Un principe Paire combattere la noia


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Un principe Paire combattere la noia

Dal nostro inviato a Parigi

«Perché è matto!». Di getto, questa potrebbe essere la risposta al 70% delle domande sulla carriera improbabile di Benoit Paire. In questo caso, invece, è ciò che dice il suo miglior amico sul suo nuovo look. Per chi avesse vissuto su Marte gli ultimi tre giorni o non avesse un account Instagram – ed è più probabile l’ipotesi-Marte – Benoit prima ha esagerato tingendosi la chioma di bianco brillante poi diventata biondo platino, infine è andato addirittura oltre optando per un grigio che, si sa, sta bene con tutto. Si capisce poco a livello cromatico, ma è ovviamente tutto bellissimo.

Risultato: barba incolta nera, criniera grigia, colletto alzato à la Cantona. Praticamente un tripudio specie per chi, come Benoit, è costretto a interfacciarsi con questo mondo di frigidoni qual è quello del tennis. Pensate, perfino l’asettica Wikipedia si sbilancia con Paire titolando un capitoletto della sua pagina con “Tennista atipico” e scrivendo al primo rigo “è un tennista atipico, con barba incolta contrariamente agli usi del tennis”.

«La mia testa sta bruciando, ma sto cercando di uscirne: il mio parrucchiere sta trovando delle soluzioni», tenta di giustificarsi Paire rispondendo alla quarta domanda in conferenza stampa, che chissà per quale motivo non è stata la prima. «Volevo cambiare il mio stile, cioè guardami, sembro Son Goku.

Purtroppo, dopo si parla anche di tennis e, attenendoci al campo, Paire ha battuto in quattro set Roberto Carballes Baena, un simpatico giocatore-stereotipo spagnolo, di cui la permanenza del secondo cognome tradisce uno status di non-big. E pure la sala interviste a lui dedicata. È la numero 4, ovverosia poco più di uno sgabuzzino al cui interno, ovviamente, non c’è nessuno oltreché lui. «Giocare contro Paire è molto difficile, tira fortissimo, poi piano, poi ancora forte. È un giocatore strano, di talento, cambia continuamente ritmo e per chi è regolare come me, quando è in giornata diventa un problema».

Il simpatico Carballes un big non lo diventerà mai. Lo dice il suo fisico, il suo tennis, i suoi risultati, però è davvero amabile. Dice che vive a Barcellona da quando ha 14 anni, è nato a Tenerife ma è cresciuto a Granada. Gioca 30 tornei l’anno. Dice che il suo allenatore si becca il 15% dei suoi guadagni, che è nulla rispetto al 50% che invece gli tocca sborsare all’erario spagnolo. Tifa Real Madrid e crede che sì, Ronaldo resterà ma con l’adeguamento dell’ingaggio.

La giornata del principe Benoit era cominciata un’oretta prima della partita sul campo 1, lo stesso del match naturalmente. Paire si riscalda nello stesso modo in cui poi giocherà: è un’accozzaglia confusa di colpi assestanti (all’apparenza, forse) tra genialate, cagate pazzesche, affreschi con racchetta ed errori colossali. Spara qualche pallata col servizio: a un certo punto gli parte un colpo senza sicura da dietro la schiena che impallina una hostess sugli spalti. Benoit si scusa e poi gioca uno schema: servizio+dritto. Il dritto, comodo, termina in mezzo al corridoio e lui dice allo sparring: “pensa se lo avessi fatto sul match point?”. È rilassato, decontratto, anarchico. Come il suo tennis, del resto.

Tre ace, tre smorzate imprendibili, due risposte vincenti. Questi gli ultimi otto punti che segnano i due game finali della partita contro Carballes Baena. Tra un punto e l’altro Paire passeggia con l’andatura sciolta, menefreghista, libertina. E neanche quando attende di rispondere si prepara granché, così come fanno i giocatori di club. Non ha quella miriade di snervanti routine legate ai rimbalzi della pallina et similia, ma si limita a giocare, vivaddio. La differenza tra dritto e rovescio è abissale, quasi come quella tra il destro e il mancino di Messi, soltanto che il diez blaugrana col destro può permettersi di non scendere neanche dal letto la mattina, mentre il dritto Paire deve forzatamente giocarlo. L’esecuzione dalla parte destra è pressoché inguardabile, ma col rovescio sa scrivere, cantare, recitare poesie, all’occorrenza anche sedurre. “Po’ esse fero e po’ esse piuma” il rovescio di Paire e, in entrambe le circostanze, è tanto meraviglioso quanto efficace.

Benoit è un artista. Benoit è un diverso. Benoit sembra un principe annoiato che diverte la gente. La chioma grigia-bianca-bionda per metà partita viene frustrata dal cappellino col coccodrillo, mentre un boato del pubblico esplode quando torna a mostrarla subito dopo aver siglato col 6-1 il set finale.

Si tratta di un personaggio che due anni fa, in piena stagione sull’indoor europeo, decise di volare da Marsiglia a San Paolo per giocare sulla terra. Motivo? «Sono a San Paolo per godermi la spiaggia, le vacanze e bere più alcol possibile», dice. Problema? A San Paolo non c’è il mare, ma vabbè sarà sopravvissuto lo stesso.

Domani, purtroppo, perderà contro quel tristone di Kei Nishikori, ma in fondo chissenefrega?