Australian Open: Federer può ripetersi, chance per Dimitrov


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Australian Open: Federer può ripetersi, chance per Dimitrov

Cinquant'anni fa, l'ultima edizione degli Australian Championships segnò il preludio della rivoluzione Open. A mezzo secolo dall'anno più rivoluzionario del '900, l'Australian Open vive la stessa sospensione fra un moderno che sa di antico e un futuro che ancora non si fa presente. Le certezze sono poche, al contrario delle incognite, per un'edizione - la numero 106 - che si preannuncia estremamente difficile da pronosticare.

1- Roger Federer
Lo svizzero cercherà di difendere la vittoria in uno Slam per la prima volta dagli Us Open 2007, presentandosi a Melbourne dopo aver conquistato la seconda Hopman Cup della sua vita. Dopo essere arrivato scarico alle ATP Finals, il numero due del mondo sembra avere di nuovo il serbatoio pieno e i campi Melbourne dovrebbero favorirlo ulteriormente, proprio come avvenuto dodici mesi fa. Come ha detto lui stesso dopo la partita contro Zverev, avere la possibilità di “lavorare part-time” è uno dei segreti principali del suo successo: avere la possibilità di giocare meno tornei gli consente di prepararli al meglio e di interpretare ogni incontro nel miglior modo possibile.

La settimana scorsa si è intravisto come durante l’inverno abbia lavorato soprattutto sul rovescio e sulla conquista ancora più frequente della rete. I primi quattro turni non dovrebbero creargli troppi problemi, a differenza di quanto potrebbe accadere ai quarti di finale, specialmente se dovesse trovare del Potro. Se riuscirà a rimanere fresco e integro dal punto di vista fisico e mentale, il favorito per la vittoria finale è lui.

2- Grigor Dimitrov
Grande protagonista della parte iniziale e finale del 2017, il bulgaro arriva a Melbourne con grandi aspettative. La partnership con Vallverdu lo ha reso un giocatore capace di semplificare enormemente il suo tennis, valorizzando al massimo il servizio e il dritto senza perdere l’estro che lo contraddistingue, riuscendo anche a migliorare notevolmente nella spinta dal lato sinistro. In questo momento, forse non ha eguali sotto il profilo della tenuta fisica, fattore che in un torneo duro come sarà quello che sta per iniziare potrebbe rivelarsi molto importante.

Dimitrov ha iniziato il 2018 con la semifinale raggiunta a Brisbane, dove sono riemersi i suoi problemi nella gestione dei momenti “clutch” e di avversari particolarmente esuberanti sul piano tecnico e della personalità, come dimostrano sconfitte come quelle subite agli ultimi Us Open e a Brisbane rispettivamente contro Rublev e Kyrgios. Peraltro, proprio il russo e l’aussie potrebbero affrontarlo al terzo e al quarto turno: due sfide tanto spettacolari quanto insidiose per il numero tre del mondo. Ad ogni modo, questo torneo potrebbe essere la sua grande occasione per giocarsi fino in fondo un Major.

3- Rafael Nadal
Il numero uno del mondo aprirà il 2018 direttamente a Melbourne, dopo che gli ultimi tre mesi sono stati fortemente condizionati dal problema al ginocchio destro. Adesso pare che non abbia più problemi dal punto di vista fisico e che la preparazione per il primo Slam della stagione proceda bene. La sua necessità di colpire tante palle prima di trovare il giusto ritmo e di disputare tanti set per avere un livello di fiducia alto potrebbero creargli qualche problema soprattutto nei primi tre turni. Se dovesse superarli indenne – la Dea bendata con lui è stata decisamente benevola - con ogni probabilità diventerebbe il secondo favorito del torneo.

4- Alexander Zverev
«La vittoria di uno Slam, è per questo che noi tutti lavoriamo e per cui siamo qui”: questo è l’obiettivo di Alexander Zverev per l’anno che verrà, che dovrebbe essere quello che dovrebbe portarlo a competere con i migliori anche nei Major, dove finora non ha mai raggiunto i quarti di finale né sconfitto un top 50 (0-7 il record). I suoi margini di miglioramento sono estremamente ampi, ma per poter arrivare a giocarsela alla pari con i più forti del mondo sulla lunga distanza avrà bisogno di progredire nella gestione psico-fisica del suo tennis, magari verticalizzandolo di più.

La sua stagione è iniziata con la Hopman Cup, dove è arrivato in finale mostrando ancora qualche problema nel momento in cui la situazione diventa sfavorevole, mostrando un’insicurezza e un nervosismo che passeranno con la maturazione definitiva. Intanto, però, a Melbourne avrà l’occasione di compiere un salto di qualità importante. Ai sedicesimi potrebbe trovare il fratello Mischa, mentre andando avanti ci sarebbero Djokovic e Thiem: tutti avversari che, almeno in questo momento, deve battere.

