Il dominante



by   |  LETTURE 3745

Il dominante

Dicono di lui: Casey Curtis (ex allenatore) :"Era come un goffo puledro appena nato a 13-14 anni, gambe lunghe, un po’ traballante sui 'tacchi', non aveva resistenza nelle gambe. Crescendo ha sviluppato un gran servizio, il migliore del mondo forse, ma l’altro suo tesoro sono le fibre muscolari veloci, che gli garantiscono movimenti perfetti”.

Vasek Pospisil (amico e più volte compagno di doppio): “Quando si unì al centro nazionale di formazione, lavorò duro sul footwork e sulla coordinazione in generale. Sembrava molto più naturale e si muoveva meglio in campo.

E’ maturato fisicamente. Lui ha sempre avuto un gran servizio. Anche quando aveva 15 o 16 anni ne parlavano tutti, anche fra i giovani. Il suo corpo è un mix perfetto, è alto ma anche molto coordinato, è un dono".

Louis Borfiga ( direttore della Tennis Canada high-performance ): “La sua carriera da juniores non era tale da potersi vantare, ha raggiunto solo il numero 35 della classifica ITF junior. Ma molto di questo è dovuto al fatto che ha giocato tanti tornei.

Da quando il centro di addestramento nazionale ha preso il via, i ragazzi canadesi hanno viaggiato molto, giocando praticamente ogni evento junior che si potesse raggiungere. Non ha fatto nemmeno un torneo del Grande Slam junior fino al suo ultimo anno di eleggibilità.

Non ha mai sconfitto grandi nomi e in quei tre soli Slam ha vinto solo una partita. Il problema non era tanto il gioco quanto l'atteggiamento, sapevamo tutti, compreso lui, che era in grado di battere chiunque”. Capelli ricci e crespi, lunghe leve, servizio bomba ma anche e soprattutto una seconda che emoziona e fa tornare alla mente “il dominante” per eccellenza.

Dritto potente e telecomandato, rovescio semplice seppur bimane, forse il punto debole, una eccezionale mobilità nonostante l’altezza. Tocco e passo felpato, le discese a rete rassenerano gli animi dei peccatori, e ci inducono in tentazione.

Il ragazzotto, nato a Podgorica ma di nazionalità canadese, ha tutto per ripercorrere le orme di Pistol Pete. Pete Sampras ha imposto per una decade una sensazione d’impotenza nei suoi avversari, e di prepotenza negli occhi dei suoi spettatori.

Un’aura da invincibile ne ha accompagnato la carriera, passata in secondo piano dopo l’avvento di Roger Federer. Lo svizzero è, numeri ed estetica alla mano, e rimarrà il famigerato GOAT, ma la fragilità mentale mostrata nella seconda parte della sua eccezionale storia non regala quella strana sensazione che ha sempre lasciato l’americano a fine match, condita da braccia larghe e spallucce.

Una dominanza incompleta, una codominanza volendo tirare in ballo anche Rafael Nadal. Scomodando Mendel e Sampras, fondo il paragone con Raonic basandomi su un caso di dominanza completa. Milos Raonic ha solo 20 anni, è salito alla ribalta da appena un mese, ma ricorda terribilmente Pete, l’eleganza e la dominanza sono i punti in comune che ne fanno il degno erede.

I maligni hanno parlato di nuovo Karlovic, o meno sadicamente, di nuovo Ivanisevic, mascherando così incompetenza o invidia per il giovane canadese. Le origini montenegrine sono solo la formale prova della sua diversità dal classico bombardiere della battuta, privo di altre doti; la tenuta mentale, la freddezza nei punti decisivi, sembrano doti innate per lui.

C’è chi ha addirittura tirato in ballo le superfici, come se non fosse già abbastanza stata rallentata la velocità e con essa la passione di tornei prima unici come Wimbledon, tanto per fare un esempio; Verdasco, due volte sconfitto sul filo di lana in USA, ha affermato come il tennis vero si svolga sulla terra rossa, dove Raonic non ha la minima possibilità di vincere.

Sarebbe interessante sentir parlare di Pete Sampras dalla bocca del pinup man spagnolo, decisamente più palestrato che dotato tecnicamente. Raonic, tanto alto quanto altezzoso, non risponde, si vocifera di una sua presunta arroganza in sala stampa, non si stupisce se batte un top player, non si emoziona se vince un torneo, spocchioso anche in campo nella sua incoscienza calcolata.

Diverrà forse antipatico a qualcuno, ma è lui il vero erede di una stirpe nata a ridosso degli anni 90 con Sampras, nata per vincere dominando. Adriano S