Australian Open - Mamma mia Djokovic, demolito Nadal in finale


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Australian Open - Mamma mia Djokovic, demolito Nadal in finale

Si fosse trattato di un incontro di pugilato, dopo un’oretta e poco più Carlos Moya avrebbe dovuto alzarsi e gettare la spugna per salvare il salvabile del suo assistito. Non è pugilato, anche se lo ricorda molto, e soprattutto c’è un peso massimo suonato e maltrattato.

Il peso massimo maltrattato è Rafa Nadal, che mai come oggi è stato spremuto dal rivale di sempre in un palcoscenico così illustre. L’altro peso massimo è Novak Djokovic che dalla Rod Laver Arena lancia un forte, chiaro, inequivocabile messaggio.

A chi sta dall’altra parte della rete in primis, e a tutto il mondo del tennis poi. Nell’eterno dualismo tra Federer e Nadal, Nole vuole infilarsi con prepotenza e, se non oggi, presto avrà anche i numeri per avanzare una candidatura più che credibile.

La finale degli Australian Open 2019 è una partita che non esiste. Il capitolo 53 della saga endless tra Nadal e Djokovic è uno dei più cruenti per il maiorchino e libidinosi per il serbo. Rafa non riesce a opporre resistenza a una macchina impeccabile, perfettamente calata nel suo habitat naturale.

Djokovic impartisce una durissima lezione al rivale di sempre e, battendolo per la ventottesima volta in tre set da tiranno, intasca il settimo titolo a Melbourne Park in altrettante finali giocate. Mai nessuno come il serbo nella storia dello Slam down under: sette titoli valgono il sorpasso a un mostro della preistoria – Roy Emerson – e a quello che tutti o quasi sentenziano essere il più grande di tutti i tempi – Roger Federer -, entrambi fermi a sei.

È anche il quindicesimo titolo Major per Nole che accorcia a -2 su Nadal e a -5 su Federer diventando il terzo più vincente di sempre (superato Sampras) e definendo così un podio di vincitori all-time composto interamente da giocatore contemporanei.

LA PARTITA. L’intento di Djokovic è far capire subito che aria tira stasera sulla Rod Laver Arena al compare dall’altra parte della rete. Missione più che riuscita. La partenza del serbo è furente, quella di Rafa letargica.

Risultato: Nole vince dodici dei primi tredici punti con totale agio, come se Nadal fosse uno qualunque, e mette da parte un tesoretto sufficiente ad archiviare già il primo set. Col vantaggio dalla sua, Djokovic potrebbe anche rendere il punteggio più severo per Nadal ma prima fallisce la risposta su una palla break, poi commette una sciocchezza in un altro game che avrebbe potuto portarlo a palla break.

Quisquilie. Nole perde un punto con la battuta in tutto il set, non sbaglia praticamente mai, fa il quadruplo degli ace e il doppio dei vincenti. È un no-contest che poco viene spiegato dal 6-3 in mezz’ora e spiccioli con cui Djokovic apre la finale.

Purché diventi una partita Nadal dovrebbe essere perfetto e Djokovic dovrebbe tornare tra gli umani. Non accade né l’una né l’altra cosa. La finale, anche nel secondo set, continua a essere un monologo in lingua serba.

Nadal sbaglia un paio di palle di troppo, Djokovic ovviamente non gliele perdona e piglia il break sul 2-2. C’è un unico game, sostanzialmente, in cui Nadal cerca di creare qualche crepa: nel sesto game lo spagnolo riesce a raggiungere il 40-40 e pare quasi un miracolo, salvo essere subito rispedito al mittente.

Superato il primo – e unico – momento di molto relativa difficoltà, Djokovic gioca un game sensazionale in risposta e raddoppia la mole di vantaggio. La chiusura sul 6-2 è figlia di tre ace in fila e ha molto l’aria di un k.o.

tecnico. Il doppio gancio mette al tappeto Nadal che non ha le armi né le idee per rialzarsi e anche solo abbozzare un tentativo di risalita. Nole va dritto per dritto come un treno merci, fino alla destinazione e il break che arriva sull’1-1 spalanca un’autostrada a quattro corsie sgombra verso il settimo titolo australiano del serbo.

C’è un game – sul 3-2 e servizio Djokovic – in cui Nole dissemina tre errori gratuiti, praticamente un terzo di quelli lasciati in tutta la partita, offrendo una palla break che Nadal non trasforma.

Nole prosegue la corsa e non ha neanche bisogno di servire per il titolo perché sul 5-3 decide di giocare l'ennesimo game da extra-terrestre colpendo tre vincenti fuori dal mondo e chiudendo la questione sul 6-3.

I numeri del tabellino di fine partita raccontano e spiegano - o quantomeno provano a farlo - una delle migliori prestazioni nella storia del Gioco. Perché, francamente, ha poco di umano sbagliare 9 palle in tutto in una finale Slam, mettere a segno 34 colpi vincenti e demolire in modo mortificante Nadal, che mai in carriera aveva subito una tale sconfitta in una finale Major.

È la terza volta che Djokovic vince tre Slam in fila - altro record in solitaria - e fa un po' sorridere oggi ripensare che l'ultimo a batterlo in un Major sia Marco Cecchinato.

AUSTRALIAN OPEN, Finale:
[1] N. Djokovic b. [2] R. Nadal 6-3 6-2 6-3