5- Juan Martin Del Potro
Da Auckland a Auckland. L'ultimo anno di Juan Martin Del Potro, terzo argentino con più titoli in carriera (21 prima della finale dell'ASB Classic, la 32ma nel circuito magggiore) dietro Guillermo Vilas (62) e José Luis Clerc (25), dà la misura della continuità e insieme della differenza rispetto al passato. “Ora gioco in modo diverso” spiegava Palito a inizio settimana, “uso di più lo slice e mi diverto anche più di una volta. E poi, mi sottopongo a trattamenti per due o tre ore al giorno, e non posso fare diversamente se voglio continuare a giocare a tennis. Ho ancora molti obiettivi da raggiungere”. In Australia, il primo è più vicino.

6- David Goffin
"Dovremmo tutti tener d'occhio David Goffin”. Parola di Wally Masur, performance director di Tennis Australia. Il belga, avviato a un secondo turno contro Benneteau che l'ha battuto l'anno scorso a Bercy, “è un avversario pericoloso per tutti” aggiunge coach Thomas Johansson, come riporta Le Matin. Per confermare i quarti dell'anno scorso, dovrà battere, rispettando le teste di serie, Fognini e Del Potro, per poi sfidare Federer.

David non ha smesso di progredire nell'ultimo anno” ha aggiunto Johansson, “sarà un osso duro anche per Federer. L'ha battuto a Londra, alle Finals, e sa come sconfiggerlo ancora. Sarà pericoloso per tutti”. Il buon rendimento in Hopman Cup, in condizioni che il belga ha definito simili a quelle di Melbourne, giustificano aspettative ottimistiche.

7- Nick Kyrgios
L’idolo di casa si presenta a Melbourne dopo aver vinto a Brisbane il quarto trofeo della sua giovane carriera. Dopo la riconciliazione con Tomljanovic ha ritrovato la voglia di dedicarsi in modo continuativo al tennis, proprio come si era visto lo scorso marzo. “Mi sto allenando molto più duramente in palestra, ho ancora migliorato la mia alimentazione, tutti aspetti che vanno tenuti in considerazione per essere al meglio. Giocare così tanto a basket non è stato positivo per il mio corpo. Me l'hanno detto più persone, e adesso sto iniziando ad ascoltarle”. In queste parole c’è tanto di quello che tutti gli appassionati vorrebbero vedere nei prossimi anni: un professionista che cerca in tutti i modi di estrarre il massimo dal proprio potenziale.

Kyrgios in passato ha avuto difficoltà nel dare il meglio di fronte al pubblico australiano, facendosi condizionare da situazioni contingenti che ne hanno influenzato notevolmente la gestione mentale delle partite (si pensi ai primi due set della partita giocata contro Berdych agli Australian Open di due anni fa, ma anche alla seconda parte di quella contro Seppi del 2017). In questo senso la vittoria di Brisbane potrebbe essere un buon segnale, ma delineare tendenze chiare con lui non è sempre facile. Sicuramente sarà una mina vagante, con possibilità di fare molto bene. I primi due ostacoli non dovrebbero preoccuparlo, mentre al terzo turno potrebbe sfidare Tsonga, o magari uno tra Shapovalov e Tsitsipas. L’obiettivo è arrivare alla super sfida contro Dimitrov agli ottavi di finale, dove avrebbe più di una chance.

8- Dominic Thiem
La febbre a Doha, la prima sconfitta a Kooyong contro Novak Djokovic, dovuta più al jet lag, il match di alto livello perso contro Nadal. I primi indizi sulla stagione dell'austriaco, anche senza scendere nel gossip e nei dettagli della love story con Kiki Mladenovic, che racconta di quanto l'abbia aiutata nei momenti duri di questi suoi ultimi mesi, non sembrano incoraggianti. Bresnik, intervistato dalla tv austriaca LaOla, non si preoccupa.

Si concentra più sul primo avversario, Guido Pella, mancino solido da fondo che l'ha battuto due volte su due, due anni fa a Rio (ma l'austriaco veniva dal titolo a Buenos Aires e da un doppio finito tardi la sera prima) e a Chengdu a fine 2017. “Indipendentemente dal gioco dell'avversario” spiega Bresnik, “se Thiem è in forma fa la partita contro chiunque”. Sarà comunque un test già valido per verificare il percorso di adattamento alle superfici veloci già intravisto alla O2 Arena.

