Australian Open - Osaka "bestia nera" per Serena Williams. In finale ci va Brady



by   |  LETTURE 1296

Australian Open - Osaka "bestia nera" per Serena Williams. In finale ci va Brady

Nonostante tredici errori non forzati con il dritto (a fronte di appena due vincenti) e una percentuale di prime in campo piuttosto bassa (basti pensare che solamente in altre otto occasioni le era capitato di vincere con questi numeri) Naomi Osaka stravince ancora una volta contro Serena Williams.

Ormai sempre più lontana dalla ventiquattresima perla Slam. Anche se scatta dai blocchi di partenza con qualche difficoltà e anche se rimette in carreggiata la campionessa statunitense con un game-horror sul 4-3 - a un passo dal traguardo nel secondo - la tennista nipponica si dimostra sempre più preparata.

Tatticamente, tecnicamente, ma soprattutto fisicamente. Serena non riesce a capitalizzare un iniziale vantaggio di 2-0 – con annessa palla per la fuga – manco a dirlo nemmeno a rimanere a contatto nel corso della frazione.

Il 5-2 Osaka è praticamente una conseguenza logica: così come lo è il 6-3 e il break che in avvio di secondo indirizza completamente la faccenda. A un passo dal traguardo, dalla quarta finale Slam e dal terzo successo in carriera contro la statunitense, la numero tre del gruppone si inceppa con il servizio e con tre doppi-errori si ritrova addirittura sul 4-4.

Problemi? Macché. Con quattro splendide soluzioni di rovescio – di cui due vincenti – ristabilisce immediatamente le gerarchie e quando il tabellone luminoso è prossimo a segnare i novanta minuti di gioco chiude sul 6-3 6-4.

La campionessa dell’edizione 2019 - unbeaten nelle finali Slam - se la vedrà sabato sul blu della Rod Laver Arena con Jennifer Brady, battuta qualche mese fa a Flushing Meadows in semifinale. Proprio prima del titolo.

Brady, vittoria "brutta" ma importante

Nel match con Karolina Muchova, intensità e qualità percorrono due strade completamente differenti. Comprensibile, pensando alla posta in palio. La statunitense vince il primo set, va totalmente in confusione nel corso del secondo, ma giganteggia con la battuta a disposizione nel rush finale e con un chirurgico break arriva a servire per il match sul 5-4.

Ecco: il decimo game del terzo set riscatta in qualche modo una partita totalmente anonima, se non altro dal punto di vista genuinamente estetico. Brady si porta sul 40-15, si ritrova contro hawk-eye sul 40-30, e poi senza più praticamente il sostegno della prima palla (che perde completamente per i sette successivi punti) ha bisogno di cancellare tre palle per il controbreak e soprattutto del quarto match point per portare a termine la pratica.

Finisce 6-3 4-6 6-4. Per la statunitense sarà ovviamente la prima finale Major in carriera. Photo Credit: Getty Images