Dan Evans, il figliol prodigo che vuole farsi perdonare


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Dan Evans, il figliol prodigo che vuole farsi perdonare

Nei tanti periodi in cui era rimasto solo, Dan Evans aveva dubitato del suo futuro. Figurarsi se pensava di conquistare una finale ATP così in fretta. Invece, a meno di un anno dal rientro dopo una stupida squalifica per doping, è arrivato a un solo punto dal vincere il suo primo torneo ATP, a Delray Beach.

L'ha spuntata Radu Albot e forse è giusto così, vista la storia di sacrifici del moldavo. Ma anche Evans ha una storia da raccontare, diversa, ma ugualmente dolorosa. Per oltre un anno, è rimasto da solo perché aveva sniffato cocaina per svago, fuori dalle competizioni.

In teoria non è vietato, ma al torneo di Barcellona lo hanno colto in flagrante. Qualche traccia di cocaina gli era rimasta nella borsa e aveva contaminato altri farmaci. Evans ha annunciato la positività durante una conferenza stampa.

Se è vero che non accettò domande, fu uno dei pochi tennisti ad ammettere le sue colpe e non presentare appello. Ha incassato a testa bassa e tanti saluti. Dotato di un gran talento tecnico, Evans si era arrampicato fino al numero 41 ATP.

È ripartito da zero, ma il recente exploit in Florida lo ha riportato tra i top-100 ATP. Adesso si trova a Indian Wells: la scorsa settimana è giunto in semifinale al ricco Challenger-aperitivo, adesso giocherà il BNP Paribas Open.

È testa di serie nelle qualificazioni ed esordirà nella notte contro Ruben Bemelmans. Sono tempi nuovi, ben diversi rispetto a quelli che aveva vissuto durante lo stop. Non si è allenato a lungo, qualcuno sostiene che fosse ingrassato parecchio.

Di sicuro si era rifugiato nella sua casa di Cheltenham, periferia di Cotswolds, circa 150 chilometri a nord ovest di Londra. Lo avevano trattato come un appestato, impedendogli di allenarsi in qualsiasi centro affiliato con la federtennis britannica.

Lui non si è scomposto e ha trascorso le giornate giocando a golf e guardando la TV. Non si è mai sintonizzato sul tennis, non ha nemmeno seguito i risultati. A volte faticava anche a uscire di casa. “È stato un periodo molto difficile, ma non sono stato il solo a soffrire – ha detto Evans – sarei egoista nel pensare che altri non fossero coinvolti.

La sensazione di rabbia e dolore per aver deluso le persone non va via facilmente”. Chiara allusione a famiglia, amici, coach e fidanzata. La squalifica per doping non è stata la prima sospensione della sua carriera.

Nel 2006, la LTA gli impedì di giocare Wimbledon junior perché aveva tenuto un atteggiamento inaccettabile sul campo. Due anni dopo, la stessa LTA gli tagliò i fondi perché lo avevano “beccato” in discoteca, nelle prime ore del mattino, sempre durante Wimbledon.

Il sostegno federale è stato definitivamente sospeso nel 2010, sempre per i soliti motivi: scarsa disciplina e poca voglia di allenarsi. Colpito nell'orgoglio, si era costruito una buona carriera e si pensava che le bizze giovanili fossero solo un ricordo.

Invece la voglia di fare tardi gli era rimasta, e alla passione per l'alcol aveva aggiunto quella per le sostanze stupefacenti. Al rientro non ha ricevuto troppa solidarietà, ma la vittoria al Challenger di Vancouver gli aveva fatto capire di essere sulla strada giusta.

Negli ultimi mesi, ha lavorato con David Felgate, ex coach di Henman. “In effetti, il suo percorso è stato incredibilmente rapido per qualcuno che è partito da zero - ha detto Felgate - Dan non si aspetta niente da nessuno.

Non si aspetta compassione, sa cosa ha fatto a se stesso. Però questo episodio gli ha regalato una nuova prospettiva e può prolungargli la carriera. Quando perdi un anno per un motivo del genere, vuoi rimediare.

Vuoi giocare il più a lungo possibile perché hai capito cosa significa non giocare”. Alto “appena” 175 centimetri, il britannico non possiede un gran servizio, ma gioca un tennis molto elegante.

A Melbourne, dopo aver superato le qualificazioni, aveva sfidato Roger Federer. “Mi è sembrato di giocare contro me stesso” ha detto lo svizzero, tributandogli un complimento niente male. Quanto alla squalifica, preferisce non parlarne più.

“Quell'episodio è ormai acqua passata – dice il diretto interessato – appena ho alzato le mani e ammesso la colpa, tutti mi hanno perdonato. Certo, non è facile volersi bene giorno dopo giorno, quando ero numero 41 del mondo e ho buttato via tutto.

Dire che sono cresciuto giustificherebbe il mio errore: in realtà non ci sono spiegazioni da dare: è stata la cosa peggiore di sempre. Adesso sto solo cercando di vincere partite di tennis”. La sconfitta a Delray Beach gli ha lasciato un po' di amaro in bocca, ma il bello del tennis è che offre sempre una nuova chance.

Per esempio, Indian Wells. E comunque, avrà appena 18 punti ATP da difendere fino a maggio: insomma, ci sono le premesse per migliorare ulteriormente il ranking. E scrivere un altro finale, ritrovando la fiducia di chi aveva deluso.

In fondo, Dan ha pagato le sue colpe. “Soltanto pochi mesi fa, giocavo in un circolo ricreativo in fondo alla strada”. Dal Challenger di Glasgow, primo torneo post-squalifica, al paradiso terrestre di Indian Wells, la strada può anche essere breve.