Atp Shanghai - En plein Italia: Fognini e Berrettini ai quarti. Ok Djokovic


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Atp Shanghai - En plein Italia: Fognini e Berrettini ai quarti. Ok Djokovic

Si rispettano, si temono, si spronano. Per Fabio Fognini e Matteo Berrettini la lotta non è più solo interna. Per ritrovare la bandierina italiana su più caselle nel tabellone di un "1000" basterebbe poi posare lo sguardo su Monte-Carlo.

Sul cemento, però, si tratta di una prima volta assoluta. Si accende la lotta per la leadership nazionale e anche quella per le Finals. Con il successo ai danni di Roberto Bautista Agut, in una sorta di spareggio, il romano si adagia momentaneamente sull'ottavo gradino.

Alexander Zverev e David Goffin permettendo, ovviamente. Fabio Fognini sarà per sempre Fabio Fognini. Con i pregi e i difetti del caso. Non avrà mai un'altra testa e vivaddio nemmeno un altro tennis. Abbiamo imparato a conoscerlo e ad accettarlo.

Nell'anno del successo a Monte-Carlo, e della prima volta tra i dieci, l'azzurro trova posto tra i primi otto anche nel Masters cinese. In uno spicchio di stagione notoriamente infelice. Dopo Sam Querrey e Andy Murray, infatti, annota sul taccuino delle vittime Karen Khachanov.

Con il ventottesimo successo in stagione scavalca Gael Monfils e Kei Nishikori nella Race, rimane nella scia dei primi otto e prenota la sfida con Daniil Medvedev. Il bilancio negli scontri diretti è perfettamente in parità, le circostanze rispetto alla passata stagione completamente diverse.

Rimedia a tre doppi falli e cancella tre palle break. Così l'azzurro si libera dei fantasmi di Pechino e smuove lo zero dalla casella dei game. Con un break nel quarto gioco, che acchiappa alla quarta opportunità utile, spezza poi gli equilibri e mantiene il vantaggio fino alla fine grazie a un mega-parziale di 12-1 con la battuta a disposizione.

Khachanov limita però il numero degli errori non forzati e adotta una strategia meno conservativa nel tentativo di spezzare il ritmo dell'avversario. Nella seconda frazione, complice un Fognini più nervoso, mette infatti la testa avanti in avvio.

L'azzurro prende un warning, discute con l'arbitro, litiga con una spettatore. Parallelamente non dilapida energie nervose e recupera immediatamente il gap di svantaggio. Khachanov fa e disfa, arricchisce il bottino degli ace e sporca quello dei doppi falli.

Si salva nell'ottavo game, grazie all'ausilio del servizio, ma si spegne ai piedi del tie break. Fognini assesta la spallata decisiva e con un turno di battuta praticamente perfetto sigilla il successo sul 6-3 7-5. Di 27 vincenti e 31 unforced il bilancio finale.

Ha l'innata capacità di risolvere problemi. E presumibilmente anche quella di trovare sempre delle alternative. Matteo Berrettini ha assorbito in maniera straordinariamente efficace le condizioni di una Superstar. Nello spareggio per le Finals con Roberto Bautista Agut rispetta tutto.

Schizza sul 5-4 30-0, trema, ma risolve la pratica al jeu decisif. Annulla due palle per il doppio break nella seconda frazione e sopravvive grazie a un mega-parziale di 5-1. Il 7-6(5) 6-4 che costruisce alla soglia delle due ore di gioco è allora una conseguenza logica.

Ai quarti, i primi un "1000", se la vedrà con uno tra Dominic Thiem e Nikoloz Basilashvili. La strada è ovviamente in salità, certo, ma tutt'altro che sbarrata. Novak Djokovic supera invece il secondo test a Shanghai senza apportare particolari modifiche al copione.

Contro John Isner, infatti, ferma il cronometro dopo poco più di settanta minuti. Lascia complessivamente per strada otto punti con la battuta a disposizione e con due break (che spalma chirurgicamente a cavallo tra la prima e la seconda frazione) sigilla il successo sul 7-5 6-3.

Il campionissimo serbo consolida la leadership nel ranking e guadagna punti su Rafa Nadal nella Race. A rigor di logica non dovrebbe rappresentare un problema nemmeno Stefanos Tsitsipas. Chiamato prima a risolvere l'arcano Hubert Hurkacz.

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