Da raccattapalle a top-50: Desirae Krawczyk, la tennista di Indian Wells


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Da raccattapalle a top-50: Desirae Krawczyk, la tennista di Indian Wells

Pochissimi giocatori possono definire il BNP Paribas Open come “torneo di casa”. Ci sono le sorelle Williams, cresciute a Compton, sobborgo della vicina Los Angeles. La loro prima visita a Indian Wells risale ai primi anni 90, quando papà Richard le portò ad annusare un mondo di cui sarebbero diventate protagoniste.

Dopo i fatti del 2001 (i fischi del pubblico, convinto che il padre avesse “ordinato” a Venus di ritirarsi prima della semifinale in famiglia), tuttavia, hanno boicottato il torneo per una quindicina d'anni.

Anche i gemelli Bryan hanno un bel rapporto con Indian Wells: da ragazzini, partivano da Ventura County per veder giocare il loro idolo Andre Agassi. Lo stesso Kid di Las Vegas ha sempre avuto un debole per il torneo. Ma nessuno poteva dire di essere nato e cresciuto da queste parti, a Coachella Valley, area desertica della California del Sud, dove sorge Indian Wells.

Nessuno, fino a oggi. Quando Desirae Krawczyk rivela ai colleghi da dove proviene, rimangono tutti a bocca aperta. È nata in mezzo al deserto della California, giocando a tennis a due passi da uno dei tornei più iconici del circuito.

A 25 anni di età, ha potuto finalmente giocarlo. In coppia con la connazionale Sabrina Santamaria, si è arresa alle gemelle ucraine Nadiia e Lyudmyla Kichenok. Ci poteva stare, le avversarie erano forti e l'emozione ha avuto il suo ruolo nel 6-4 6-1 che le è costato l'eliminazione.

Probabilmente ha patito l'assenza della compagna con cui gioca più frequentemente, la messicana Giuliana Olmos. “È un sogno giocare in casa – ha detto la ragazza di Rancho Mirage – molti tennisti amano giocare vicino a casa, e per me è letteralmente così.

Sono cresciuta qui per 18 anni prima di andare al College”. La Krawczyk ha sostanzialmente fallito in singolare: ci ha provato nel 2017, ma non è mai andata oltre il numero 752 WTA. Molto meglio in doppio, in cui ha vissuto una crescita rapidissima.

Lo scorso anno ha vinto il suo primo titolo WTA (a Gstaad) e pochi giorni fa è giunta in finale ad Acapulco. L'ultima classifica ha certificato il suo best ranking: numero 45. Come tanti americani, Desirae ha iniziato tardi con il professionismo.

È rimasta dilettante mentre frequentava la Palm Desert High School e poi La Arizona State University, cui è rimasta legatissima. Ha avuto una discreta carriera universitaria, chiusa con un bilancio di 97 vittorie e 43 sconfitte in singolare (75-31 in doppio).

Quando era una bambina, è stata raccattapalle al torneo quando si svolgeva nella vecchia sede, presso l'Hyatt Grand Champions. Nel 2000 è stato costruito l'Indian Wells Tennis Garden: prima di ieri ci aveva giocato diverse volte, tra eventi giovanili e tornei di pre-qualificazione per il BNP Paribas Open.

Ma non era la stessa cosa. Negli anni delle superiori, correva al tennis subito dopo la scuola e a volte le è successo di saltare delle lezioni per essere parte dell'atmosfera. “Erano le due settimane più belle dell'anno – dice ora – qualcosa che ho sempre atteso con ansia”.

Quest'anno è andata male, ma avrà tante altre occasioni per essere protagonista sotto gli occhi di Larry Ellison. Curiosamente, non metteva piede all'Indian Wells Tennis Garden dal 2013 (suo primo anno di Università).

Era un torneo in crescita ma molto diverso: non esisteva ancora lo Stadium 2, e il Centrale non era il gioiello che poi sarebbe diventato. La Krawczyk non era mai entrata negli spogliatoi e non aveva respirato l'aria della players' lounge o del ristorante giocatori.

“Mi trovavo fuori e guardavo dentro... adesso mi trovo dentro e guardo fuori. È folle, surreale”. Tanti amici si sono recati in tribuna per fare il tifo, comprese tante ragazze con cui aveva giocato in passato, senza dimenticare i suoi ex allenatori, amici e famiglia.

Non è riuscita a isolarsi come avrebbe voluto, nonostante abbia scelto di alloggiare in un hotel. Per lei rimarrà un momento indimenticabile, a prescindere dal risultato. La bella notizia è che ne vivrà altri.