Laura Robson non si arrende e ritorna: “Amo troppo il tennis”



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Laura Robson non si arrende e ritorna: “Amo troppo il tennis”

“Vorrei soltanto divertirmi”. Le ambizioni di dieci anni fa, quando vinceva Wimbledon Junior in tenera età (ed era incontenibile nelle dichiarazioni), sono franate in un mare di infortuni. Laura Robson pensava di diventare una campionessa, una numero 1, prima britannica a vincere Wimbledon dai tempi di Virginia Wade.

In effetti era entrata tra le top-30 ad appena diciotto anni, ma poi un grave infortunio al polso l'aveva tenuta fuori per quasi due anni. Dopo il rientro, nulla è più stato lo stesso. Le priorità sono cambiate e la sua carriera si è bloccata ancora una volta, la scorsa estate, prima di Wimbledon.

Delicata operazione all'anca, per risolvere un problema simile a quello di Andy Murray. Altri otto mesi di stop, durante i quali il mondo del tennis si è rapidamente dimenticato di lei. Non i media britannici, che l'avevano esaltata oltre misura quando era un baby fenomeno.

Il suo rientro, al torneo ITF di Shrewsbury, ha avuto la giusta risonanza. Impressiona la ritrovata umiltà di Laura. La frase con cui abbia aperto l'articolo dice tutto: non ci sono più numeri o traguardi da raggiungere, ma soltanto il desiderio di stare bene.

Aveva perso nelle qualificazioni: battuta la nostra Jessica Pieri, si è arresa a Jessika Ponchet. Il telefonino di uno spettatore ha immortalato la scena del matchpoint, in cui ha messo clamorosamente in corridoio un facile smash a rimbalzo.

Si è inginocchiata per terra, in preda alla disperazione. La sorte le ha poi regalato un posto come lucky loser: il punteggio con cui si è arresa a Kathinka Von Deichmann dice tutto: 6-7 7-6 6-0. Come a dire che l'autonomia fisica è ancora ai minimi termini.

Tornerà in campo tra qualche giorno, a Glasgow. “Ho iniziato a giocare a tennis perché mi piace molto. La verità che mi piace ancora – ha detto la Robson, spiegando la scelta di riprovarci – ho seguito i risultati delle giocatrici britanniche e sono contenta per loro, ma allo stesso tempo sono un po' gelosa.

Mi manca la competizione. Sarebbe facile dire che voglio tornare dov'ero, ma per me conta ritrovare la salute ed essere felice. Sono stata male per troppo tempo, anche quando giocavo, e questo mi ha condizionato sul piano mentale.

Se dunque dovessi arrivare a fine anno con l'anca e il polso a posto, ne sarei felice. Quando sei costretta a operarti per la seconda volta, è difficile trovare gli stimoli per ricominciare daccapo con la riabilitazione”.

Il dolore all'anca era sopraggiunto nel gennaio 2018 e l'ha infastidita per diversi mesi. Ha cercato di adottare varie soluzioni, compresa quella di dedicarsi principalmente al doppio, ma poi ha scelto di operarsi perché – nonostante un paio di dottori le avessero dato il via libera per continuare a giocare – il fastidio è andato avanti.

La classifica è ulteriormente scesa (oggi è numero 511 WTA), ma per lei non è una preoccupazione. A 25 anni, Laura si è resa conto di essere sinceramente innamorata del tennis. “In fondo non ho giocato male, direi che le cose sono andate anche meglio del previsto” ha detto a Shrewsbury.

Il fisico sembra a posto, soltanto il tempo ci dirà se la rivedremo ad alti livelli, almeno tra le prime 100, di nuovo sui prati di Wimbledon, sui quali ha raccolto le più belle soddisfazioni: non soltanto la vittoria al torneo giovanile, ma anche l'argento olimpico nel 2012, quando arrivò in finale in doppio misto insieme ad Andy Murray. Non avrebbero mai immaginato che un'anca malandrina avrebbe bloccato le carriere di entrambi.