Frances Tiafoe vuole diventare il LeBron James del tennis


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Frances Tiafoe vuole diventare il LeBron James del tennis

Frances Tiafoe è approdato in una nuova dimensione. Lo dicono i numeri: è già il numero 2 americano alle spalle di John Isner, ma il fatto che abbia tredici anni in meno gli scarica addosso mille pressioni.

Ci dovrà fare l'abitudine. Ne ha pagato le conseguenze nei giorni scorsi, quando ha perso (male) al New York Open, nel match d'esordio, contro il modesto Jason Jung (un 29enne californiano che però rappresenta Taiwan).

“Ma non perderò la fiducia per questa partita – ha detto Tiafoe – giocare a New York è stata una scelta dell'ultimo minuto. Non ero chiaramente preparato”. Gli hanno dato una wild card in extremis, annunciata solo pochi giorni prima.

Ma adesso arriva una cambiale importante: dodici mesi fa ha vinto il suo primo titolo ATP a Delray Beach. Da oggi, dunque, sarà chiamato a difendere il successo. “Cercherò di avere una buona settimana. Siamo appena a inizio stagione e ho già avuto buoni risultati.

Perdere una partita non è la fine del mondo”. Il ragazzo ha obiettivi sempre più ambiziosi, soprattutto dopo l'Australian Open. Prima di incagliarsi contro Nadal, aveva colto due successi di prestigio contro Kevin Anderson e Grigor Dimitrov (intervallati dai cinque set contro Seppi).

Il tennis ha radicalmente cambiato le condizioni economiche della sua famiglia: la sua storia è ben nota, con entrambi i genitori immigrati dalla Sierra Leone e l'infanzia vissuta dentro un tennis club di Washington, in cui il padre faceva il custode.

Grazie al tennis, ha potuto acquistare una casa per i genitori a Beltsville. Quando si riesce a dare il giusto valore alle cose, è più facile vivere la professione. E ci si rende conto che gli obiettivi si possono comunicare senza paura.

Per esempio, vuole chiudere il 2019 tra i top-20 ATP. Se possibile, anche tra i primi 15. Ma il ruolo di Tiafoe non si limita qui. Nella cultura pop americana, avrà il compito di attirare sempre più giovani verso il tennis.

Il nostro sport ne ha bisogno, in una società in cui basket, football, baseball e hockey la fanno da padrone. Se sta riuscendo nel compito, deve ringraziare LeBron James. Durante l'Australian Open, i più attenti avranno notato le sue esultanze dopo ogni vittoria.

È stato “King James” a ispirarle: si toglieva la maglia, mostrando un fisico iper-palestrato, battendosi la mano sul petto, sollevando le ginocchia e dandosi schiaffetti sul bicipite. “So che parte del pubblico adora questa cosa.

La adoro anche io – dice Tiafoe – credo che il tennis ne abbia bisogno. Ha bisogno di tante emozioni e personalità diverse”. L'americano è consapevole che la sua celebrazione non sarà compresa e apprezzata dagli appassionati tradizionali, abituati a ben altro tipo di manifestazioni.

Però il tennis è la sua passione, nonché fonte di riscatto personale e familiare. A Melbourne ha giocato alcuni match durissimi, e le sue reazioni sono parse sincere e spontanee. “Dieci anni fa ho promesso ai miei genitori che sarei stato qui, e ce l'ho fatta” ha detto nell'emozionante intervista sul campo dopo la vittoria contro Dimitrov.

Quel match lo aveva messo alla prova. “Vorrei che i fan sentano veramente quello che sto facendo e sappiano quanto significa per me – prosegue il ragazzo rappresentato da Octagon – ho una certa personalità, quindi per me è facile.

Spero che sempre più ragazzi facciano così”. Un personaggio come Tiafoe può dare un impulso anche alla percezione mediatica del nostro sport. Da qualche anno, i dati di ascolto televisivi sono in calo in quasi ogni disciplina.

Il motivo risiede nelle tante alternative digitali a disposizione del pubblico, fruite soprattutto dai più giovani. Il pubblico televisivo sta invecchiando, dunque c'è un pizzico di preoccupazione sulla redditività a lungo termine di alcune discipline.

Secondo uno studio effettuato un paio d'anni fa da Magna Global (per contro dello SportBusiness Journal), l'età media dei telespettatori di tennis è di 61 anni. Per l'NBA, il dato scendeva a 42. Uno come Tiafoe può piacere, e molto, ai giovani americani.

Frances non ha mai incontrato LeBron James, ma ne ammira la capacità di essere dominante sul campo di gioco. Inoltre ne segue anche le iniziative fuori dal campo: per esempio, la recente apertura di una scuola elementare nella sua città natale di Akron, Ohio, il cui scopo è supportare i giovani a rischio.

“LeBron è più grande del basket. Rappresenta un esempio per tutti e ho grande rispetto per lui – dice Tiafoe – mi piacerebbe costruirmi sul suo modello. Non sono mai emerse cattive notizie su di lui, o situazioni antipatiche.

È semplicemente conosciuto come un grande professionista. Lo apprezzo molto e vorrei ispirare sempre più persone, nonché restituire qualcosa di quello che ho ricevuto. Soprattutto se dovessi arrivare al suo livello”.

Ma la strada è ancora lunga e c'è parecchio lavoro da fare, come ha testimoniato la netta sconfitta contro Nadal nei quarti dell'Australian Open. Era stanco dopo le fatiche dei turni precedenti, ma ha sgombrato il campo da equivoci: “Neanche se fossi stato al top fisicamente avrei potuto vincere quella partita”.

La consapevolezza dei propri limiti è il modo migliore per affrontarli e magari superarli. I margini di miglioramento sono notevoli: deve servire e rispondere meglio, dare maggiore profondità ai suoi colpi e non prendersi pause mentali durante una partita.

“Sto lavorando per questo, giorno dopo giorno” ha sentenziato. La sorte gli ha dato una mano, perché a Delray Beach ha un tabellone amico fino ai quarti. A quel punto potrebbe affrontare Andreas Seppi o magari Bernard Tomic.

Sarebbero i primi test per capire se questo ragazzo può davvero caricarsi sulle spalle il grande peso del tennis americano. Lui è convinto di sì.