Atp Kitzbuhel - Thiem spezza il digiuno in patria, si arrende Ramos


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Atp Kitzbuhel - Thiem spezza il digiuno in patria, si arrende Ramos

“Vincere a Kitzbuhel è un sogno che ho fin da quando ero bambino”, aveva detto nei giorni scorsi Dominic Thiem in conferenza stampa. Oggi, all’età di 25 anni e da numero 4 del mondo, l’austriaco riesce finalmente a coronare quel sogno, trionfando nel torneo a cui ha sacrificato (nel 2016) e sacrificherà (nel 2020) persino i Giochi Olimpici; lo fa all’ottavo tentativo, dopo sette partecipazioni in cui era riuscito a racimolare al massimo una finale, persa in rimonta nel 2014 per mano di David Goffin.

All’ultimo atto Thiem supera per 7-6(0) 6-1 il sempre ostico Albert Ramos Vinolas, festeggiando così il 14mo titolo in carriera, il nono sul rosso e il terzo stagionale, dopo quelli graffiati a Indian Wells e Barcellona, e bissando l’impresa di Thomas Muster, l’unico tennista austriaco ad aver trionfato davanti al pubblico amico di Kitzbuhel nell’Era Open.

L’iberico manca invece l’appuntamento con il terzo titolo ATP in carriera e il secondo in due settimane, dopo quello graffiato a Gstaad domenica scorsa. Ramos può comunque consolarsi dando un’occhiata al ranking mondiale, visto che da lunedì si riavvicinerà prepotentemente alla top 50 (sarà numero 52), lui che poche settimane fa orbitava ai confini della top 100.

In entrambi i precedenti tra i due, il primo set era sempre finito 6-1: per Ramos a Chengdu 2016, per Thiem a Rio 2017. Stavolta invece è tutta un’altra musica: il primo parziale è infatti una battaglia di un’ora e dieci minuti, resa ancora più logorante dalla lunga sospensione causata dalla pioggia.

Escluso il tie-break, ai punti meriterebbe Ramos: dopo un primo turno di battuta lottato, in cui è costretto a salvare due palle break, lo spagnolo blinda infatti senza problemi i successivi game al servizio e colleziona ben cinque palle break nel quarto gioco, tutte sventate da Dominator.

Sul 6-5 Ramos e 15-0 Thiem ci pensa il maltempo, che da giorni minaccia il torneo, a spezzare il ritmo della contesa. Al rientro, più di un’ora dopo, il copione è totalmente stravolto: l’austriaco cede il primo punto ma poi porta a casa gli 11 successivi, dominando il tie-break e chiudendolo addirittura sul 7-0.

Nel momento decisivo, Ramos appare di colpo timido (vedasi il doppio fallo con cui apre sciaguratamente il tie-break) e falloso col rovescio, mentre Thiem alza il livello in modo impressionante e non sbaglia praticamente più niente, trovando anche una spaventosa profondità.

Il monologo dell’idolo di casa prosegue nel secondo set: con un clamoroso parziale di 23 punti a 2, Dominator ottiene infatti in apertura il primo break della partita e vola sul 3-0, mettendo di fatto una seria ipoteca sul match.

Lo spagnolo può solo arrestare l'emorragia, portando a casa il game della bandiera nel quarto gioco, ma non può in alcun modo contrastare l'assoluto predominio dell'avversario, che si procura anzi sul 4-1 il doppio break di vantaggio.

E così è ancora un 6-1, di gran lunga più dolce per Thiem rispetto a quello rifilato a Ramos a Rio, a consegnare al classe '93 uno dei titoli più speciali della sua carriera: è "solo" un altro 250, è vero, ma per lui vale più di un'Olimpiade.

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