Jerzy Janowicz - Echi dall´alto



by   |  LETTURE 6075

Jerzy Janowicz - Echi dall´alto

Chi è Jerzy Janowicz? Nato il 13 novembre di 22 anni fa e cresciuto, come l'altro classe 90 Raonic, non a caso col mito di Pete Sampras. Una famiglia di sportivi ad allevarlo, con papà Jerzy sr e mamma Anna Szalbot, ex pallavolisti.

Il suo ‘natale’ è un regalo anticipato per gli appassionati del gioco del tennis. Ottima la sua carriera da junior, che lo ha visto finalista al Roland Garros e agli Us Open (sconfitto da un altro ottimo prospetto come Berankis); risultati che lo hanno proiettato fino al numero 5 del Ranking Itf Under 18.
Il suo talento non ha lasciato indifferenti gli osservatori fin da piccolo, quando ricevette un'offerta dalla ricca Federazione del Qatar nel 2007, appena divenuto professionista.

Lui rifiutò: troppo l'amore per la città natale Lodz, nonostante l’apporto pressochè nullo della ben meno abbiente Federazione polacca. Da veri sportivi, i suoi hanno scelto la via del sacrificio, vendendo il loro negozio e due appartamenti per finanziare il figlio.

Una storia, quella di 'Jigi', comune a tanti altri ragazzi, ma con un finale felice: la casa dei genitori adesso è assediata dalle camionette delle tv polacche, alla disperata ricerca di un’intervista.

Escalation Doti indiscusse, venute alla ribalta in questa stagione grazie ad un'escalation di risultati. Basti pensare ad un semplice dato di fatto: il 16 gennaio 2012 perse da David Rice in un Future britannico, fra le 4 mura di una palestra indoor, contro il numero 19 britannico, pochi giorni fa ha battuto il numero uno britannico Andy Murray…Ma è stata la vittoria al Challenger del Garden di Roma ad averlo fatto conoscere ai più, e a dargli la prima gioia di un certo rilievo (non la primissima in carriera, risale infatti al 2010, sempre in terra francese, il primo titolo Challenger).

Quindi altri due titoli Challenger e il terzo turno raggiunto a Wimbledon, poi l'exploit di Bercy. A inizio 2012 partiva dalla posizione numero 211 nel Ranking Atp, nel 2013 partirà a ridosso dei primi 20 del mondo: una rincorsa iniziata nel 2008 grazie alle prime affermazioni a livello Futures, destinata a salire vertiginosamente di livello.

Assonanze Vedendolo giocare, a molti è venuto in mente Marat Safin, un altro ragazzone dell'est che ha trovato a Parigi-Bercy la propria identità in più di un'occasione; assonanza che va a stonare nel futile della cruda estetica, nella consistenza del rovescio e ancora prematuro per quanto riguarda il palmares.

Lo si è paragonato a Bill Tilden, svolazzando fra le leggende. Personalmente ho sempre proposto un paragone più contemporaneo: un Berdych con meno rovescio e più mano. Parlando di fatti, più consono tentare per ora un più semplice paragone in corso d'opera con il connazionale Wojtek Fibak, 20 cm più basso di Jerzy, un best ranking (10) e una bacheca (15 titoli) di tutto rispetto a cavallo degli anni 70-80.

Particolare invece la coincidenza che vede protagonista l'amico-coach Kim Tiilikainen, autore nel 2002 a Reggio Calabria di una delle più brutte sconfitte dell'Italtennis, con la sua Finlandia. Key words Servizio e diritto killer, sono le prime caratteristiche che possono venire in mente guardandolo giocare per pochi minuti.

Nulla di nuovo, qualcuno potrebbe dire (non esitando nel farlo, peraltro), nulla di eccezionale, nulla di divertente. E invece no, perché Jerzy è tanto altro. La palla corta è il marchio di fabbrica, spesso ne abusa, in una sorta di trance, in stato di incoscienza giudiziosa.

La sua dolcissima mano sembra quasi in grado di fermare il tempo, tirando fuori da qualsiasi posizione e in qualsiasi momento dello scambio il drop shot, grazie ad un'impugnatura chiusa che ne nasconde spesso intenzioni e direzioni.

Dall’alto dei suoi 203 centimetri trascendono, in modo incredibile per uno della sua stazza, un’agilità e un’adattabilità fuori dal comune. Il giovane di Lodz sa infatti giocare su terra, sa giocare su erba, sa giocare su cemento.

Non soffre le rotazioni, non soffre le palle basse, sa anche scambiare a tempo debito, nonostante un rovescio a tratti altalenante. Gioia, incredulità, emozione pura, sensazioni che si sono arrampicate verso le luci del Palais omnisports nei momenti di trionfo.

Pensieri che non traspaiono a gioco in corso, dominati da una grande consapevolezza nei propri mezzi, dalla rabbia calma, una giusta dose di cattiveria agonistica condita da tratti ancora bambineschi. Echoes Facile è stato capire che sarebbe ‘arrivato’, Jerzy, quando i miei occhi hanno incrociato la sua strada mesi fa, difficile dire fin dove potrà spingersi l’albatross.

Riceverà con ogni probabilità il premio da Newcomer of the Year a Londra ai danni del coetaneo Goffin, decifrerà i margini del suo talento e proverà ad adattarsi ad una nuova dimensione. Nel frattempo rimarrà sospeso per aria fino all’anno che verrà, l’eco di un tempo remoto, risuona già.