USA e getta



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USA e getta

L'ennesimo stop forzato nella carriera di Rafael Nadal ha sconvolto il mondo del tennis. Non una novità appunto, ma le modalità e quell'insano alone di mistero che ha contornato questo nuovo appuntamento col dottore dello spagnolo hanno aperto lunghe e fantasiose discussioni a riguardo.

Ad inizio anno, guardando allibito il livello fisico raggiunto nella finale degli Australian Open mi fermai a discutere col buon Pallotti: 'Indipendentemente dal risultato finale, questi due si sono rovinati una stagione.

Non sono stress fisici sopportabili da un corpo umano, ricordi nel 2009?'...Appunto. L'anno della vittoria a Melbourne, Rafa raggiunse il suo più alto livello di sempre, battendo Verdasco dopo 5 ore e facendo piangere Federer non molto tempo dopo, con altre 4 ore di logorio sul groppone.

Poi l'ennesima grande stagione sul rosso prima del patatrac di Parigi e del primo serio crac alle ginocchia a seguire. Le assonanze col 2012 ci sono. Prime avvisaglie a Miami, poi il grande ritorno sul suo campo di guerra.

L'ultima sfida di Nadal era diventata battere Djokovic, perdere anche il French Open avrebbe distrutto la sua carriera; così si è andati oltre il budget che le sue ginocchia potevano consentire, si è superato il limite e un conto salato e amaro lo ha tolto dai campi di gioco per 3 mesi (se le cose andranno bene).

Un peccato, perchè naturalmente il maiorchino tanto ha dato e tanto può ancora dare al movimento, soprattutto in termini mediatici, ma un peccato anche andando più sul singolare; negli ultimi 2 anni Rafa aveva ben tenuto a cura il suo fisico tanto potente quanto fragile, limitando sforzi inutili e accorciando il suo calendario con scelte ben ponderate, compresa quella del riposo in febbraio, purtroppo per lui rivelatasi insufficiente.

Ma cosa aspetta ora al minotauro spagnolo, e cosa dobbiamo aspettarci noi poveri mortali? L'uomo ha come limite un'atavica ricerca dei perchè, i suoi dubbi e le sue paure lo rendono storicamente differente dal divino, in un circolo vizioso paranoico.

Eccoci allora involarci nei pensieri più fantasiosi, seguendo trame logiche ed interessanti, ma basate sul concreto nulla messoci a disposizione dall'imbarazzante clan Nadal. C'è chi pensa subito a uno stop per doping, insabbiato dall'Atp e invocato dal CIO, come se il Board fosse in mano alla camorra o nessuna cinese avesse nuotato forte a Londra.

Da contraltare c'è chi pensa che vada tutto bene e che il mondo sia un posto perfetto. Ci sono quelli che "l'ottimismo è il profumo della vita", e pensano a malattie terminali che costringono Barbadillo&co a dire e smentire quotidianamente fatti e misfatti, che portano noi poveri mortali a comporre e smantellare una valanga di teorie.

La soluzione più ovvia, dopo averne lette e sentite tante su ogni fronte, a me pare quella che può evincersi più o meno facilmente dal titolo: Nadal è da intendersi come un oggetto, così come lo è stato inteso anche da persone a lui care, e come tale va paragonato a un semplice usa e getta.

Se così non fosse stato, per quanto espresso nei momenti di massimo splendore, la continuità atletica avrebbe portato Rafa a battere ogni tipo di record in materia di titoli. Così non è stato, i ritiri hanno bloccato da sempre il suo cammino, che ha anche rischiato di interrompersi subito a causa di una malformazione al piede tenuta nascosta fino all'anno scorso.

Probabilmente è proprio quella la causa dei suoi continui fastidi, condizionandone la postura e la gestualità, o forse semplicemente non è possibile giocare a tennis in quel modo, nel suo irriproducibile modo, tanto efficace quanto insano e fuori dalle regole.

Ma dato che coi se e con i ma non si va da nessuna parte, cari comuni mortali, bisogna accontentarsi. Nadal non potrà più giocare con continuità, altrimenti il ritiro dai campi lo aspetterebbe a braccia aperte, ma si limiterà a colpire quando più conta, con buona pace di sponsor, tifosi e detrattori. Per quello che è da considerare come un parere intelligente, o in caso contrario solo come una speranza sincera.