9- Novak Djokovic
L'obiettivo del settimo titolo sarebbe un record assoluto e lo renderebbe l'ottavo giocatore a vincere almeno sette volte uno stesso Slam, suona irrealistico. A un anno dall'eliminazione più precoce per un campione in carica all'Australian Open dalla sconfitta al primo turno di Becker nel 1997, il trentenne Djokovic ha bisogno di confermare la sostanza del suo successo dentro una forma già diversa rispetto al passato.

Il suo schema di gioco è sempre lo stesso, spostare l'avversario e aspettare una palla più corta per attaccare” ha detto a ESPN Craig O'Shannessy, l'analista ultimo entrato nello staff del serbo insieme a Stepanek e Agassi. L'infortunio al gomito, però, l'ha convinto ad accorciare il movimento di servizio, a virare verso un mulinello più breve per alleggerire la pressione. L'esibizione contro Thiem ha dato segnali incoraggianti in termini di costanza e imprevedibilità, pur con una fisiologica riduzione delle velocità medie. Ma in un match al quinto set, in una sfida come quella contro Monfils, che salvo sorprese lo attende al secondo turno, le risposte rischiano di essere diverse.

​10- Stan Wawrinka
Dopo la rinuncia all'esibizione di Abu Dhabi e al Tie Break Tens sulla Margaret Court Arena, la domanda torna ad aleggiare all'orizzonte: Stan Wawrinka ci sarà? “L'ho visto allenarsi, è pronto per giocare” ha rassicurato il direttore del torneo Craig Tiley. Il vodese non gioca da Wimbledon, dalla sconfitta contro Medvedev. Negli ultimi sei si è parlato più del suo ginocchio sinistro, e del divorzio polemico da Magnus Norman con tanto di avvelenata conferenza stampa pre-natalizia, che del suo tennis. Difficile che possa andare molto lontano.

Gli outsider
In passato il primo Major dell’anno ha regalato tante sorprese, con exploit che hanno segnato la carriera di molti giocatori (si pensi a Baghdatis e Gonzalez, ma anche a Thomas Johansson, capace addirittura di vincere nel 2002). Quest’anno difficilmente qualcuno che non sia un top player arriverà a giocarsi l’ultimo atto del torneo, ma le sorprese sono davvero dietro l’angolo. Su una superficie che si preannuncia veloce almeno quanto quella del 2017, i grandi servitori potrebbero cogliere qualche scalpo importante, specialmente negli incontri programmati durante la sessione diurna, dove la palla viaggia ancora più rapidamente e il controllo sulla stessa è minore rispetto alla sera. Attenzione quindi ai vari Isner, Muller, Querrey e Anderson.

Tra i giovani, invece, ci sarà grandissima attesa per il primo turno tra Shapovalov e Tsitsipas, in una riedizione della finale del torneo junior di Wimbledon del 2016, ma che potremmo rivedere a livelli ben più alti nel giro di 2-3 anni. C’è molto hype anche per Alex de Minaur, che ha fatto benissimo a Sydney e che esordirà contro Berdych, ormai nella fase calante della sua carriera di altissimo livello, e che sui campi di Melbourne avrà la possibilità di interpretare al meglio il suo tennis intenso, veloce e d’anticipo.
Curiosità anche per Kokkinakis, che esordirà con Medvedev per poi trovare eventualmente Mischa Zverev o Chung: dopo due stagioni complicatissime, “The Kokk” è pronto a sfruttare tutto il suo enorme potenziale. Sarà interessante anche vedere all’opera Jack Sock e Lucas Pouille, due grandi protagonisti della fine del 2017: il primo è accreditato della testa di serie numero 8, ma potrebbe soffrire non poco il caldo di Melbourne, mentre la condizione psico-fisica del secondo non è ancora nota.

Gli italiani
In attesa dei qualificati, difficile pensare a un italiano alla seconda settimana con Lorenzi e Fognini avviati a un terzo turno contro Nadal e Goffin. Seppi rischia la maratona al secondo contro Kohlschreiber prima di sfidare Kevin Anderson, Fabbiano avrebbe potuto sperare in un avvio decisamente più morbido del mismatch contro Sascha Zverev. Il tedesco, sostiene Wilander, si è messo addosso troppa pressione con la scelta di un “super coach” come Ferrero. Una scelta mirata a rendere il 2018 l'anno della svolta negli Slam. Praticamente impossibile, invece, che la svolta si veda per il tennis azzurro, sul Plexicushion dipinto di blu di Melbourne Park, nello Slam meno amato dagli italiani.

di Gabriele Ferrara e Alessandro Mastroluca