ATP Finals – Suicidio Medvedev, Nadal vince per miracolo


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ATP Finals – Suicidio Medvedev, Nadal vince per miracolo

Mai dare per morto un campione. Quando tutto sembrava perduto, con la testa alle finali di Coppa Davis (o magari alle vacanze, chissà), Rafael Nadal ha ridato un senso alla sua partecipazione alle ATP Finals, unico torneo che manca al suo palmares.

La sfida contro Daniil Medvedev, replay della fantastica finale dello Us Open, era una sorta di “dentro o fuori”. Intendiamoci: il russo non è ancora matematicamente eliminato, ma per azzannare le semifinali avrà bisogno di un miracolo.

Al contrario, dopo il 6-7 6-3 7-6 finale (con tanto di folle rimonta da 1-5 nel terzo set, comprensiva di matchpoint annullato), lo spagnolo può ancora sperare di essere padrone del suo destino, nel match che venerdì lo vedrà opposto a Stefanos Tsitsipas.

È presto per fare calcoli: li faremo dopo il match serale. Rimane la sensazione di aver assistito a un match folle, che Medvedev aveva saldamente in mano nel terzo set. Break al primo game, break al terzo, vittoria che sembrava in cassaforte.

I colpi di Nadal non facevano male, troppo corti, resi poco più che innocui dal rimbalzo piuttosto basso della superficie. Medvedev si trova più a suo agio in condizioni indoor, forte di un rovescio lungolinea decisamente incisivo, da cui ha estratto parecchi punti gratis.

Dopo aver vinto un ottimo secondo set, in cui aveva dato una discreta versione di sé, lo spagnolo era piombato in un vicolo cieco. Avanti 5-1, il russo ha anche avuto un matchpoint. Rafa lo ha annullato in modo un po' casuale, aveva il linguaggio del corpo di chi è rassegnato alla sconfitta.

Da quel momento è successo l'incredibile: il braccio del russo si è improvvisamente inceppato e Rafa ha raccolto 14 dei successivi 16 punti, ricucendo totalmente lo svantaggio. Ogni tanto succede, sorprende che sia capitato a un campione come Medvedev, in un contesto così importante.

Sempre più nervoso, polemizzava col suo angolo dopo quasi ogni punto perso, ridando energia a un Nadal che non si è fatto certo pregare. Appena ha capito che il match poteva girare, ha azzerato (o quasi) il numero di errori gratuiti e ha capitalizzato la crisi di Medvedev.

Con cinque giochi consecutivi si era portato sul 6-5 e 0-30 sul servizio del russo, che però ha ritrovato in extremis la prima di servizio per rifugiarsi nel tie-break. Il russo saliva 4-3, ma Nadal era bravissimo ad aggiudicarsi gli ultimi quattro punti.

Una perfetta discesa a rete lo conduceva sul 5-4, poi negli ultimi due punti Medvedev cercava la riga ma trovava il corridoio, prima con il dritto e poi con il rovescio. Onestamente, un suicidio agonistico con più demeriti del russo che meriti dello spagnolo, ma tant'è.

Con questo successo, Rafa tiene vive le speranze di aggiudicarsi un torneo che gli è sempre sfuggito. Le condizioni indoor sono pessime per lui, lo dicono le statistiche: degli 84 titoli in carriera, soltanto uno è arrivato sul cemento, e sotto un tetto: Madrid 2005, peraltro al termine di una finale-thriller contro Ljubicic.

Al Masters ha giocato un paio di finali, ma non è mai andato vicino a vincerle (2010 contro Federer, 2013 contro Djokovic). Difficilmente ce la farà quest'anno, perché si è presentato in ritardo di condizione e ha vinto questa partita per miracolo, con una prestazione al di sotto della sufficienza, però è ancora vivo.

Ha mostrato il cuore di un campione, sostenuto da una O2 Arena che si è schierata dalla sua parte, soprattutto quando la rimonta-miracolo ha preso forma. Rafa è ancora vivo, ma il suo piazzamento in semifinale è tutt'altro che scontato.

Anzi, se Zverev dovesse battere Tsitsipas nel match serale, lo scontro diretto contro il greco sarebbe un vero e proprio spareggio. Ma, come detto, per i calcoli dobbiamo ancora aspettare qualche ora.