Australian Open - Djokovic quanto basta: il remake è deludente


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Australian Open - Djokovic quanto basta: il remake è deludente

Come accade al cinema, i remake spesso deludono. Novak Djokovic e Jo Tsonga tornano per la terza volta sul luogo del delitto, ovverosia là dove undici anni fa il serbo ha iniziato a collezionare Slam proprio contro il francese in finale.

In realtà, pochi si aspettavano una partita degna di una finale Slam: questo Tsonga non è che un pallido ricordo del top-ten delle passate stagioni, mentre Djokovic è sempre Djokovic, grossomodo. La riedizione della finale 2008 è un assolo in cui mai si ha la sensazione che il più debole possa creare problemi al più forte.

Djokovic, in verità, spreme solo quel che serve, lo stretto indispensabile per ottenere una vittoria “pulita” in tre set e avanzare al terzo turno dove ad attenderlo troverà Denis Shapovalov. Il generoso Jo riesce a forzare per le lunghe uno solo dei tre set giocati, il secondo, e lo fa con l’ingente aiuto di Djokovic che sul 5-4 del secondo set gioca un pessimo game perdendo la battuta a zero. Poco dopo Tsonga gli rende il favore con un altro game orribile, probabilmente il peggiore per importanza della sua partita, e alla seconda chance il numero uno del mondo fissa sul 7-5 il punteggio che uccide una partita mai realmente cominciata.

Nel set che chiude la nottata di Melbourne, terminato oltre la mezzanotte, Tsonga deraglia nel quinto game perdendo la battuta dopo essersi fatto rimontare da 40-0. Appena scavallata la seconda ora di gioco, Djokovic chiude i conti col 6-4 finale.

Qualitativamente era la partita del giorno, e non ha tradito. Quattro tie-break e più di quattro ore servono per dirimere la questione tra Milos Raonic e Stan Wawrinka sulla Rod Laver Arena. La spunta il canadese che, da testa di serie, ha avuto probabilmente il peggior sorteggio della storia: prima Kyrgios e poi Wawrinka, entrambi liquidati con classe e personalità. Milos rimonta un primo set perso, ma che ai punti avrebbe vinto. Il tennis non è la boxe, seppur non si discosta molto, e il tie-break premia un paio di fiammate dello svizzero. Raonic risale in sella e non si fa disarcionare neanche dal break restituito nel secondo set, prima di pareggiare i conti al tie-break.

È il jeu-decisif del terzo set a far girare, probabilmente, tutta la questione: non ci sono palle break in tutto il set e Raonic al tie-break cancella tre set point (tutti col servizio a disposizione) prima di chiudere per 15-13. Wawrinka potrebbe allungarla al quinto, ma fallisce l’opportunità di servire per il match sul 5-3, si fa trascinare nel nuovo tie-break e finisce per perderlo 7-5. Dopo Kyrgios e Wawrinka, un po’ di respiro al terzo turno per Raonic: ci sarà, difatti, Herbert che nella nottata ha eliminato Chung, semifinalista lo scorso anno.

In apertura di programma stava per combinare il patatrac Kei Nishikori, già salvo quasi per miracolo dopo un esordio thriller. Il giapponese, stavolta, vince i primi due set e pare in totale controllo contro il vecchietto Ivo Karlovic. Poi il giapponese si addormenta, il gigante ha un paio di sussulti e con due break identici – a zero! – acciuffa terzo e quarto set per 7-5.

Sul 4-4 del quinto la situazione si fa drammatica per Nishikori, che trova però la scappatoia: il giapponese risale lo 0-40 e sistema la questione al super tie-break aggiudicandoselo per 10-7 con Karlovic che perde entrambi i servizi sul 7-6 in suo favore e cede gli ultimi quattro punti.

È più o meno quanto capitato anche ad Alexander Zverev, osservato speciale negli Slam con la bacchetta pronta a redarguirlo. Pur non brillando, Sascha porta a casa i primi due set contro Jeremy Chardy, ma ciò non basta per evitare di farsi trascinare al quinto set, come già troppe volte gli è capitato in carriera. Stavolta il tedesco scaccia via gli incubi e sventa una sconfitta che sarebbe stata clamorosa, senza mai soffrire nel set decisivo. Zverev, difatti, prende subito il break di vantaggio, lo raddoppia per inchiodare sul 6-1 lo score.

Al terzo turno il numero 4 del mondo è atteso da Alex Bolt, mancino australiano che si è reso protagonista di uno dei match di giornata rimontando per due volte un set di svantaggio a Simon e cancellando in tutto quattro match point. Per Bolt è il miglior risultato in uno Slam, mentre Zverev eguaglia il suo massimo agli Australian Open, ancora per poco s’intende.

Chi, invece, saluta la compagnia è Dominic Thiem. Fiaccato da un evidente problema fisico – probabilmente la schiena, probabilmente non ha recuperato al meglio dopo le 4 ore del primo turno contro Paire -, l’austriaco alza bandiera bianca contro Popyrin dopo aver perso i primi due set e la battuta a inizio terzo. Dopo Anderson, quella di Thiem è la seconda delle prime otto teste di serie a cadere prima del terzo turno.

AUSTRALIAN OPEN, 2° turno:
[1] N. Djokovic b. [WC] J. Tsonga 6-3 7-5 6-4
[25] D. Shapovalov b. T. Daniel 6-3 7-6(2) 6-3
[21] D. Goffin b. M. Copil 5-7 7-5 6-2
[15] D. Medvedev b. R. Harrison 6-3 6-3 6-3
[12] F. Fognini b. L. Mayer 7-6(3) 6-3 7-6(4)
[23] P. Carreno Busta b. I. Ivashka 6-2 6-3 7-6(7)
J. Sousa b. [32] P. Kohlschreiber 7-5 4-6 7-6(4) 5-7 6-4
[8] K. Nishikori b. I. Karlovic 6-3 7-6(6) 5-7 5-7 7-6(10-7)
[4] A. Zverev b. J. Chardy 7-6(5) 6-4 5-7 6-7(6) 6-1
[WC] A. Bolt b. [29] G. Simon 2-6 6-4 4-6 7-6(8) 6-4
P. Herbert b. [24] H. Chung 6-2 1-6 6-2 6-4
[16] M. Raonic b. S. Wawrinka 6-7(4) 7-6(5) 7-6(11) 7-6(5)
[11] B. Coric b. M. Fucsovics 6-4 6-3 6-4
F. Krajinovic b. E. Donskoy 6-4 7-6(8) 7-6(2)
[28] L. Pouille b. M. Marterer 7-6(8) 7-6(8) 5-7 6-4
[WC] A. Popyrin b. [7] D. Thiem 7-5 6-4 2-0 Rit.