Lo sfogo di Toni Nadal dopo il ritiro di Tsonga: "Oggi ci sono solo robot"



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Lo sfogo di Toni Nadal dopo il ritiro di Tsonga: "Oggi ci sono solo robot"

L’addio al tennis di Jo-Wilfried Tsonga ha commosso tutti gli appassionati di questo meraviglioso sport. Il francese si è purtroppo infortunato quando ha avuto la possibilità di portare al quinto set la sfida contro la testa di serie numero otto Casper Ruud.

Tsonga è stato salutato con grande affetto dal pubblico del Court Philippe-Chatrier e da tutte le persone che hanno contribuito alla sua ascesa nel mondo del tennis. Toni Nadal, parlando del ritiro del 37enne di Le Mans, ha criticato le nuove generazioni di tennisti in un editoriale pubblicato sul quotidiano “El Pais” .

Lo sfogo di Toni Nadal dopo il ritiro di Tsonga

“Con lui se ne va uno stile che, credo, in pochi anni sarà completamente scomparso. Il tennis del giocatore che gioca più con il cuore che con la tecnica e che tende a coinvolgere il pubblico più degli atleti completi e perfetti di oggi.

Oggi ci sono solo robot. Quello che vorrei sottolineare di lui, senza dubbio, è il suo fisico possente, l’intensità che ha sempre dato al suo gioco e, soprattutto, quell’enorme capacità di combattimento che ha dimostrato e che ha suscitato l’entusiasmo del suo pubblico" , ha scritto Toni Nadal.

"Mio nipote Rafa ed io lo incrociavamo nel circuito dei bambini; ma ricordo con un sorriso particolare il primo allenamento tra i due, già nel circuito pro, a Wimbledon, nel 2008. Già in quel momento Rafael manifestava un fervore che gli impediva di distinguere un match da un allenamento, e Jo disse che non si sarebbe più allenato con lui.

Ovviamente, non solo non è stato così, ma abbiamo sviluppato un rapporto stretto e molto amichevole. In questi giorni a Parigi circola anche David Ferrer, un altro dei grandi che ti ha costretto a non sbattere le palpebre in ogni suo punto intenso.

Con loro mi rendo conto che sta finendo uno stile di tennis meno preciso, meno perfetto e molto meno completo di quello attuale. Ma anche, forse, la capacità di questi grandi combattenti di commuovere e unire il pubblico" .