Atp Finals a Torino: il Grande Papocchio. È finita o no?



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Atp Finals a Torino: il Grande Papocchio. È finita o no?

Il termine non è giornalistico, e nemmeno elegante. Però rende l'idea: ci siamo infilati in un gran casino. La candidatura di Torino a ospitare le ATP Finals dal 2021 al 2025 è diventata una questione di stato, politica.

L'appassionato ci capisce poco, figurarsi il cittadino comunque. San Valentino e San Faustino hanno prodotto una fumata nera, su cui la FIT sta provando a soffiare per renderla almeno grigia. La storia è nota e ve l'avevamo raccontata una settimana fa, quando i tempi non erano ancora bruciati.

Torino (con una joint venture tra FIT, CONI e istituzioni locali) aveva preparato un signor dossier per impressionare l'ATP e concorrere all'assegnazione del Masters. Dopo una decina d'anni a Londra (che diventeranno una dozzina), l'ATP vuole capire se può monetizzare il torneo, magari evitando di sbarcare in Cina come ha fatto la WTA.

E allora ha lanciato un bando, cui hanno preso parte 40 città. Torino è stata inserita nell'ambita “short list” insieme a Londra (ci mancherebbe), Tokyo, Singapore e Manchester. Una candidatura pomposa, fatta di visite patinate (dei torinesi a Londra, sindaca Chiara Appendino in primis, e dei membri ATP sotto la Mole) e tanti articoli sui giornali.

In particolare, “La Stampa”, il più importante quotidiano cittadino, ha seguito con attenzione la vicenda salvo poi smettere di parlarne nelle ultime settimane. Ma proprio “La Stampa” è l'unico che prova ad accendere la fiammella della speranza dopo che molti avevano detto e scritto che il sogno era sfumato.

Ma cosa è successo? In sintesi, il governo ha ritenuto di non firmare la letterina in cui garantiva 78 milioni di euro per sostenere economicamente l'evento. Il Sottosegretario con Delega allo Sport Giancarlo Giorgetti si è arrabbiato quando ha letto che non sarebbe stato favorevole alla candidatura torinese.

A suo dire, non ci sarebbero i soldi. “Nè il governo, nè tantomeno il sottoscritto come qualcuno male informato ha detto, siamo contrari alle ATP Finals. La questione, purtroppo, è che se non ci sono le risorse diventa complicato e illegittimo per l'esecutivo dare le garanzie economiche.

Ben vengano dunque, e mi risulta ci sia già una proposta Molinari, leggi d'iniziativa parlamentare che prevedano coperture economiche. A quel punto saremo felici, e io più degli altri, di fornire le necessarie garanzie governative all'evento” ha detto Giorgetti.

Pardon? Il governo non ha i soldi, ma se viene fuori una legge ad hoc, potrebbero anche saltare fuori. La proposta è arrivata da Riccardo Molinari, capogruppo della Lega in parlamento. Il disegno prevede di recuperare i 78 milioni dal “Fondo Eventi Urgenti e Indifferibili”.

Peccato che un iter del genere richieda tempo, quando il tempo non c'è. Il termine per presentare la copertura finanziaria è scaduto a mezzanotte, e l'Italia che ha fatto? Secondo l'ANSA, il presidente FIT Binaghi ha inviato una lettera all'ATP in cui chiedeva tempo, allegando il testo del disegno di legge.

Come a dire: “Non escludeteci, vedrete che i soldi arriveranno”. Da una parte si può sperare: ATP e FIT sono in ottimi rapporti, specie da quando la federtennis italiana si è accollata le Next Gen Finals, progetto interessante ma che non sta rendendo sul piano economico (oltre ad aver già incassato un calo di presenze nel 2018).

Dall'altro, la mentalità anglosassone cozza con quella tipicamente italiana dell'elasticità, del rinvio continuo. Insomma, tocca ripeterlo: un gran casino. Ma se Torino non dovesse presenziare al tavolo definitivo di Indian Wells, quando Chris Kermode e i suoi uomini stabiliranno la sede del Masters, di chi sarà la colpa? Fino a qualche ora fa, le ipotesi erano due.

