L'ATP sta seriamente valutando di introdurre il 'coaching' nel circuito maschile



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L'ATP sta seriamente valutando di introdurre il 'coaching' nel circuito maschile

Una delle questioni più dibattute del tour maschile negli ultimi anni riguarda il fatto che l’ATP debba o non debba permettere il coaching, autorizzato invece nel circuito femminile. La WTA permette alle giocatrici di chiamare i propri allenatori tra un game e l’altro, di parlare con loro in panchina e di riceverele dovute istruzioni sul match in corso.

Secondo Fue Buena, l’ATP sta seriamente prendendo in considerazione l’idea di invertire la rotta sulla questione coaching, che ad oggi, stando alle regole, prevedrebbe persino una multa. Infatti, se il giudice di sedia si ritrova a dover cacciare un allenatore che scende in campo per dare istruzioni al suo giocatore, non solo è autorizzato a richiamare quest’ultimo, ma può anche scegliere per la perdita di un punto, di un gioco o dell’intera partita da parte dello stesso.

Nonostante questo, è ben noto come nel tour ATP quasi tutti gli allenatori utilizzino segni e gesti di diverso tipo, e alcuni arrivano anche a gridare, per passare informazioni preziose al proprio assistito. Novak Djokovic o Rafael Nadal sono stati ripetutamente accusati di ricevere istruzioni dai loro allenatori durante le partite.

L’anno scorso il serbo ha chiaramente spiegato come "non possiamo far finta che non stia accadendo nel tennis", che dimostra come non sia l’unico a far questo. "Boris e io abbiamo i nostri modi di comunicare, lui mi dice se sto facendo bene o male.

Non credo di prendere in giro nessuno. È più di carattere motivazionale piuttosto che pratico, non mi dice dove tirare la pallina, ma sono certo che molti giocano si dirigano apposta verso l’angolo per comunicare con il loro allenatore.

Penso che questo non sarebbe sempre un male se lo si rendesse una forma di comunicazione regolare”, ha spiegato l’attuale numero due del mondo. Rafa, dal canto suo, è stato spessissimo accusato che Toni Nadal gli desse delle indicazioni durante i match.

A conferma di ciò l’intervista rilasciata dal padre di Djokovic dopo la finale del Roland Garros del 2014. "Il problema di Novak è che Toni fa ‘coaching’ nel bel mezzo delle partite", ha lamentato.

Wawrinka ha rivelato che un giorno si è reso conto dei segnali che Toni mandava a Rafa, usando parole specifiche per ogni consiglio. Memorabile fu anche l’ira del nostro Fognini contro Nadal durante il torneo di Amburgo dello scorso anno.

L’italiano aveva recriminato al maiorchino di ricevere istruzioni dal suo allenatore. “Fa sempre la stessa cosa. Sempre la stessa!”, aveva esclamato Fabio. Dunque, secondo il racconto di Fue Buena, durante l’ultima riunione dei giocatori a New York, durante gli US Open, dove tra gli altri erano presenti Djokovic e Murray, hanno tutti discusso della possibilità che l’ATP permetta il coaching, anche se con certi limiti.

Non sarebbe uguale alla WTA. Nessun allenatore scenderebbe in campo, ma potrebbe essere autorizzato a fornire istruzioni dal suo angolo, purché non venga interrotta la partita. Questa idea ha i suoi detrattori e i suoi sostenitori.

Per esempio, Roger Federer ha ammesso che non gli piaceva affatto l’idea che gli allenatori scendessero in campo per aiutare i propri assistiti. "Se ciò accadrà, speriamo di essere già andati in pensione", aveva ammesso lo svizzero due anni fa.

"Non credo che sia giusto, anche perché non tutti possono permettersi un allenatore. Credo che sia bene poter guardare il proprio allenatore per un sostegno morale, ma penso anche che il tennis dovrebbe rimanere l'unico sport in cui non vi è alcun allenatore in campo", aveva aggiunto.

Chi supporta appieno l'idea è invece Patrick Mouratoglou. L’allenatore di Serena Williams, in un’intervista a TennisHead, aveva spiegato il suo punto di vista: “È assurdo che in uno sport come questo ci siano regole così contraddittorie.

In Coppa Davis è consentito, ma non nel circuito. Avere allenatori in panchina sarebbe un bene per gli spettatori, li aiuterebbe a comprendere meglio il gioco e ascoltare le tattiche e le tecniche di ciascun atleta" Ora la parola passa all’ATP.