Controllo, velocità e fortuna: Roma incorona il Nadal 2.0


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Controllo, velocità e fortuna: Roma incorona il Nadal 2.0

La fortuna conta più del talento. È l'assunto da cui parte un lucidamente perfido Woody Allen in Match Point. Chissà se l'avrà pensato anche Zverev quando la pioggia è scesa nel momento in cui stava aprendo squarci di un diverso futuro nella finale di Roma.

Gli resta un naufragare amaro sulla terra bagnata. A Nadal resta un trionfo da record, il 32mo in un Masters 1000, una sensazione di controllo totale delle varie situazioni di gioco, e una dose di fortuna che non guasta.

L'infortunio di Nishikori a Madrid nel 2014 e la pioggia che ferma l'inerzia positiva di Djokovic al Roland Garros 2012, persi i primi due set il serbo aveva vinto il terzo e guadagnato un break di vantaggio all'inizio del quarto, restano come segnali, come indizi di un destino.

Più forte però rimane l'impressione del Nadal dei record, che dopo cinque anni torna a conquistare Roma, che diventa il più vincente di sempre nei Masters 1000 e di nuovo numero 1 del mondo. Che sia il favorito verso il Roland Garros sfiora l'ovvietà in stile Catalano.

Rafa si è confermato nella settimana degli Internazionali BNL d'Italia capace come nessuno di adattarsi alle condizioni e al tempo che passa. Cambiare senza snaturarsi, mutare senza rinunciare ai cardini dell'identità vuol dire spingere la costruzione di sé al massimo della consapevolezza.

Contro un creativo come Shapovalov ha diretto il dritto in top verso il rovescio mancino del canadese, che pure ha provato a tenere ma alla distanza ha finito per perdere campo. Il movimento ampio e gli appoggi sempre instabili non gli consentono di mantenere a lungo angolo e profondità sulla diagonale sinistra.

Il ricorso al cambio forzato diventa una conseguenza naturale della superiorità di Nadal che ha vinto 28 punti su 38 negli scambi medio-lunghi fra 5 e 9 colpi. Fognini si è illuso per un set, in cui ha stampato 16 vincenti di cui nove di dritto e con un parziale di cinque game di scintillante bellezza è diventato il secondo dopo Thiem a togliere un set sul rosso a Nadal quest'anno.

L'azzurro gli cerca sistematicamente il rovescio al servizio (38 le risposte con questo colpo, 19 di dritto), ma Rafa risponde meglio, più in controllo e più alto sopra la rete. Ottiene un punto diretto ogni cinque servizi, alza la gittata e aumenta la profondità del dritto che gioca tre volte su cinque in giagonale per mettere pressione contro il rovescio.

E da quella parte, l'azzurro commette quasi il doppio dei gratuiti per restare in partita. Anche se vince due punti in più negli scambi lunghi, Fognini prende più rischi per chiudere presto lo scambio.

E Rafa, come contro Shapovalov, fa la differenza quando lo scambio si chiude fra i 5 e i 9 colpi (vince 41 punti a 32). Perché gioca con più rotazione e praticamente solo in spinta, da entrambi i lati. Per un'ora e mezza Djokovic, nella 51ma sfida della rivalità con più capitoli dell'era open, interpreta il match con qualche interessante variazione.

Mette Nadal di fronte a rovesci stretti e corti, e ricava 8 vincenti con quel colpo nel primo set. Ha vinto 3 punti in più negli scambi fra i 5 e i 9 colpi, quelli in cui Nadal ha fatto la differenza contro Shapovalov e Fognini.

Nadal, però, conferma il suo atout più appariscente, vince 14 punti su 20 quando lo scambio si allunga, ma esalta la qualità perfettamente complementare dell'ultimo Rafa. Ricava un punto direttamente col servizio ogni quattro con la prima e con la seconda.

Come farà anche contro Zverev, Nadal ha giocato in sicurezza, ha imposto pressione costante con colpi più arrotati da fondo. Ha giocato più alto da dietro, ha rischiato meno il cambio in lungolinea.

Il dritto, con cui ha controllato il gioco, gli ha garantito 16 dei 22 vincenti complessivi. Ma è il dato all'apparenza contro-intuitivo della finale del Foro che fa emergere la direzione del processo di adattamento di Nadal.

Il giovane guerriero con lo smanicato e i pantaloncini al ginocchio che sfiancava gli avversari alla distanza è diventato un lucido amministratore di risorse, che costruisce il suo vantaggio competitivo e mentale negli scambi brevi.

Contro Zverev, si contano due doppi falli e 23 punti chiusi dopo un solo colpo (ace, servizio vincente o non risposto). Gli scambi più brevi possibile sono i più frequentiin finale. Sono complessivamente più dei 24 scambi che superano i 10 colpi.

Nadal ha vinto 8 punti in più in quelli più brevi, sotto i 5 colpi, quattro in più in quelli di media lunghezza, solo 2 in più in quelli più lunghi. Come scrive Craig O'Shannessy sul sito dell'ATP, “ci sono stati più colpi negli scambi più brevi che in quelli più lunghi”: solo 313 sui 791 totali in quelli che ne hanno richiesti più di dieci.

Per un set e mezzo, Nadal ha giocato il dritto in manovra contro il rovescio di Zverev. Cerca di allontanarlo, chiuderlo nell'angolo e togliergli fiducia. E il tedesco, che da quella parte cambia bene anche in lungolinea, sente di dover strafare e rischiare quando Rafa gli gioca alto a sinistra.

Il tedesco però ha cominciato ad essere più aggressiv con i colpi di inizio gioco, è più deciso nella prima accelerazione dopo il servizio e forza Nadal ad accorciare. Chissà se con un break da recuperare nel terzo, gli siano tornati in mente zio Toni.

“Un giorno, doveva avere circa a 7 o 8 anni, ci mancava un giocatore di 12 anni nel gruppo del circolo per poter competere in una gara a squadre” raccontava anni fa. “Lo ho portato insieme a noi e lo ho rassicurato; gli ho detto che non aveva bisogno di preoccuparsi perché, se la sua partita fosse andata male, avevo la possibilità di far piovere.

Era inverno. Così, proprio quando la partita sembrava prendere una brutta piega, ha cominciato a piovere”. E non è certo l'unica volta. La storia torna sempre ad imitare se stessa.