L'uomo che ha migliorato il tennis... partendo dal deserto


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L'uomo che ha migliorato il tennis... partendo dal deserto

Una trentina d'anni fa, quando i circuiti ATP-WTA stavano assumendo la forma attuale, un torneo si distingueva sugli altri: il Miami Open, allora conosciuto come “Lipton” (dal nome del famoso sponsor). Anche Indian Wells aveva il suo fascino, con la sua particolare collocazione nel deserto della California, ma non aveva lo status di oggi.

Charlie Pasarell e Raymond Moore sapevano quello che stavano facendo, il pubblico superò il muro dei 100.000 spettatori, ma Miami era un'altra cosa. C'era la sensazione che Indian Wells fosse un torneo più locale che internazionale.

Le cose sono cambiate nel 2000, con l'inaugurazione dell'Indian Wells Tennis Garden. Per realizzare il gioiello che oggi ospita il “Quinto Slam”, tuttavia, si indebitarono fino al collo. 77 milioni di dollari che avevano messo a rischio la sopravvivenza stessa del torneo.

Ma la buona sorte era dietro l'angolo: a cambiare le cose è arrivato Mr. Oracle, quel Larry Ellison che ha acquistato tutto: sia il torneo che l'impianto. Era il 2009 e sborsò 100 milioni di dollari, aggiungendone altri 130 per la trasformazione dell'impianto, a partire dalla costruzione di un nuovo secondo campo da 8.000 spettatori e il rinnovamento del Centrale (secondo impianto tennistico più capiente: solo l'Arthur Ashe Stadium accoglie più pubblico).

La voglia di fare le cose in grande, unita alla cura dei dettagli, ha reso Indian Wells il miglior torneo della stagione regolare, scatenando l'invidia dei concorrenti. Non è un caso che da cinque anni il BNP Paribas Open, scattato in queste ore, sia votato “torneo dell'anno” sia dall'ATP che dalla WTA.

Secondo Brad Gilbert, che lo frequenta in varie vesti dal 1982, è diventato “epico”. La qualità principale di Ellison è la risolutezza: quando decide qualcosa, vuole che le scelte siano operative a tempo di record.

Come nel 2010, quando volle installare occhio di falco su tutti i campi. Un paio d'anni fa ha scelto Tommy Haas come direttore del torneo: il tedesco, ex numero 2 ATP, conferma che il maggior pregio di Ellison è la volontà di non accontentarsi mai.

Quest'anno, il Miami Open cambierà sede e si presenterà tutto nuovo: difficilmente lo avrebbero fatto se non ci fosse l'ingombrante spinta di Indian Wells. Oltre a migliorare, Ellison punta forte sull'innovazione: nel 2014, ha fatto costruire un ristorante sulle gradinate del secondo campo (Nobi, la famosa catena di ristoranti di sushi).

Con la ristrutturazione dello Stadium 1, oltre al ristorante privato per i VIP, ha portato “Spago” di Wolfgang Puck, giusto un paio di stelle Michelin. Va detto che opera in luogo incontaminato, dove gli viene consentito di fare più o meno quello che vuole.

I vincoli normativi di altre location sono totalmente sconosciuti. Indian Wells è stata oggetto di una revisione paesaggistica, con la costruzione di nuove palme, giardini e giochi d'acqua. Dai e dai, ha consentito al torneo di superare le 400.000 presenze annue, sempre più vicino ai dati di due eventi-icona come Roland Garros e Wimbledon.

Tra gli investitori che gli hanno ceduto il torneo, c'è l'ex giocatore Charlie Pasarell. “Il denaro è importante, ma lui ha una visione sul lungo periodo - ha detto - oltre all'amore per lo sport e il desiderio di dare un contributo”.

Oltre alla struttura interna del torneo, Ellison si è preoccupato del comfort degli spettatori. Si è rivolto a una società di produzione che aveva già lavorato con eventi-cult come il Super Bowl e le World Series di baseball.

Per esempio, oggi c'è un DJ che chiede ai giocatori le loro preferenze musicali per spararle a tutto volume. Qualcuno ha pensato che l'ospitalità sia persino esagerata, nel senso che a Indian Wells sembra di essere in vacanza.

“In effetti, noi vendiamo un'esperienza” ha detto il responsabile marketing, Philippe Dore. Ovviamente esiste un'altra faccia della medaglia: i prezzi dei biglietti sono aumentati, in certi settori in modo esagerato.

Qualche abitante del posto (Indian Wells è popolata da ricchi pensionati americani che hanno scelto il deserto della California per svernare) si è lamentato della dimensione eccessivamente “global” portata da Ellison, ma gli organizzatori replicano: “Vogliamo che i residenti siano orgogliosi del torneo e possano permettersi di frequentarlo il più possibile”.

Di sicuro l'economia se la ride: nel solo 2017, il BNP Paribas Open ha avuto un impatto di oltre 400 milioni sull'economia di Coachella Valley. Uno studio condotto dalla George Washington University ha rivelato che gli spettatori provenienti da fuori, così come gli sponsor e gli addetti ai lavori, abbiamo speso qualcosa come 262 milioni per affari legati al torneo.

Oggi non ci si limita al BNP Paribas Open, ma ci sono anche la Senior Cup (evento per dilettanti che si gioca dopo la finale) e l'Indian Wells Challenger Series, evento prologo (sia maschile che femminile) che fa preludio alle qualificazioni del torneo vero e proprio.

Quest'anno si sono imposti Kyle Edmund e Viktorija Golubic. Tra gli attuali residenti di Coachella Valley c'è il simpatico Mark Woodforde, ex leggenda del doppio (e top-20 in singolare). Anche lui, come Gilbert, ha vissuto la crescita dell'evento.

“Le strutture sono di prim'ordine. Non è che gli altri Masters 1000 non siano di alta qualità, ma a Indian Wells c'è molto di speciale. Credo che sia il gioiello dei tornei della categoria”.

Anche se Pasarell continua a chiamare il torneo “My Baby”, ha ammesso che soltanto con Ellison le cose sono cambiate. E che l'impossibile è diventato possibile. “È assolutamente straordinario, ogni anno diventa sempre meglio.

Una delle migliori decisioni che abbiamo preso è stata quella di vendere il torneo e consegnarlo a Larry. È il proprietario perfetto, e credo che tutto il mondo del tennis dovrebbe essere fiero del suo coinvolgimento.

Ha spinto tutti gli altri tornei a migliorare, Slam compresi”. È proprio questo, forse, il grande merito di Larry Ellison: partendo da un torneo moribondo, ha migliorato l'intero mondo del tennis. Mica male, no?