Coppa Davis: Pakistan-India, una partita che s'ha da fare


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Coppa Davis: Pakistan-India, una partita che s'ha da fare

Aisam-Ul-Haq Qureshi e Rohan Bopanna avevano avuto un'idea suggestiva: costruire un campo di tennis al confine tra India e Pakistan. Una parte di là, una parte di qua. Ovviamente, Qureshi avrebbe giocato in India e Bopanna in Pakistan.

Non se ne è fatto nulla, ma la loro collaborazione aveva destato un certo scalpore, al punto che erano stati soprannominati “Il Doppio della Pace”. Ma i sogni sono una cosa e la realtà un'altra, visto che i due Paesi si guardano male da oltre 70 anni per questioni territoriali, sfociate in più di un conflitto.

C'è già un po' di preoccupazione per la prossima tornata di Coppa Davis, quando India e Pakistan si affronteranno in un match che metterà in palio un posto per il turno di qualificazione del 2020.

L'India è costretta giocarlo dopo la (netta) sconfitta contro l'Italia: il sorteggio svolto nei giorni scorsi ha stabilito che sarà proprio il Pakistan a sfidare i ragazzi guidati da Mahesh Bhupathi.

Il problema è che i due paesi non hanno relazioni diplomatiche, e il match è già considerato “a rischio”. Dovesse giocarsi, sarebbe il primo scontro diretto tra India e Pakistan nell'Era Open. La federtennis indiana (AITA) ha già fatto sapere che chiederà l'approvazione del Governo per effettuare la trasferta.

Sul piano tecnico, non dovrebbe esserci partita: Bhupathi, infatti, ha parlato di “buon sorteggio”. Federazione e Governo indiano, ad ogni modo, hanno fatto sapere che l'approvazione dovrebbe esserci, a meno che non emergano nuove problematiche.

“Ad occuparsi di questi aspetti sarà il Ministero degli Affari Esteri – ha detto al Times of India un esponente del Governo – tuttavia, la decisione finale sarà presa dal Ministero dello Sport.

In questo momento, non vediamo nessun problema”. L'opinione è che un match di tennis non avrebbe la stessa attenzione di una sfida di hockey o cricket, decisamente più popolari da quelle parti. Qualora sorgessero problemi, l'AITA potrebbe chiedere una sede neutrale.

La storia della Davis pakistana è particolarmente travagliata: Qureshi e compagni non hanno potuto giocare in casa per ben 12 anni, prima che nel 2017 arrivasse l'atteso nulla osta. La federazione ha lungamente protestato con l'ITF per la pesante discriminazione.

Il punto più basso si è toccato nel 2013, quando l'ennesimo match in campo neutro (in Myanmar, contro la Nuova Zelanda) fu perso a tavolino per le pessime condizioni del campo in erba. Da quando la situazione si è normalizzata, il Pakistan ha giocato diversi match in casa, peraltro con una buona tutela dell'ITF: nel 2017, per esempio, la federazione di Hong Kong fu multata per aver rifiutato la trasferta (5.000 dollari all'ITF, 10.971 come indennizzo alla federtennis pakistana).

Al contrario, si sono recate regolarmente a Lahore le squadre di Iran, Thailandia, Corea del Sud e Uzbekistan. Una partita contro l'India, tuttavia, avrebbe un ben altro significato in virtù delle tante implicazioni geopolitiche.

Le questioni legate alla sicurezza non sono una novità per i match di Coppa Davis, competizione che – nella sua essenza più pura – si gioca in tutto il mondo ed è la manifestazione a squadre con più partecipanti.

Ci sono tanti esempi, anche ad alti livelli: la finale del 2015 tra Belgio e Gran Bretagna si giocò sotto stretta sorveglianza perché c'erano stati pesanti attacchi terroristici, mentre i violenti conflitti interni hanno obbligato a spostare i match casalinghi di Ucraina e Israele.

Nel 2009, Svezia-Israele a Malmoe si giocò a porte chiuse per la presenza di diversi manifestanti che protestavano per le politiche di Tel Aviv. India e Pakistan si sono affrontate sei volte, sempre con successo degli indiani.

La sfida più recente risale al 2006, a Mumbai. Già allora, le guerre indopakistane (frutto di una tensione nata nel 1947 e che perdura ancora oggi) si erano esaurite. Non resta che augurarsi che vada avanti così.

E non solo per il bene del tennis.