Dalla parte di Fognini per sognare forte


by   |  LETTURE 3239
Dalla parte di Fognini per sognare forte

Dal nostro inviato a Parigi

«La Next Gen è una cazzata!», segue ideale boato nella sala conferenze con soli musi italici, naturalmente. È suonata tipo «la corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca» di fantozziana memoria e, francamente, è stata un’uscita altrettanto liberatoria. Per lui. Per i giornalisti. Per tutti. In un oceano rivoltante di mezzeparole, frasi preconfezionate, risposte inutili, vuote, insignificanti. E, per una volta, Fogna non ha diviso: sono tutti con lui, d’accordo. Forse non l’Atp, ma pace.

Uno sketch, quello inscenato nella sala conferenza numero 2 dello Slam parigino, utile anche e soprattutto a virare dal nucleo della discussione e distogliere l’attenzione da qualcosa che, invece, è piuttosto palese. Nell’età della maturità piena – tecnica, fisica, a correnti alternate anche mentale – don Fabio ha la chance della carriera. È la verità, e basterebbe non farglielo sapere.

Perché, tramontato ormai definitivamente il sole sulla golden age delle donzelle, alla fine sempre alla stessa porta tocca bussare. E questo, anche per egoismo e mancanza d’altro, deve far passare in secondo piano il contorno. Deve far perdonare alcuni atteggiamenti bambineschi, deve stendere un velo su alcuni episodi del passato (anche se solo momentaneamente) per assaporare il presente. E gli occhi di tutti, inevitabilmente, guardano avanti, molto avanti, forse troppo avanti; non ci fanno curare neanche dei bravi Cecchinato e Berrettini, anche loro al terzo turno per un tris azzurro che mancava da 29 anni. Bravi, anzi bravissimi, ma il loro torneo è praticamente finito (e vinto), mentre quello di Fabio inizia domani.

Pure uno sincero come lui, che «dico sempre quello che penso» parole sue, dovrebbe smetterla con questa cazzata colossale che ogni tennista dice ma non fa: «non guardo il tabellone». Il tabellone Fogna l’ha guardato e, probabilmente, ci ha visto dentro quello che hanno visto tutti: c’è Kyle Edmund al terzo turno, poi c’è Marin Cilic e poi forse Juan Martin del Potro ai quarti. Difficile, difficilissimo, ma non impossibile. E, per impossibile, da queste parti s’intende Rafa Nadal, ovverosia l’unico contro cui Fognini sulla terra non può davvero fare nulla. La chance di arrivare in semifinale è di quelle da “ora o mai più”, non è facile perché saremmo ipocriti a dirlo, ma è possibile.

Alle partite di Fognini vengono un po’ tutti: vuoi per vedere un talento unico, vuoi per sperare in qualche sceneggiata, gli spalti col ligure in campo tendono al sold out. La frasetta che circola è più meno sempre la stessa: «Può vincere con tutti, ma non ha la testa», lo dicono gli italiani e pure i francesi che mantengono sempiternamente quell’handicap linguistico che li obbliga ad accentare l’ultima vocale del cognome, lo dicono tutti. Certo, Fabio ha fatto pochino per staccarsi l’etichetta appiccicata addosso, ma arrivati a 31 anni non ci si può fare più nulla.

Fabio resta un esecutore meraviglioso, un talento a tratti mozzafiato, uno che in Italia guarderemmo senza dubbio anche se fosse kazako. Magari ci piacerebbe persino di più e sicuramente sorvoleremmo su alcuni atteggiamenti tenendo solo il buono del giocatore. Fabio non è soltanto il più degli italiani o il più forte italiano degli ultimi quarant’anni, Fabio è anche il più italiano degli italiani. È schifosamente italiano: è esagerato, eccessivo, irriverente, geniale. È fragoroso nelle cadute e meraviglioso nelle risalite.

Fabio è uno di cui siamo stati innamorati da sempre, ma senza amarlo mai. Ché poi magari perderà mestamente con Edmund e questa sarà l’ennesima illusione disattesa, ma da queste parti ci si crede tutti e ci si crede forte. Allez-y Fabiò!