ATP Buenos Aires: Fognini, un black out a mezzanotte


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ATP Buenos Aires: Fognini, un black out a mezzanotte

È difficile immaginare cosa sia passato nella testa di Fabio Fognini, sul finire della partita contro Jaume Munar. Sia pure tra alti e bassi, quando a Buenos Aires era ampiamente scoccata la mezzanotte, sembrava aver trovato la chiave per vincere.

Sul 4-4 al terzo giocava un fantastico game di risposta: tre colpi vincenti sigillavano il break a zero, poi saliva 30-0 nel game successivo. Tutti pensavano che fosse ormai finita. Tutti, ma non il maiorchino. Una surreale striscia di 12 punti consecutivi fissava il punteggio sul 4-6 6-4 7-5 e lo spediva nei quarti dell'Argentina Open, in cui se vedrà con Guido Pella.

Surreale perché, fino al 4-4, il match era stato decisamente equilibrato, fedele alle caratteristiche dei due, ma senza strappi violenti. Fognini esprimeva talento, raccogliendo punti con tante variazioni e giocate in progressione, mentre Munar si affidava volontà e sacrificio.

Il 15enne un po' sbruffoncello di qualche anno fa ha lasciato spazio a un tennista maturo, di qualità. Non a caso, da circa un anno e mezzo si allena presso la Rafa Nadal Academy, in cui lo hanno rivoltato come un calzino.

Fisicamente e tecnicamente, ma anche come atteggiamento. Non è un Nadal in miniatura (il suo stile di gioco è ben diverso), però di Rafa sta cercando di prendere la tigna, la voglia di lottare su ogni punto.

“Gioco ogni punto come se la mia vita dipendesse da questo” è una delle frasi più famose di Nadal. Ecco, Munar prova a fare altrettanto, specie quando rincorre alla disperata le palle più improbabili. Si è visto tanto tennis, nella notte argentina.

Un buon tennis, fatto di tanti colpi vincenti e di inevitabili errori, soprattutto da parte di Fognini. L'amarezza c'è, perché la Gira Sudamericana – per ora – ha portato soltanto sconfitte.

Ed è un'occasione persa, perché Fognini ha amministrato con una certa indolenza la sua superiorità. Nel secondo e nel terzo set, per esempio, si è trovato avanti di un break (in entrambi i casi 2-1 e servizio), ma non ha mai concretizzato il vantaggio.

Come se, ottenuto lo strappo, abbia pensato che fosse sufficiente. Avrebbe potuto essere un 6-4 6-4 qualsiasi, una partita di routine, invece Fabio se l'è un po' complicata. Contro avversari meno forti l'avrebbe ugualmente portata a casa, ma l'allievo di Tomeu Salva Vidal non è un giocatore qualsiasi.

Ora è numero 77 ATP, ma tra qualche mese lo vedremo molto più in alto. Non gli manca nulla per ambire a un posto tra i primi 30. Più in alto, chissà. Ha impressionato la sua capacità di non arrendersi quando tutto sembrava perduto: sul 5-4 e 30-0 nel terzo set ha elevato il suo rendimento all'improvviso, come se si divertisse a rompere gli indugi quasi fuori tempo massimo.

Fognini è andato nel pallone, deludendo un clan piuttosto numeroso: oltre a coach Franco Davin c'erano Flavia Pennetta, nonché Gisela Dulko e il marito Fernando Gago. Buenos Aires è un torneo “amico”, ma quest'anno la trasferta argentina è da dimenticare.

È finita con due vincenti di Munar, un passante lungolinea e uno “strettino” a beffarlo su una palla corta. A inizio stagione, il ligure aveva detto che gli piacerebbe ottenere un risultato di prestigio in un grande torneo.

Giusto, poiché negli eventi più piccoli ha già raccolto molto. E chissà che la delusione di Baires non possa aumentare la “fame” in vista dei prossimi impegni. In una nottata così negativa, è l'unico pensiero intriso d'ottimismo a cui ci si può aggrappare.

CECCHINATO NON ESALTA, MA PASSA
L'urlo dopo il matchpoint aveva tanti significati. Marco Cecchinato aveva un gran bisogno di battere Christian Garin, non tanto per i 45 punti garantiti da un quarto di finale a Buenos Aires.

