Caso Djokovic e Adria Tour, parla Gaudenzi: "Comportamento immaturo"



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Caso Djokovic e Adria Tour, parla Gaudenzi: "Comportamento immaturo"

La positività al virus di Novak Djokovic ha acceso i fari sull'intero mondo del tennis e dagli altri sport si sono mosse molte critiche riguardo la scelta (dei Governi serbi e croati precisiamo) di fare disputare l'Adria Tour senza rispettare i protocolli imposti per limitare il virus.

L'Adria Tour ha causato un piccolo "focolaio", sono stati contagiati Novak Djokovic e sua moglie, il suo preparatore atletico Marco Panichi, Grigor Dimitrov ed il suo tecnico, Viktor Trocki (e sua moglie incinta) e il croato Borna Coric.

Indirettamente ma a contatto con persone partecipanti a questo torneo sono state contagiate anche la star Nba dei Denver Nuggets Nikola Jokic e il nipote del proprietario del locale dove Djokovic e gli altri tennisti realizzarono una festa ed andarono a ballare.

Uno dei pareri più attesi per questa situazione era quello dell'Atp ed a riguardo ha commentato Andrea Gaudenzi. L'italiano è il CEO dell'Atp ed ha un ruolo molto importante per i protocolli di sicurezza che il tennis dovrà affrontare al suo ritorno.

Ai microfoni del New York Times Gaudenzi ha commentato tutto l'accaduto all'Adria Tour: "Questa situazione è come quando dici ai tuoi figli che per imparare ad andare in bicicletta devono indossare il casco.

E loro ti dicono no e poi no. Alla fine vanno in bicicletta senza casco, cadono e successivamente lo indossano. Credo che ora tutti abbiamo capito che questo virus si diffonde molto facilmente, quindi magari gli atleti avranno più tolleranza con una possibile bolla"

Le critiche alla bolla di Novak Djokovic e altri tennisti

Le critiche a cui Gaudenzi fa riferimento sono quelle attuate da alcuni dei protagonisti del circuito Atp (tra cui anche Djokovic) che avevano criticato il rigido protocollo dell'USTA per i prossimi Us Open.

In particolare gli atleti erano contrari al fatto che durante la competizione ogni atleta aveva l'obbligo di vivere in isolamento con una sola persona. La critica nasceva dal fatto che molti tennisti lamentavano la possibilità di non avere coach, preparatore atletico e altri membri dello staff in contemporanea.