Atp Monte Carlo: Medvedev sorprende Djokovic. Vorrà imitare il suo omonimo?


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Atp Monte Carlo: Medvedev sorprende Djokovic. Vorrà imitare il suo omonimo?

Sono trascorsi 25 anni da quando un altro Medvedev, l'ucraino Andrei, vinse il torneo di Monte Carlo. In finale prese a pallate Sergi Bruguera, giocando al gatto col topo. Trovò la chiave tattica per fare uscire lo spagnolo dalla tana, a suon di palle corte, e lo ridicolizzò con un netto 7-5 6-1 6-3 (allora la finale si giocava al meglio dei cinque set).

Soltanto due mesi dopo, Sergi avrebbe vinto il Roland Garros. Novak Djokovic, forse, può consolarsi pensando a questo ipotetico deja-vu dopo il 6-3 4-6 6-2 con cui Daniil Medvedev lo ha estromesso dal Principato. Chi era a Monte Carlo 25 anni fa, in effetti, potrebbe aver ripensato a quella partita.

Per lunghi tratti, Medvedev ha giocato al gatto col topo contro il numero 1 ATP. Una vittoria meritata ma sorprendente per il modo in cui è maturata. Dopo aver perso il secondo set, il russo (che però risiede in Costa Azzurra, quindi giocava praticamente in casa) sembrava fuori dal match a causa di un principio di crampi.

Negli ultimi tre cambi di campo, è stato assistito dal fisioterapista. “Possiamo farlo, quindi meglio chiamare lui che peggiorare la situazione!” ha scherzato nell'intervista TV dopo il match. Per lui sarà la prima semifinale in un Masters 1000, ma era solo questione di tempo.

In fondo, è stato il primo a tagliare il traguardo dei 20 successi nel 2019 (vittoria a Sofia, finale a Brisbane) e i top-10 sono sempre più vicini. Non c'è tanto entusiasmo, attorno a Medvedev. Forse perché ha quell'aria un po' dimessa, forse perché il suo stile non è così elegante, soprattutto con il dritto.

Ma eleganza non è sempre sinonimo di efficacia, mentre il moscovita conosce diverse vie per conquistare il punto. Contro Djokovic è stato quasi perfetto, tirando più colpi vincenti (25 a 23), ma soprattutto sbagliando molto meno.

Volendo credere alle statistiche, la chiave del match sono stati i 47 errori del serbo (27 con il dritto!) contro i 21 del russo. Vero, ma c'è stato anche altro, nel soleggiato (e ventoso) pomeriggio del Country Club.

Le geometrie di Medvedev sono severe, impietose per gli avversari. Quando è in giornata muove benissimo la palla e costringe l'avversario a correre, a fare il “tergicristallo”. E sa giocare un'ottima palla corta.

Nel primo set, Djokovic ci ha capito poco. Nei game di risposta, è arrivato ai vantaggi soltanto una volta. Ma è pur sempre il numero 1, ha un onore da difendere. Lo ha fatto nel secondo set, in cui ha scippato il servizio a Medvedev nel terzo game e lo ha conservato, senza patemi, fino al 6-4.

A quel punto, entrambi si sono rifugiati negli spogliatoi per riordinare le idee. A sorpresa, bastava un black out di pochi minuti per far scivolare Nole nel baratro. Break al quarto game, rottura prolungata fino al 5-1 e match ormai in ghiaccio.

Recuperava d'orgoglio uno dei due break, ma perdeva il servizio per la quinta volta e si consegnava a Medvedev, che in semifinale partirà certamente favorito contro Dusan Lajovic, giustiziere del nostro Lorenzo Sonego.

Che il russo potesse fare match pari si poteva immaginare, poiché in Australia aveva messo in difficoltà Nole e – per sua stessa ammissione – avrebbe potuto fare qualcosa di più. Ma non ama la terra rossa, o meglio, è la superficie dove aveva raccolto meno.

Però il suo tennis è camaleontico, può adattarsi a varie situazioni e non è così sorprendente vederlo in semifinale, a maggior ragione dopo l'ottima partita giocata negli ottavi, contro Stefanos Tsitsipas.

Nella sua scheda ATP è ben segnalato che non ha alcun legame di parentela con l'ex numero 4 ATP, ma il suo modo di stare in campo, un po', lo ha ricordato. E chissà che non possa imitarlo nei risultati.

Nel match successivo, Rafa Nadal ha evitato sorprese ma ha dovuto lottare più del dovuto (e del previsto) contro Guido Pella, almeno nel primo set. L'argentino – che al turno precedente aveva battuto Marco Cecchinato – ha giocato un primo set eccezionale, quasi sovraritmo.

Soltanto Nadal poteva ricucire uno svantaggio di 4-1 (con doppio break) e palla del 5-1. Giocava maluccio, Rafa, commetteva qualche errore di misura che non gli è proprio, peraltro contro un avversario che non gli aveva creato nessun problema nei due precedenti.

Invece l'argentino ha giocato con coraggio ed efficacia, mostrando miglioramenti impressionanti dal lato del dritto. Finché riusciva a tenere i piedi dentro in campo, o almeno poteva comandare, era lui a mostrare le cose migliori.

Rafa gli ha dato una mano con qualche errore di troppo, ma la sua capacità di giocare ogni punto “come se la mia vita dipendesse da questo” gli ha dato un grande mano, aiutandolo a portarsi dall'1-4 al 5-4.

Pella le provava tutte, si salvava nel decimo game, brekkava di nuovo e arrivava a servire per il set sul 6-5. Curiosamente, al cambio di campo, cambiava le scarpe. Si portava a due punti dal parziale (sarebbe stato il primo dopo il connazionale Schwartzman a togliere un set a Nadal sul rosso), ma Nadal ha trovato se stesso appena in tempo e ha dominato il tie-break, chiudendolo con uno smash.

Giocare così bene per oltre un'ora e venti, senza raccogliere niente, è micidiale. E il secondo set è stata pura routine per lo spagnolo. Finiva rapidamente, 7-6 6-3 (anche se Pella dava battaglia nei primi game, procurandosi diverse palle break, tutte annullate).

Malinconicamente, l'argentino chiudeva con un doppio fallo, e per Rafa era la semifinale numero 14 nel Principato. Ma non gli basta. Non potrebbe essere diversamente, per chi ha già ricevuto il trofeo dalle mani del Principe Alberto per undici volte...