ATP Finals – Super Thiem non fa sconti. Sarà spareggio Federer-Djokovic!


by   |  LETTURE 4972
ATP Finals – Super Thiem non fa sconti. Sarà spareggio Federer-Djokovic!

Chi pensava che la scelta di lavorare con Nicolas Massu fosse rischiosa, beh, è stato smentito dai fatti. A 26 anni di età, Dominic Thiem ha compiuto il definitivo salto di qualità. Lo ha certificato alle ATP Finals di Londra, in cui ha ottenuto un risultato stratosferico, impensabile alla vigilia: qualificarsi per le semifinali, con una giornata d'anticipo, nel girone di cui facevano parte Novak Djokovic e Roger Federer.

Se contro lo svizzero aveva ottimi precedenti, segno che il suo tennis ben si sposa con quello di Roger, il successo contro Djokovic nel match-maratona di mercoledì notte è straordinario, lasciapassare verso un olimpo tennistico che ormai gli appartiene, non solo sulla terra battuta.

Thiem è già il numero 2 sulla polvere di mattone, ma il lavoro (forse più mentale che tecnico) con l'oro olimpico di Atene 2004 sta dando frutti insperati. Nell'ultimo mese a mezzo ha vinto i tornei di Pechino e Vienna, poi è inciampato a Bercy ma si è presentato a Londra con le giuste motivazioni, peraltro senza la zavorra di dover giocare in Davis la prossima settimana (sorte che toccherà a quattro degli otto protagonisti del Masters).

Si è imposto 6-7 6-3 7-6 contro un Djokovic nervoso ma comunque in buona forma, motivato più che mai, anche perché i 200 punti di questo match gli sarebbero tornati utili nella caccia al numero 1 ATP (specie dopo la sconfitta di Nadal, invece rimane a 440 lunghezze di distacco).

Ma Thiem ha giocato per oltre due ore e mezza a tutta birra, accompagnando un atteggiamento tattico perfetto a una condizione atletica straripante. Anche l'occhio meno attento si renderebbe conto di come abbia avanzato il baricentro del suo tennis.

Tirando da più vicino, la sua strabordante potenza è in grado di procurargli vincenti da ogni zona del campo. Non solo con il dritto, ma anche con un fulminante rovescio lungolinea. Thiem ha bucherellato per 51 volte le difese di Djokovic, cifra straordinaria se rapportata alle qualità difensive del serbo.

“È un match che ricorderò per sempre, di quelli per cui mi allenavo da ragazzino - ha detto Thiem - la cosa di cui sono più orgoglioso è stata la capacità di rimanere nel match, mantenere il mio piano di gioco, dopo aver perso un primo set lunghissimo.

Sono stato aggressivo e non mi sono preoccupato neanche dopo aver perso il servizio sul 6-5 al terzo: in fondo affrontavo il miglior ribattitore del circuito. Poi nel tie-break ho avuto un po' di fortuna”. Eccesso di modestia, perchè la fortuna non basta a spiegare i cinque punti consecutivi che lo hanno portato da 1-4 a 6-4 nel tie-break finale.

Aveva iniziato malissimo, con due volèe da dimenticare e un doppio fallo, poi però si è riscattato con alcune bordate che hanno lasciato stecchito Djokovic. Più in generale, è una vittoria meritata: già nel primo set aveva espresso un ottimo tennis: per intascarlo, “Nole” aveva dovuto giocare al meglio (commettendo appena due errori gratuiti).

Nel secondo era proprio il serbo a essere vittima di un fisiologico calo, mentre Thiem non abbassava i giri del motore. Nel terzo volava 2-0 e poi 3-1, poi veniva risucchiato in un arrivo al fotofinish. L'unico fondamentale a non aver funzionato a dovere è stata la prima di servizio.

Ne ha messe in campo il 57%, ma la percentuale si abbassa drammaticamente nei momenti importanti. Quando Djokovic si disuniva sul 5-5 e l'austriaco andava a servire per il match sul 6-5, non metteva in campo una sola prima.

L'inizio del tie-break era agghiacciante, ma la sua capacità di non perdere la concentrazione è stata notevolissima. Alla fine si è sdraiato per terra, consapevole della portata dell'impresa. Buon per lui, ma anche per il pubblico.

Giovedì, infatti, assisteremo a un vero e proprio spareggio: se Thiem avrà una sorta di esibizione contro Matteo Berrettini (sia pure con parecchi punti e dollari in palio), Novak Djokovic e Roger Federer si giocheranno il piazzamento in semifinale.

Chi vince rimane, chi perde va a casa. Sarà lo scontro diretto numero 49: come è noto, Djokovic conduce 26-22, ma le curiosità statistiche sono altre, almeno stavolta. Sarà la terza volta che si affrontano nel round robin di un Masters (nel 2013 vinse il serbo, nel 2015 lo svizzero) e soltanto la settima in assoluto in cui si sfidano in un match diverso da una finale o una semifinale (e le prime quattro risalgono ai primi quattro precedenti: preistoria tennistica tra il 2006 e il 2007).

Stavolta sarà un match decisivo, un concentrato di emozioni che anticiperà il weekend di Londra. Quanto a Thiem, è già certo di chiudere in prima posizione il Gruppo Borg, ed è il secondo giocatore a battere Djokovic e Federer in questo torneo (l'anno scorso ci riuscì Zverev, poi vincitore del titolo).

Per quanto visto nelle prime giornate, partirà favorito contro chiunque emergerà dall'altro raggruppamento. Successi che fanno piacere, perché ci ricordano come la serietà e un atteggiamento sempre corretto, mai sopra le righe, possano ripagare.

Talvolta, con gli interessi. Forse non è la persona più interessante del mondo (per sua fortuna, Kiki Mladenovic non la pensa così), ma c'è una vecchia frase di Pete Sampras che rimane buona per ogni stagione: “Io preferisco far parlare la racchetta”. Non c'è dubbio che Dominic Thiem lo stia facendo nel migliore dei modi.