Atp Belgrado - Il 'fantasma' di Djokovic vince una partita folle con Djere



by   |  LETTURE 5114

Atp Belgrado - Il 'fantasma' di Djokovic vince una partita folle con Djere

Che potesse necessitare di una massiccia quantita di tempo per sgrassare gli ingranaggi pareva abbastanza inevitabile. Che potesse raccattare due sconfitte contro Alejandro Davidovich Fokina e Laslo Djere, forse un po' meno.

Per carità: lo spagnolo è poi arrivato in finale a Monte-Carlo e il collega-serbo, decisamente attrezzato sul rosso, ha giocato una partita straordinariamente solida a Belgrado. Ecco: Djokovic è un'altra roba.

La sostanza? Anche al 50/60% della condizione si è sempre (sempre!) riuscito a cavare dai guai in maniera più semplice. La sensazione - magari totalmente-sballata - è che al momento le cose non siano così.

Quello con Djere in realtà si rivela un match da psicanalisi che trova una conclusione dopo quasi tre ore e trenta di gioco. 'Serbia 2' non sfrutta un vantaggio di 6-2 4-3, con tanto di battuta a disposizione, e alla fine paga un errore da matita rossa sul 4-3 nel tie break del terzo set.

Finisce 2-6 7-6(6) 7-6(5). Ad attendere Djokovic ci sarà Kecmanovic.

Djokovic si salva: che spreco Djere

Lento nei movimenti, remissivo da fondocampo, estremamente prudente in fase offensiva. Djokovic è una fotocopia sbiadita del 'vero' Djokovic.

Difficile persino da accettare. Il campionissimo serbo muove il punteggio in due occasioni nel primo set e si ritrova con le spalle praticamente al muro anche nel secondo. Ridacchia, fatica a nascondere la stizza, fondamentalmente appare vulnerabile.

A un passo dal baratro - sul 2-6 3-4 - rientra grazie a un banalissimo errore di Djere sul 40-15. Preludio di un guizzo che gli consente di mettere la testa avanti sul 5-4 e sul 6-5. Djokovic fa e disfa: non sfrutta cinque set point ai piedi del jeu decisif, ma trova il modo per spingere la questione al terzo.

Quanto meno limita il numero degli errori non forzati e approfitta di quelli che 'cadono' dal lato opposto della rete. Djere accarezza il break sul 4-3. A dire il vero pasticcia sul 15-40 e non riesce a tirare su un dritto in corsa nel quindici immediatamente successivo.

Djokovic, che arranca, si disfa di uno scambio robusto sulla diagonale sinistra con una palla corta piuttosto leggera che Djere senza un motivo apparentemente valido gestisce, con il naso sulla rete, in maniera assai negativa.

Sul vantaggio Djokovic è un letterale copia-e-incolla. Il numero uno del mondo non sfrutta una manciata di palle break sul 5-5 (nel game più lungo della partita) ma fa comunque valore lo status di uomo-da-battere anche in condizioni decisamente negative.

Djere, il primo a spezzare gli equilibri nel jeu decisif, commette un errore catastrofico in uscita dal servizio sul 4-3 e sul 4-4 perde il controllo di un rovescio piuttosto banale in fase di impostazione. Il campionissimo serbo alla soglia delle tre ore e trenta di gioco sente per la prima volta l'odore del sangue e alla prima occasione utile chiude la pratica.

Ben venga il rodaggio: così, però, forse è un po' troppo.

Barcellona: Alcaraz si concede un set di pausa

Carlos Alcaraz sta iniziando ad accusare un minimo di fatica. Vivaddio è umano anche lui.

Dopo quattro mesi da extra-terrestre - e reduce dalla sconfitta contro Sebastian Korda a Monte-Carlo - il talentino spagnolo lascia il secondo set a Kwon senza opporre in realtà una reale resistenza. Il 6-1 6-2 nei due estremi si rivela comunque sufficiente.

A Barcellona parte bene anche Pablo Carreno Busta. Dalla straordinaria vittoria sul cemento di Flushing Meadows, Emma Raducanu è tornata una giocatrice assolutamente normale. Per capire cosa vorrà fare 'da grande' probabilmente avremo bisogno di un altro po' di tempo.

Intanto dopo la dolce-amara esperienza in Billie Jean King Cup, ai piedi delle trasferte Madrid-Roma-Parigi, si sbarazza di Sanders con un nettissimo 6-1 6-2.