Atp Finals - Monologo Djokovic all'esordio: niente da fare per Schwartzman



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Atp Finals - Monologo Djokovic all'esordio: niente da fare per Schwartzman

Per legittimare la vetta del ranking non dovrebbe avere bisogno del titolo alle Finals. Eppure vincendo a Londra eguaglierebbe anche il record di Roger Federer, fermo a quota sei nel torneone dei maestri. Insomma: dopo il passo falso a Vienna, Novak Djokovic ricomincia come nella stragrande maggioranza dei casi da una vittoria.

Niente da fare per "El Peque" Diego Schwartzman, alla prima partecipazione assoluta al masterone. Djokovic, nonostante una partenza lenta, prende il controllo della situazione con relativo agio e dopo poco più di settanta minuti di gioco fissa lo score sul 6-3 6-2.

Da registrare anche che il serbo ha aggiunto dopo tredici anni la vittoria numero trentasette alle Finals nel librone dei record. Staccando de facto Stefan Edberg. In attesa della sfida tra Alexander Zverev e Daniil Medvedev (remake della recentissima finale del "1000" di Parigi-Bercy) il numero uno del mondo ha centrato anche la testa del "Group Tokyo 1970" come da pronostico.

Dominio Djokovic: niente da fare per Schwartzman

Quella di Djokovic in realtà è una partita perfettamente normale. Condita da qualche sbavatura solo nelle fasi iniziali. Il campionissimo serbo, che sporca il taccuino con una manciata di errori non forzati nel terzo game, recupera immediatamente il break di svantaggio e soprattutto trova quantità e qualità negli scambi prolungati.

Dopo una fase di studio piuttosto prolungata, il numero uno del gruppone rompe definitivamente gli equilibri sul 4-3 e si cava fuori dai guai sul 30-30 nel momento della verità con una splendida soluzione di dritto in lungolinea.

Il 6-3 finale è a tutti gli effetti una conseguenza logica. Il secondo set è in compenso un contorno del tutto necessario. Djokovic, che ha ovviamente a disposizione un pacchetto di soluzioni più ampio, disegna il campo in maniera perfetta ed elimina sostanzialmente dal progetto-tattico di giornata gli errori non forzati.

Il campionissimo serbo bissa l'operazione break nel cuore della seconda frazione, gestisce in maniera straordinariamente ordinata gli ultimi turni di battuta e alla soglia degli ottanta minuti di gioco taglia ovviamente per primo la linea del traguardo. Photo Credit: Getty Images/AF