Non siamo ancora pronti al ritiro di Roger Federer


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Non siamo ancora pronti al ritiro di Roger Federer

Hai voglia a dire che nessun giocatore è più grande del loro sport...In queste settimane stiamo vivendo un assaggio amarissimo di quel che sarà il tennis dopo il ritiro di Roger Federer. Non bastano l'ego di Nadal e nemmeno il ritorno (preghiamo) di Djokovic e del Potro ad attutire l'assenza dello svizzero, inconsciamente più pesante dello scorso anno. 

I numeri parlano chiaro, prestando attenzione ai social, al traffico online: di questa stagione sul rosso non frega praticamente niente a nessuno. Il fatto che lo strapotere di Rafa la renda perdipiù scontata non fa che appesantirla.

La sensazione è che non aspettino tutti altro che cominci la stagione su erba, che torni Lui a dare un senso al circuito tramortito dalle mazzate di Rafa. Sia chiaro, la colpa non è certo di Nadal se gli altri non sono nemmeno lontanamente vicini al suo livello, al massimo è di Roger stesso che ha (peraltro saggiamente) rifiutato il confronto su terra. Stiamo vivendo un attesa strana, con la speranza che accada qualcosa che risvegli il circuito Atp dal sopore, consapevoli che è quasi impossibile che accadrà questo indefinito qualcosa.

E quando non ci sarà nemmeno l'attesa per Wimbledon a dare adrenalina, quando anche Rafa si ritirerà e sarà prossima pure la resa di Djokovic, chi desterà l'interesse degli appassionati? La lost generation dei Raonic è stata tamponata dal ritorno dalle ceneri di Federer e Nadal, ma manca sempre meno al loro inevitabile ritiro. Le nuove stelle stentano a carburare e non hanno ancora neanche un barlume dell'appeal che servirebbe per riaccendere la luce quando si spegnerà. Il rischio è che si ritorni nel limbo già vissuto a fine anni 90-inizio anni 2000, col tennis terra di nessuno e appassionati in fuga. Quando non c'era ancora chi si è elevato persino sopra il proprio sport.