Da una parte gli organizzatori: si poteva pensare che avessero messo in piedi una candidatura senza però avere la certezza delle garanzie necessarie. Di solito, prima di arredare una casa, bisogna assicurarsi di avere i soldi per comprarla.

Così fosse, sarebbe stata una clamorosa leggerezza (che però ha fruttato parecchia pubblicità gratuita). Tuttavia, sulle colonne dell'edizione torinese de “La Stampa”, spunta una lettera dello stesso Giorgetti, in cui si garantiva il sostegno finanziario al progetto.

Il documento è una lettera su carta intestata, dello scorso novembre, in cui Giorgetti assicurava le risorse necessarie alla FIT (tra l'altro, lo stesso Giorgetti aveva fatto visita alle Next Gen Finals). L'esistenza di questa lettera ribalterebbe le cose: gli organizzatori avrebbero agito coscientemente, sapendo di avere la copertura necessaria, che però sarebbe saltata in extremis.

In questi giorni si sono lette e sentite parecchie ipotesi: la più accreditata vuole che la Lega si sia messa di traverso, quasi per fare un dispetto al Movimento 5 Stelle. Visto che gli “alleati” di Governo avevano preteso e ottenuto che la candidatura di Milano-Cortina per le Olimpiadi del 2026 fosse a costo zero, la Lega vorrebbe che per le ATP Finals fosse lo stesso (con gli oneri tutti sui privati).

Una logica cruda, su cui si può discutere all'infinito (ad esempio, la diversa portata dei due investimenti), ma pur sempre una logica. Qualcuno ha ipotizzato che le ATP Finals siano diventate merce di scambio politico: la Lega avrebbe sbloccato i contributi in cambio di una posizione più morbida del M5S sulle Olimpiadi invernali, ma i punti di partenza erano troppo distanti per arrivare a un accordo.

Venerdì è stata una giornata di trattative frenetiche, con l'amministrazione locale di Torino in prima linea: Chiara Appendino che ha fatto un appello direttamente al premier Giuseppe Conte, sostenendo che è un'occasione “da non perdere”: Insomma, un papocchio che – comunque vada – fa fare una brutta figura al nostro Paese.

E se anche l'ATP dovesse concedere la proroga, non potrà non tenere conto di questo pasticcio all'italiana. A parte la natura itinerante del Masters, le ultime dieci edizioni a Londra sono state un successo straordinario (anche se si avverte qualche segno di stanchezza, visto che l'ultima edizione ha fatto registrare un calo di circa 10.000 spettatori): l'ATP, tuttavia, vorrebbe più soldi.

Va bene rifiutare posti improponibili (pare che sia stata declinata una maxi-offerta di Abu Dhabi), ma le altre città candidate non hanno mostrato – almeno per ora – cedimenti di natura finanziaria. E c'è da credere che Tokyo e Singapore siano pronte a versare una montagna di soldi nelle casse dell'ATP, oltre a raddoppiare il montepremi.

Con buona pace del fatto che la stagione si chiude a Parigi Bercy, 6-7 fusi orari più in là. In fondo basta prendere un aereo e sette giorni sono sufficienti per smaltire il jet lag. Se La Stampa non avesse pubblicato la lettera di Giorgetti, sarebbe stato facile pensare alla leggerezza del comitato organizzatore.

Così, in effetti, gli equilibri si spostano. Il problema è che si muove solo la bilancia morale, non quella effettiva. Perché i soldi non ci sono, o comunque non saltano fuori. E anche l'idea proposta qualche giorno fa da Binaghi (una joint venture con protagonista FIT, la nuova “Sport e Servizi” più qualche istituzione) è arrivata troppo tardi per essere operativa.

La sensazione è che fosse l'idea di chi si è trovato spiazzato da un improvviso retrofront. Cosa sia veramente successo, tuttavia, non si può sapere. Non ancora. La verità è che il danno rischia di essere doppio: non solo rischiamo di perdere un sogno, ma anche di fare una brutta figura su scala globale.

Pensate se Torino non dovesse partecipare alla selezione finale, dopo che i media di tutto il mondo lo avevano annunciato lo scorso 14 dicembre. Persino l'ATP aveva creato un logo con il nome delle città concorrenti (lo vedete in alto). Sarebbe una bastonata alla credibilità organizzativa del nostro Paese.