioni londinesi delle ATP Finals.

Ma allora, perché una parte dei giocatori si è scagliata contro di lui? A ben vedere, la sua presidenza non ha vissuto particolari scossoni. L'ATP Cup è una soluzione gradita ai tennisti, così come il varo delle Next Gen Finals non coinvolge i top-players (anche se le norme sperimentali piacciono poco).

A quanto pare, i tennisti vogliono più potere decisionale. Forti della convinzione secondo cui “senza di noi non ci sarebbe lo show”, vogliono mettere il naso in questioni delicate come il calendario, i tornei e – ovviamente – chiedono più soldi.

In fin dei conti, hanno raccolto buoni risultati con i tornei del Grande Slam, mentre - evidentemente - non sono soddisfatti di quanto avviene nel circuito ATP. Ma Bisognerebbe conoscere meglio certe dinamiche, perché la decisione è stata tutt'altro che unanime.

I fatti dicono che la gestione Kermode ha portato a un sostanzioso aumento dei montepremi, almeno nei tornei più importanti. Di conseguenza, gli introiti dei tennisti sono migliorati. Per intenderci, il numero 100 ATP aveva raccolto 374.747 dollari a fine 2014, mentre a fine 2018 il piazzamento ne valeva 560.466.

Miglioramenti importanti anche per il numero 10, il 20 e il 50. Insomma, i soldi arrivano. Ma i tennisti vogliono di più, come testimonia la lettera scritta da Vasek Pospisil, in cui invitava i colleghi ad essere “protagonisti del business”, senza comportarsi come un gruppo di bambini spaventati.

“Abbiamo bisogno di un amministratore delegato che tuteli i nostri interessi, prima di tutto. L'attuale struttura de sindacato favorisce gli interessi dei tornei e dei loro proprietari. È tempo di cambiare. Possiamo farcela restando unici e chiedendo quello che meritiamo”.

In effetti, Novak Djokovic aveva parlato della necessità di creare un'associazione indipendente, composta esclusivamente dai giocatori. L'ATP è nata nei primi anni 70 come sindacato dei soli tennisti, mentre adesso è una commistione tra giocatori e organizzatori, i cui interessi sono spesso contrastanti.

In realtà, personaggi importanti come Rafa Nadal e Stan Wawrinka erano favorevoli a Kermode. In tempi non sospetti, Wawrinka aveva detto che non c'era motivo per cambiare e pensava che dietro a questa rivoluzione ci fossero “interessi personali”.

Nadal era soddisfatto del lavoro di Kermode e aveva sottolineato che un nuovo presidente avrebbe bisogno di tempo per comprendere i meccanismi. “A me piacciono i progetti a lungo termine: se Kermode dovesse uscire di scena, significherebbe fermare lo sviluppo del tennis”.

C'è stata anche qualche frecciata tra i big: Federer e Nadal hanno lamentato di non essere stati consultati dagli attuali membri del players council (di cui, a suo tempo, erano stati presidente e vicepresidente).

Chiamato a parlare dopo la notizia, l'attuale presidente Novak Djokovic ha ammesso di non sentirli da qualche mese, ma che le cose possono essere viste da entrambe le prospettive: “Fossero stati interessati, anche loro avrebbero potuto chiedere informazioni.

So che Rafa era contrario. Io non posso dire il mio pensiero perché violerei la natura confidenziale delle riunioni”. Resta il fatto che Indian Wells hanno decretato la sconfitta della linea Kermode, il quale ha confermato che svolgerà “con il massimo impegno” il suo compito fino alla naturale scadenza, a fine 2019.

Tra l'altro, in questi giorni sarà comunicata la sede delle ATP Finals per il quinquennio 2021-2025, con Torino che sembra tornata in ballo. Più in generale, il tennis sta entrando in una fase molto delicata, quasi di guerra interna, per stabilire il nome del nuovo presidente.

Tempo fa si vociferava che potrebbe essere Justin Gimelstob (figura molto discussa: è in corso un procedimento penale negli Stati Uniti per una presunta aggressione), e si era fatto il nome di Craig Tiley, presidente di Tennis Australia e direttore dell'Australian Open. Ma sono, appunto, soltanto voci.