Atp Belgrado - Karatsev vince una partita folle contro Djokovic: è in finale



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Atp Belgrado - Karatsev vince una partita folle contro Djokovic: è in finale

Novak Djokovic perde un match in cui riesce a sfruttare solamente cinque delle ventotto palle break a disposizione. Novak Djokovic perde un match che vive quasi di vita propria per tre ore e ventisei minuti. Dopo le scampagnate con Soon-woo Kwon e Miomir Kecmanovic, il numero uno del gruppone – tra le mura di casa – perde contro un indemoniato Aslan Karatsev.

Personaggio che nella semifinale sul blu di Melbourne Park una manciata di mesi fa aveva raccolto la miseria di nove game. Il russo non gioca solo una partita gigante – e da gigante – ma ha soprattutto il grande merito di rimanere sempre, sempre, appiccicato al punteggio.

Tanto quando sembra a un passo dal traguardo, tanto quando sembra a un passo dal baratro. In una sfida che dal punto di vista genuinamente tecnico decolla solamente sul tramonto del secondo set (momento in cui il serbo spezza gli equilibri con tre vincenti spaventosi) Karatsev riesce in maniera stoica a non farsi condizionare quando ha sul piatto corde il primo match point e soprattutto a tamponare la quasi disperata situazione di 15-40 che si crea nel finale.

Finisce 7-5 4-6 6-4: ad attendere il russo in finale – la seconda in carriera - ci sarà uno tra Taro Daniel e Matteo Berrettini.

Impresa Karatsev: Djokovic rimanda ancora il successo 'casalingo'

Djokovic è costretto cancellare una palla break nel settimo game.

Dopo aver dilapidato un vantaggio di 3-0, si intende. Il campionissimo serbo, che manca di continuità, balbetta ovviamente con il servizio a disposizione e fatica a trovare delle alternative valide da fondocampo. Un paradosso.

Karatesev serve senza successo per il primo set sul 5-4, ripristina il vantaggio ai piedi del tie break recuperando una manciata di quindici di ritardo e annulla complessivamente quattro chance per il 6-6. Anche in questo caso, senza strafare.

Le dinamiche cambiano insieme al secondo set? Diciamo di no. Djokovic segna ancora una volta il gol del 2-0 e dilapida ancora una volta il vantaggio a disposizione. Anzi. Prosegue la personalissima battaglia con le palle break – sprecandone altre quattro nel quinto game – e con due sanguinosissimi doppi falli (e un errore piuttosto grossolano di dritto nel turno di battuta immediatamente successivo) si ritrova addirittura costretto a rivestire il ruolo della preda.

Per il numero uno del gruppone rispondere equivale praticamente a soffrire, anche se la decima opportunità utile nel parziale si rivela a ogni modo quella buona per ricompattare il punteggio sul 4-4. Djokovic si concede un turno on serve povero di problemi e concentra la stragrande maggioranza delle attenzioni fisiche, mentali e tecniche nel cuore del decimo game.

Karatsev, dal 40-15, è il miglior attore non protagonista del film da Oscar di Djokovic. Che con tre punti capolavoro mette la firma sul 6-4.

Il finale è da libro giallo

Intensità e qualità percorrono la stessa strada nel corso del deciding set.

La regolarità, in compenso, sta sulla parellela opposta. Djokovic ha bisogno degli straordinari per ricacciare indietro il russo nel game inaugurale e anche per mettere la testa avanti sul 2-1. Il campionissimo serbo alimenta il conflitto con le palle break nel quarto game, ma soprattutto recupera da una quasi disperata situazione di 0-40 sul 2-2.

Finita così? Macché. Sono altre cinque le chance per mettere la testa avanti che Djokovic non riesce ad acchiappare. Fatto che paga inevitabilmente sul 3-3, con tre errori piuttosto grossolani in fase di impostazione.

Chiamato a irrobustire quindi il vantaggio, il tennista russo assesta la spallata decisiva con quattro punti in fila e non si lascia condizionare dalle surreali circostanze che si creano con il traguardo in bella vista. Manco a dirlo non sfrutta un match point sul 5-3 e recupera dal 15-40 sul 5-4 – complice una gestione piuttosto passiva del serbo – finendo per sfruttare la seconda opportunità utile grazie a una prima vincente. Photo Credit: Getty Images