Halep, basta autogestione: Thierry Van Cleemput è il nuovo coach


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Halep, basta autogestione: Thierry Van Cleemput è il nuovo coach

“Qualche mese senza coach”. Simona Halep voleva affrontare così, in solitaria, la prima parte del 2019. Reduce da cinque anni a tutta birra (in cui aveva conquistato il numero 1 WTA e vinto il suo primo Slam), la rumena aveva scelto di allentare la presa su se stessa.

I problemi alla schiena di fine 2018, uniti al desiderio di staccare un po', avevano generato la scelta di fare tutto da sola per un po' Per questo, ha svolto una preparazione invernale meno intensa del solito. Ma sono bastate poche settimane per capire che l'assenza di una guida avrebbe rischiato di bruciare il lavoro di anni.

L'aveva già capito in Australia, dove pure aveva giocato un buon tennis prima di arrendersi a Serena Williams: “Non si può andare avanti troppo a lungo senza un allenatore” aveva detto. Già in quei giorni, era stata vista in compagnia di Thierry Van Cleemput, tecnico di esperienza e dalla buona reputazione.

Adesso la partnership è ufficiale e inizierà la prossima settimana, al torneo WTA di Doha (in precedenza, Simona giocherà un match di Fed Cup a Ostrava, in cui la Romania sfiderà le campionesse in carica della Repubblica Ceca).

Il coach belga si assume una grande responsabilità: l'eredità di Darren Cahill, l'uomo che le aveva tolto di dosso paure e insicurezze. Persa la leadership mondiale a favore di Naomi Osaka, dovrà ricostruirsi fisicamente e mentalmente per tornare a lottare per il numero 1.

Non è impossibile: tra l'altro, a Melbourne ha giocato “meglio del previsto”. I successi contro Kanepi, Kenin e Venus non erano così scontati. La partnership con Van Cleemput ha preso forma durante l'Australian Open: i due hanno iniziato a parlare dopo che il belga aveva chiuso la collaborazione con David Goffin, hanno condiviso qualche allenamento ed il feeling è stato subito buono, al punto che Van Cleemput si trovava nel box della Halep durante il match contro Serena Williams.

50 anni, belga, deve buona parte della sua popolarità al lavoro con David Goffin. Hanno iniziato nell'aprile 2014 e lo ha portato tra i top-10 ATP, cogliendo risultati che sembravano inimmaginabili. Su tutti la finale al Masters del 2017, senza dimenticare quattro titoli ATP, due finali di Davis e i quarti al Roland Garros 2016 e all'Australian Open 2017.

L'accordo è terminato a Melbourne e si è subito presentata l'occasione di lavorare con la Halep. “Stiamo parlando, mi piace molto come coach – aveva detto Simona a Melbourne – non c'entro nulla con la separazione tra Thierry e David Goffin.

Non è ancora il mio coach, dobbiamo decidere dopo esserci conosciuti meglio”. La possibile partnership aveva acceso la curiosità della stampa belga, ma ogni domanda era stata rimbalzata. “Capisco che sia un po' strano vedermi qui, ma per adesso non voglio dare spiegazioni – aveva detto Van Cleemput – le chiacchiere non portano niente, chiedo un po' di pazienza”.

Sono bastate un paio di settimane per arrivare alla fumata bianca. I media belgi sostengono che Van Cleemput è certo di seguire la Halep nei soli due tornei di febbraio (Doha e Dubai), ma in realtà dovrebbe essere già stato siglato l'accordo per tutta la stagione.

Da parte sua, David Goffin (sceso al n.22 ATP anche per un serie di problemi fisici) ha chiarito la sua posizione con un post su Instagram. “Al termine di questo Australian Open, io e Thierry Van Cleemput abbiamo messo fine alla nostra relazione professionale.

È stata una scelta reciproca. Insieme abbiamo condiviso momenti straordinari sul piano sportivo e umano. Lo voglio ringraziare e gli auguro il meglio per le sue future collaborazioni”. Da parte sua, Van Cleemput ha ricambiato gli auguri e ha confermato che tra i due resterà un rapporto di amicizia. Per lui si tratta di un'avventura inedita, il primo incarico al di fuori del Belgio.

Nella sua carriera aveva lavorato con Olivier Rochus e Steve Darcis, oltre ad aver collaborato con il team di Coppa Davis dal 2002 al 2005. Al di là della scelta di Van Cleemput (privo di esperienza nel circuito femminile), la Halep conferma quanto sia difficile giocare ad alti livelli senza l'ausilio di un allenatore.

Quella che doveva essere una decisione sul medio termine (un po' autogestione per darsi un po' di respiro) è stata sbugiardata dopo appena due tornei. Il tennis attuale è l'emblema di un professionismo sfrenato, in cui nulla si può lasciare al caso.

La Halep deve buona parte dei suoi risultati a una grande professionalità, alla capacità di lavorare duro, magari più delle altre. Non è dotata di un tennis che possa garantirle prestazioni super senza un particolare allenamento.

E allora, da numero 3 WTA, ha scelto di rimettersi in carreggiata. Un insegnamento che dovrebbe servire a Nick Kyrgios: a quasi 24 anni, l'australiano ha gettato buona parte della sua carriera per l'insofferenza verso la figura degli allenatori.

L'unico esperimento concreto (Sebastien Grosjean) è andato a male, poi si è addirittura divertito a prendere in giro i giornalisti lo scorso autunno, annunciando la partnership-fake con il doppista James Cerretani.

Senza un coach, sta ottenendo risultati che sono un insulto al suo talento. Simona Halep non ha nessuna intenzione di cadere nella stessa trappola.