Coppa Davis: un weekend da coito (tennistico) interrotto


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Coppa Davis: un weekend da coito (tennistico) interrotto

Un vago senso di malinconia ha accompagnato il “turno di qualificazione” per le Davis Cup Finals 2019. Senza voler tornare sulle modalità che hanno portato alla riforma della competizione, vale la pena analizzare quanto si è visto nel weekend.

Sul piano tecnico non ci sono state particolari sorprese, salvo – forse – la vittoria dell'Olanda in Repubblica Ceca (anche se i padroni di casa sono in caduta libera senza Berdych e Stepanek) e quella del Belgio in Brasile, tenendo conto che mancava David Goffin.

Ciò che ha impressionato è stata la pochezza, o meglio, l'insipienza di molte partite. Un buon esempio è stato l'impegno dell'Italia a Calcutta. Gli azzurri si sono presentati con una delegazione di decine di persone per un weekend che è durato poco più di quattro ore, compresse in due giorni di gara.

Bravi Seppi e Berrettini e chiudere in scioltezza i singolari, ma la Davis era un'altra cosa. Le lunghe giornate, con 6-7 ore di tennis ed emozioni a non finire, sono franate in nome di un regolamento che ha tolto alla competizione la sua unicità.

In ordine sparso, alcune delle brutture: il format dei due set su tre è pessimo perché toglie epicità a “banalizza” gli incontri. Con il vecchio format, per vincere un match di Coppa Davis, bisognava essere pronti – fisicamente e mentalmente – a una battaglia.

Adesso si tratta di partite come tutte le altre, con tanto di “sbarramento” con il tie-break nel set decisivo. La trasmissione di India-Italia era stata anticipata, da SuperTennis TV, con uno spot diviso in due parti.

La prima esaltava la storia e la tradizione della Davis, parlando (giustamente, entro i limiti della retorica) di uomini diventati “eroi”. La seconda, per ovvie ragioni promozionali, esaltava il nuovo format. Ecco, i 2 set su 3 sono il modo migliore per impedire agli uomini di diventare “eroi”.

C'è poi la formula del weekend, compressa in appena due giorni. Brutto, perché è come ingoiare un piatto senza averlo masticato e nemmeno assaporato. Tra l'altro, è pessima per i giocatori perché il doppio e gli ultimi due singolari nella stessa giornata possono obbligare a giocare due partite in un giorno, con effetti immaginabili.

Chiedete a Martin Klizan: dopo aver vinto il doppio in Slovacchia-Canada, è stato costretto a tornare in campo poco dopo e si è arreso a Denis Shapovalov (che aveva giocato il doppio ma è più giovane di lui di 10 anni).

È probabilmente questa la ragione che ha spinto Corrado Barazzutti e schierare Matteo Berrettini in doppio: sapendo che nel quarto match avrebbe giocato Seppi, ha preferito tenerlo fresco. Berrettini sarebbe sceso in campo sull'eventuale 2-2, ma dopo un minimo di riposo.

In altre parole, può succedere che i capitani siano costretti a fare scelte sulla base del dispendio fisico e non sulla qualità dei giocatori. Sbagliato, avvilente. E vogliamo parlare del campo di partecipazione? In teoria, avrebbe potuto giocare questo turno cinque top-10: Novak Djokovic, Roger Federer, Alexander Zverev, Kei Nishikori e Dominic Thiem.

Bene, in quattro lo hanno bellamente ignorato. L'unico a giocare (Zverev) sostiene da tempo che si sarebbe limitato a questo match, senza partecipare alle Finals. Manca moltissimo e proveranno a convincerlo (più gli uomini Kosmos che la sua federazione): per adesso, tuttavia, sembra orientato per il “no”.

La vera ragione per cui la Davis è stata modificata è il Dio Denaro, i 3 miliardi di dollari promessi da Kosmos all'ITF (e, a cascata, alle varie federazioni): Tuttavia, una delle spinte promozionali al cambiamento era il recupero dei big.

Quante volte abbiamo sentito la filastrocca “i migliori non giocano la Davis”? Decine, forse centinaia. Per adesso, i numeri dicono che nel weekend c'è stato un top-10 in campo su cinque potenziali. Il primo verdetto importante, tuttavia, arriverà a Madrid.

Con la classifica attuale, potrebbero esserci sette top-10. Sono già certi di non esserci (vista l'assenza delle loro squadre) Roger Federer, Kevin Anderson e Dominic Thiem. Ha rischiato di non esserci anche la Serbia di Novak Djokovic, dopo che l'Uzbekistan aveva sfiorato la rimonta.

Alla fine, Filip Krajinovic ha evitato la beffa. Estendendo le potenziali partecipazioni ai top-20, c'è soltanto un alto sicuro assente: Stefanos Tsitsipas, unico esponente della Grecia tennistica. Con 16 potenziali partecipanti, dunque, sarà interessante vedere in quanti sbarcheranno alla Caja Magica.

Consapevole del rischio, Gerard Piqué ha già parzialmente ritrattato le affermazioni pronunciate in “campagna elettorale”. Adesso i giocatori non sono più così importanti, ma ciò che conta è lo “spirito di squadra, le “nazioni” e tanti principi ben noti a chi segue la Davis (e che funzionavano benissimo prima della riforma).

In tutta onestà, ci sono stati episodi interessanti anche in questo weekend da coito tennistico interrotto: quattro match su dodici si sono chiusi all'ultimo singolare: in particolare, Serbia e Giappone hanno avuto bisogno addirittura del set decisivo, mentre Christian Garin e Felix Auger Aliassime sono stati bravi a evitare rischi nelle vittorie di Cile e Canada.

In certi casi, i risultati sono stati falsati dal doppio impegno di alcuni giocatori. Chi ci assicura che l'esito sarebbe stato lo stesso se non ci fosse stata l'anomalia di due match in un giorno (peraltro non dovrebbe accadere – da regolamento ATP al capitolo 7.3.c – che un tennista debba giocare prima il doppio e poi il singolare: nella nuova Davis succede anche questo)? Insomma: in attesa dello sventramento definitivo della competizione nelle finali di Madrid, la prima impressione è decisamente negativa.

Il prossimo atto ufficiale si terrà nel giorno di San Valentino, quasi come se gli organizzatori volessero decretare la nascita di una nuova storia d'amore. Presso la Real Casa de Correos di Madrid (sede centrale delle poste, nei pressi della Puerta del Sol), si svolgerà il sorteggio dei sei gironi.

Il tutto in un contesto molto (troppo?) spagnolo: se date un'occhiata al nuovo sito internet www.daviscupfinals.com, vedrete che quattro dei sei sponsor principali sono spagnoli. E tre di questi quattro sono legati a Madrid.

A parte il title sponsor BNP Paribas e Adesso, hanno investito sulla competizione LaLiga (il campionato di calcio spagnolo, ve ne abbiamo già parlato), la Città di Madrid, la Regione di Madrid e la Fiera di Madrid.

Visto che si giocherà a Madrid soltanto per due edizioni, ci si domanda cosa succederà dopo il 2020. Con ogni probabilità, tante aziende sono curiose di vedere cosa succederà per poi decidere se investire sul prodotto.