Atp Cincinnati - Djokovic mantiene l'imbattibilità e fa 35 come Nadal. Battuto Raonic



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Atp Cincinnati - Djokovic mantiene l'imbattibilità e fa 35 come Nadal. Battuto Raonic

La vittoria è una condizione. Una necessità. Citofonare a casa Novak Djokovic per maggiori informazioni. Nel torneo che ha segnato la ripartenza del circuito maschile (il "1000" di Cincinnati, dislocato eccezionalmente a Flushing Meadows) il numero uno del mondo non ha apportato particolari modifiche al copione.

Doveva vincere e lo ha fatto. Reduce dalla faticosissima rimonta ai danni di Roberto Bautista Agut - e da una serata piena zeppa di incertezze - il diciassette volte campione Slam si è concesso tra le altre cose anche una lunga pausa nel primo set contro Milos Raonic.

Giocatore che nei dieci precedenti aveva vinto appena due parziali. "Nole" con un solo colpo raggiunge quota ventitrè successi consecutivi in stagione, aggiunge la perla numero trentacinque alla collezione dei "1000" in carriera (eguagliando il record di Rafa Nadal) ma completa soprattutto il Career Golden Masters per la seconda volta.

Mai nessuno aveva vinto tutti i tornei di questa categoria, figurarsi due volte. Finisce 1-6 6-3 6-4 con il brivido finale, allo scoccare delle due ore di gioco.

Raonic domina il primo set, Djokovic esce alla distanza

Il numero uno del mondo, che fatica a trovare gli automatismi da fondocampo e a rendersi pericoloso in risposta, macchia il quarto game con due errori non forzati e due doppi falli.

Con un vantaggio di 3-1 da custodire (discretamente ampio date le circostanze) il canadese applica invece alla perfezione lo schema servizio-dritto. Djokovic, a corto di idee e apparentemente anche di motivazioni, irrobustisce il saldo degli errori nel sesto game con una palla corta sconsiderata e un doppio fallo.

Il quinto. Raonic, che nel mezzo ci mette anche uno splendido rovescio lungolinea, rafforza il vantaggio e alla prima opportunità utile mette la testa avanti. Djokovic non apporta particolari modifiche al piano tattico (il materiale a disposizione non è troppo) ma riduce quanto meno il numero degli errori non forzati.

Raonic manca invece di lucidità nelle scelte tattiche e concede soprattutto qualcosa con la seconda palla. L'equazione è semplice, il break nel sesto gioco il risultato più ovvio. Le dinamiche della sfida cambiano completamente nel terzo.

Djokovic, che condensa la stragrande maggioranza delle difficoltà in avvio, ristabilisce le gerarchie con forza. Ritrova efficienza con la seconda palla, continuità con la risposta, soprattutto libertà nei movimenti laterali.

Manco a dirlo il vantaggio necessario con un mega-parziale di 4-0 e negli ultimi due turni di battuta fa valere lo status di numero uno. Anche se proprio a un passo dal traguardo si ritrova ad annullare una palle per il contro-break.

Nel silenzio quasi surreale del Louis Armstrong Stadium - battezzato "Centrale" solo per semifinali e finali - la voce del campionissimo serbo riecheggia nel giorno della finale per la seconda volta. Photo Credit: Getty Images