Wimbledon - Terremoto di teste di serie, solita anarchia e vecchie reggenti


by   |  LETTURE 4138
Wimbledon - Terremoto di teste di serie, solita anarchia e vecchie reggenti

Se Mihaela Buzarnescu non si fosse liquefatta a un metro dal traguardo contro Karolina Pliskova ieri l’altro, all’alba della seconda settimana di Wimbledon non ci sarebbe nessuna delle prime dieci teste di serie, una roba mai accaduta nella storia. Non che la sopravvivenza della ceca cambi molto il discorso, anzi la sostanza resta quella ed è pure piuttosto preoccupante.

Halep, Wozniacki, Muguruza, Stephens, Svitolina, Garcia, Kvitova, Venus e Keys. Tutte accomodate all’uscita con poco garbo e largo anticipo. A queste, va aggiunta pure Sharapova che top-ten non è ma la sua eliminazione fa sempre un certo effetto. Delle 16 superstiti agli ottavi di finale – tutti in campo domani – soltanto sette sono teste di serie, tre meno del maschile ma con un peso specifico decisamente più scarso.

Occorre uscire dal concetto che la logica del “tutto può succedere” sia un surplus per il torneo. Molto spesso, difatti, è sbagliata l’equazione incertezza = spettacolo, così come d’altra parte non sempre i grandi nomi sono sufficienti a garantire uno show di livello, ma senz’altro aiutano.

E, dunque, chi è rimasto? Semplice: la solita. Premiata dagli organizzatori con una testa di serie che secondo ranking non avrebbe meritato, la candidatura per l’ottavo titolo a Church Road di Serena Williams sembra quanto mai credibile oggi. Una minaccia pericolosa al resto della ciurma, o ciò che ne rimane insomma. Certo che, vedendo le condizioni fisiche di big Serena, avrebbe del clamoroso un suo successo sui prati dell’All England Club e, probabilmente, sarebbe l’ennesima diminutio per un circuito mediocre e senza padroni.

Oltre all’americana – che vincendo agguanterebbe Margareth Court a quota 24 Major – altri tre nomi stuzzicano la fantasia. Due appartengono alla metà alta: Angelique Kerber e Jelena Ostapenko. La tedesca ha raggiunto (e perso) una finale a Wimbledon nel suo anno di grazia, il 2016. La lèttone, invece, ha vinto otto partite in tutto nello Slam londinese, ma ha una qualità che dovrebbe bastare per arrivare fino in fondo in questo genere di torneo con questo genere di concorrenza: tira molto forte. Potrebbero, anzi dovrebbero essere loro a contendersi un posto in finale.

L’altro nome che intriga è roba nostrana. Con Camila Giorgi si è sempre in allarme tra la possibile debacle e “la volta buona”. L’azzurra è stata bravissima a rimontare una partita difficilissima contro Siniakova – con tanto di match point annullato – e raggiungere gli ottavi di finale sei anni dopo la prima volta. Battere Makarova (mai affrontata in carriera) per regalarsi una giornata sul Centre Court contro Serena Williams. Questo è il piano, poi vada come vada.

È un torneo stranissimo in cui è ancora poco chiaro se sono le seconde linee a essere molto forti o le big a essere troppo morbide. Probabilmente entrambe. Certo è che in un circuito anarchico come l’universo Wta, sarebbe quantomeno buffo assistere al trionfo della vecchia regina. Buffo oggi coincide con logico, ma del resto nel tennis femminile di oggi il “tutto può succedere” è un concetto privo di retorica e carico di sostanza.