Le stranezze della nuova Davis rischiano di finire al CAS


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Le stranezze della nuova Davis rischiano di finire al CAS

Tra le pieghe dell'Annual General Meeting ITF dello scorso 16 agosto, che ha decretato la fine della "vera" Coppa Davis, c'erano cose di cui i delegati non sono stati informati a dovere. D'altra parte, la riforma del World Group è stata talmente rivoluzionaria che ha fagocitato ogni attenzione.

Ma la rivoluzione targata Kosmos presenta alcuni aspetti regolamentari che fanno a cazzotti con lo sport. Provate a fare un salto negli uffici della federtennis polacca, o di quella lussemburghese. O magari di quella monegasca o keniota.

Nazioni che avevano conquistato sul campo il diritto a giocare in determinate categorie, ma se lo sono visto sottrarre a tavolino. In sintesi, il nuovo ranking ITF viene stilato sulla base dei risultati degli ultimi quattro anni (peraltro con un sistema piuttosto macchinoso), sventrando i risultati sportivi dell'ultima edizione.

Il caso più clamoroso riguarda la Polonia. Il Paese di Hubert Hurkacz, Jerzy Janowicz e alcuni buoni doppisti ha vissuto un ottimo 2018, in cui aveva conquistato il diritto a giocare nel Gruppo I, Zona Europa-Africa.

D'altra parte, avevano battuto Romania, Slovenia e Zimbabwe. A rigor di logica, avrebbero dovuto giocarsi l'accesso al turno di qualificazione del 2020. Invece sono stati retrocessi addirittura nel Gruppo III. È come se una squadra di Serie C vincesse il campionato, ma anziché giocare in B nell'anno successivo, sia costretta a ripartire dalla D.

Al netto di illeciti sportivi, una faccenda inconcepibile. E la federtennis polacca l'ha presa malissimo. Si sono rivolti all'ITF Arbitration Committee, una sorta di Corte d'Appello tennistica, e hanno ricevuto risposta negativa.

Ma non ci stanno e hanno promesso battaglia legale, fino all'ultimo grado di giudizio. “Combatteremo per tornare dove abbiamo diritto – ha detto il vicepresidente PZT Victor Archutowski – stiamo scegliendo uno studio legale che presenterà un ricorso al CAS di Losanna.

La documentazione è già pronta”. Se la Polonia non dovesse ottenere il riconoscimento sportivo, chiederà un sostanzioso risarcimento per i giocatori che saranno costretti a giocare nel Gruppo III.

Tra l'altro, non sono ancora stati definiti i gironi e le sedi degli incontri (mentre per il Gruppo I e il Gruppo II si conoscono già gli accoppiamenti di settembre). C'è stata anche l'idea di un boicottaggio, ma un'iniziativa del genere avrebbe penalizzato i tennisti: la Davis, in fondo, rimane l'unico sistema per ottenere l'eleggibilità olimpica.

Giustamente, Hurkacz e compagni puntano a partecipare a Tokyo 2020. “Volevamo mandare una squadra alternativa, ma i tennisti sono obbligati a giocare per non perdere la possibilità di giocare le Olimpiadi”.

Al di là del merito delle modifiche (comunque sbagliate), è grave che non siano state comunicate in modo tempestivo e trasparente. A Orlando, le federazioni dell'Africa Nera, abbagliate dal miraggio del denaro, hanno votato compatte a favore delle riforma.

Poi però succede che nazioni come Kenya e Namibia si ritrovino nella stessa situazione della Polonia, ovvero costrette a giocare in una serie inferiore rispetto a quella conquistata sul campo. James Kenani, presidente della federtennis keniota, ha detto di aver scoperto soltanto adesso che i cambiamenti dell'AGM toccavano anche le serie inferiori.

“Tutto questo è demoralizzante, anche se il montepremi è cresciuto”. Poiché nel 2015 non era stato in grado di presentare una squadra, il Kenya si è visto retrocedere in 76esima posizione nel ranking ITF, diventando il tredicesimo Paese del Gruppo II / Europa-Africa.

Peccato che i posti a disposizione siano dodici... A rendere quasi grottesca la faccenda, il fatto che il Kenya avesse già stanziato i fondi per la squadra che nel 2019 avrebbe dovuto giocare nel Gruppo II. “Non puoi punire le nazioni che hanno investito soldi ed energie per qualificarsi, soltanto perché è arrivato un nuovo sponsor – ha detto Kenani – loro dicono che le nazioni avranno dei benefici, ma gli eventi non si gestiscono così”.

I casi di Polonia e Kenya sono i più clamorosi, ma diverse altre nazioni sono state beffate dal nuovo sistema: Lussemburgo, Montenegro, Estonia, Namibia e Honduras. La federazione lussemburghese ha inviato una lettera formale all'ITF per protestare contro questa inattesa situazione: nella missiva, firmata dal presidente Claude Lamberty e dal direttore di Coppa Davis Markus Stegmann, raccontano il caso di una nazionale che lo scorso anno ha vinto il match contro la Georgia, valido per restare nel Gruppo II, mentre la griglia del 2019 tiene i georgiani nella terza serie, mentre decreta la retrocessione di Lussemburgo.

“E il caso della Polonia è ancora peggiore – scrivono – a nostro avviso, l'ITF dovrebbe difendere il valore dei risultati. E la Coppa Davis, vista la sua natura di competizione storica e popolare, dovrebbe essere esemplare nel rispettare i verdetti del campo.

La federazione lussemburghese è costretta a segnalare che questo valore non è stato rispettato dall'ultima riforma della competizione. Speriamo che il Davis Cup Committee possa riconsiderare i criteri per la composizione dei Gruppi Zonali”.

Non sarà semplice, visto che gli accoppiamenti e la data dei prossimi incontri sono già stati decisi. La rabbia arriva in un altro piccolo paese, il Principato di Monaco. In una nota, la presidentessa Elizabeth-Ann de Me Massy è stata molto dura nei confronti dell'ITF, sostenendo che sia molto “produttiva” nell'accumulare azioni che stanno uccidendo la Coppa Davis.

“Le regole riguardanti i Gruppi Zonali del 2019 sono sportivamente inaccettabili. Ed è sempre più difficile per sponsor e giocatori mantenere il loro entusiasmo”. Difficile prevedere come andrà l'iniziativa polacca, ma questo episodio racconta – ancora una volta – come l'assemblea di Orlando sia stata gestita in modo quantomeno discutibile, con un'informazione a senso unico e gravi omissioni per i delegati.

Detto questo, le colpe per lo scempio a cui si è andati incontro sono da dividersi in egual misura tra i promotori (Kosmos e ITF) e le federazioni stesse, le quali hanno permesso che la riforma potesse passare. Si dice che il tempo sia galantuomo: la speranza è che sia davvero così è che tutti (ma davvero tutti) i nodi vengano al pettine, e che i responsabili di tutto questo possano essere messi davanti alle loro responsabilità.