Australian Open - Djokovic suona la nona sinfonia. Ko Medvedev, arriva il 18° Slam



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Australian Open - Djokovic suona la nona sinfonia. Ko Medvedev, arriva il 18° Slam

Mettiamola così: Daniil Medvedev è un fuoriclasse, Novak Djokovic un campione. Il campione. Dopo aver blindato il sorpasso ai danni di Roger Federer nella speciale classifica delle settimane in vetta al ranking, il serbo si è infatti limitato a fare quello che ha sempre saputo fare meglio.

Vincere. Dopo un torneo condito dalle polemiche (e anche da qualche fastidio fisico) il numero uno del gruppone ha infatti conservato il meglio per le ultime due partite. Ha stravinto il confronto contro la sorpresa Aslan Karatsev e ha distrutto, tatticamente e mentalmente, Daniil Medvedev in finale.

Quella che più di un’alternativa al Djokovic versione Australian Open pareva quasi una certezza. E invece Djokovic fa il Djokovic. Resiste nel primo set e dilaga completamente a cavallo tra la seconda e la terza frazione.

Evidenziando evidentemente anche i limiti di un giocatore che forse, forse, non è ancora pronto a vincere uno Slam. Finisce 7-5 6-2 6-2 dopo poco meno di due ore di gioco: “Nole” aggiunge la nona perla alla collana dei successi nello Slam downunder (mettendosi praticamente alle spalle del solo Rafael Nadal al Roland Garros) ma raggiunge soprattutto quota diciotto negli Slam.

Insomma: quei due sono ormai nel mirino.

Dominio Djokovic: Medvedev si spegne dopo un set

Il tentativo iniziale di Djokovic è semplice. Limitare il numero degli scambi prolungati sulla diagonale sinistra. Progetto che come nella logica delle cose, complice anche il contributo di chi presenzia dal lato opposto della rete, ha come conseguenza il break.

Medvedev – che vince pochissimi punti con la seconda palla – rientra prepotentemente in carreggiata e trova soprattutto una maggiore quantità di alternative da fondocampo. Manco a dirlo, complice un regalo di dritto, si spinge sul 15-30, sopravvive a uno scambio massacrante da fondocampo e riesce poi a tirare su un paio di lob.

Risultato? Il 3-2. Il russo conserva il turno di battuta sul 4-5 in maniera praticamente perfetta (impreziosendo il bottino con due vincenti di dritto) ma si inceppa completamente sul 5-6. Djokovic, il solito Djokovic, pesca uno splendido passante di rovescio sullo 0-30, fa da spettatore non-pagante nei due successivi quindici, ma approfitta di un erroraccio in uscita dal servizio del russo.

Dopo una quarantina di minuti è 7-5. Djokovic tira comprensibilmente il fiato, si concede con la battuta a disposizione in avvio, ma ristabilisce le gerarchie con un parzialotto di 4-0. Il campionissimo serbo, praticamente intoccabile da fondocampo, si lascia trascinare ai vantaggi sul 4-2 (complice una sbavatura di rovescio in uscita dal servizio) ma assesta comunque la spallata decisiva con due servizi vincenti.

Entrambi al centro. Senza il vero contributo della prima palla Medvedev si lascia travolgere dal nervosismo e dalla tensione. Accatastando semplicemente un colpo dopo l’altro. Il 6-2 finale racconta praticamente tutti i come e tutti i perché.

Il terzo set è poi un contorno del tutto necessario. Medvedev, che si ritrova senza un vero piano a disposizione, tenta addirittura di spingersi nei pressi della rete per non concedere dei punti di riferimento. Tattica che come da programma si rivela suicida.

Djokovic, che nel mezzo muove il gioco in maniera perfetta, schizza sul 3-0 in maniera estremamente agevole. Ed è la fine. Deresponsabilizzato in qualche modo dalla situazione di punteggio, Medvedev prova a raccogliere la stragrande maggioranza delle energie nervose nel cuore del settimo game.

Djokovic, personaggio allergico alla sconfitta, risponde comunque al momento di difficoltà in maniera perfetta, costruisce il 5-2 con la forza e addirittura evita di rimettersi on serve ai piedi della vittoria. Sigillando con una volée alta di dritto la supremazia nell'ottavo game. Melbourne Park ha un solo padrone. Photo Credit: Getty Images