Tennis e infortuni: l'analisi di Paolo Bertolucci



by GIUSEPPE MIGLIACCIO

Tennis e infortuni: l'analisi di Paolo Bertolucci

È cosa nota e stranota che il tennis sia uno sport particolarmente traumatico per chi lo pratica. Le articolazioni − ma non solo − sono fortemente sollecitate e si può spesso e (non) volentieri incorrere in infortuni più o meno gravi.

Questo vale per tutti, anche per i professionisti super allenati come quelli del circuito ATP, che viaggiano per tutto il mondo quasi ininterrottamente da gennaio a dicembre. I calendari si arricchiscono di sempre maggiori tornei e “soltanto le superstar, ormai libere da assilli di ranking e con un forziere carico di tesori” possono concedersi il lusso di mancare a qualche appuntamento, come dichiara Paolo Bertolucci.

Nel suo editoriale pubblicato su La Gazzetta dello Sport, l’ex campione azzurro si è infatti soffermato sul momento attuale del tennis, in cui i giocatori sono spesso vittime di problemi fisici. Recenti i casi di Jannik Sinner, che ha dato forfait a Miami, e Matteo Berrettini, operatosi alla mano destra e che difficilmente riuscirà a figurare nel tabellone del Masters 1000 di Monte Carlo, al via il prossimo 11 aprile.

Bertolucci: “Troppo poco tempo per allenarsi nella pausa invernale”

“Ai miei tempi la stagione tennistica si snodava su tempi cadenzati: si giocava da febbraio a fine novembre-inizio dicembre, e poi c’erano sei settimane canoniche da dedicare alla preparazione invernale” .

Esordisce così Paolo Bertolucci nel suo editoriale per La Gazzetta dello Sport. L’ex tennista azzurro – numero 12 del mondo e campione in Coppa Davis nel 1976 – ha illustrato quelle che secondo lui sono le cause dei numerosi infortuni a distanza di poco tempo dall’avvio della nuova stagione.

Tra le motivazioni da lui esposte ci sono i pochi allenamenti da poter sostenere nella pausa invernale, che concede appena una settimana di riposo a dicembre ai tennisti che, subito dopo, già devono volare in Australia.

In più, la modalità di passaggio da una superficie all’altra peggiora le cose. “Dalla terra e dall’erba che dominavano la scena fino agli anni ’70 – ha spiegato Bertolucci − , il tour si è sempre più sbilanciato verso il cemento, che sarà democratico perché rende molto omogenei i valori tecnici, però è la superficie più dannosa per le articolazioni” .

La sua riflessione, infine, investe anche l’attrezzatura in possesso dei giocatori: “Le nuove racchette, ma anche le nuove scarpe, consentono un controllo maggiore dei colpi e una maggiore aggressività, permettendo un gioco più potente e in spinta che sollecita i muscoli fino all’esasperazione, oltre ad aver modificato la morfologia del giocatore-tipo, ormai oltre il metro e 90” .

Paolo Bertolucci