Ne aveva bisogno perché la campagna sudamericana era partita male e aveva bisogno di una scossa sulla sua superficie preferita, laddove otto mesi fa aveva centrato un risultato storico. La vittoria è arrivata e per adesso va bene così, visto che il livello della scorsa estate è ancora lontanuccio.

Sconfiggere il cileno, tuttavia, è una buona iniezione di fiducia. Garin è appena entrato tra i top-100 ATP ma ha ottime qualità, a partire da un dritto fulminante, una fiondata che ricorda quella di Sebastien Grosjean.

In Cile lo hanno soprannominato “Tanque” per il suo fisico robusto, ma questo ragazzo può salire parecchio. E non è detto che sia inferiore a Nicolas Jarry, attuale numero 1 cileno. Garin è sceso in campo con le idee chiare, cercando di chiudere Cecchinato dal suo lato sinistro e testarne il rovescio.

In effetti, gli (enormi) miglioramenti dello scorso anno sembrano essersi stabilizzati. Capitava che il siciliano accorciasse e Garin spingesse duro con il dritto. Era lui il primo a prendere un break di vantaggio (2-1 e servizio), ma Cecchinato lo riprendeva subito.

Il match era gradevole soprattutto per merito di Garin: non palleggiava troppo, evitava di infognarsi in scambi faticosi, sui quali Cecchinato gli è nettamente superiore. Ma la verità è che l'azzurro, oggi, è più forte di Garin.

Il primo set ha ben fotografato la situazione: Garin ha giocato bene, forse meglio, ma lo sforzo è stato sufficiente per restare a galla, nulla di più. Sul 5-6 ha dovuto cancellare ben quattro setpoint, alcuni alla grande, l'ultimo grazie a un dritto in corridoio di Cecchinato.

Nel tie-break saliva 4-2, ma poi si spegneva la luce. Perdeva cinque punti consecutivi ed erano molto gravi soprattutto gli ultimi tre, due dritti e un rovescio sparati in rete. Gentili omaggi per il numero 3 del tabellone, che nei quarti se la vedrà con Roberto Carballes Baena.

Vinto il primo set, il disegno tattico della partita assumeva l'aspetto preferito da Cecchinato: poteva muovere la palla, costringeva Garin a correre e sbagliare troppo. “Ceck” saliva 3-0 e poi 4-1, con doppio break.

Ma non era la sua serata migliore: qualche errore di troppo e un atteggiamento un filo difensivo consentivano a Garin di riavvicinarsi, ma sul 5-4 non correva troppi rischi e poteva scaricare tutta la tensione, scagliando una pallina in tribuna e reiterando l'urlo di sollievo dopo la stretta di mano.

Sa che il livello espresso in questo match non è ancora sufficiente, ma nel tennis ogni partita è una storia a sé. Anche a Parigi si trovò a un paio di punti dalla sconfitta contro Marius Copil al primo turno.

Sappiamo com'è andata. Peccato per il mancato derby italiano nei quarti: nel primo match di giornata, la resistenza di Lorenzo Sonego contro Carballes Baena è durata un set. Contro uno specialista della terra battuta, ha faticato a “registrare” il servizio e ha dovuto rincorrere fin dall'inizio.

Aveva ricucito lo svantaggio fino al 5-5, ma al momento di alzare il livello ha commesso troppi errori. Nel secondo set non c'è stata partita. Ci sono ancora parecchi buchi nel gioco del torinese, e non è detto che sia una cattiva notizia: sia pure con tanti limiti, è già intorno al numero 100 ATP. Però dovrà essere bravo a lavorarci, il più in fretta possibile.

ATP BUENOS AIRES – Secondo Turno
Roberto Carballes Baena (SPA) b. Lorenzo Sonego (ITA) 7-5 6-1
Marco Cecchinato (ITA) b. Christian Garin (CIL) 7-5 6-1
Guido Pella (ARG) b. Leonardo Mayer (ARG) 6-4 1-6 7-6
Jaume Munar (SPA) b. Fabio Fognini (ITA) 4-6 6-4 7-5