ATP Buenos Aires: la dolce notte di David Ferrer


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ATP Buenos Aires: la dolce notte di David Ferrer

“Non si allena, non va in palestra, non si impegna, eppure è numero 70 del mondo”. Goran Ivanisevic si esprimeva così, qualche anno fa, su Malek Jaziri. Anche solo per questo, non poteva essere il tunisino a mettere fino alla carriera di David Ferrer al torneo di Buenos Aires, vinto per tre anni consecutivi (2012, 2013, 2014).

L'Argentina Open ha accolto “Ferru” come una star e lui, davvero, non poteva perdere contro un avversario incapace di sfruttare appieno il suo talento. Proprio lo spagnolo, capace di diventare numero 3 del mondo nell'epoca dei Big Four.

Un'impresa stratosferica. Si è imposto 7-6 6-3 e si è garantito un derby contro Albert Ramos. Se non si sapesse che da qui a al torneo di Madrid (scelto per l'addio) sta vivendo un farewell tour, sarebbe un po' malinconico veder giocare Ferrer.

I muscoli non rispondono più, e i colpi che un tempo erano di una precisione chirurgica adesso gli costano parecchi errori. Perfettamente normale, a quasi 37 anni. Ma la grinta è la stessa di sempre e gli ha consentito di vincere uno spettacolare tie-break, ventotto punti in cui ha alternato colpi eccezionali, notevoli recuperi e qualche imprecisione.

Ha dovuto cancellare sei setpoint prima di sfruttare il quinto a suo favore. Ha avuto un pizzico di fortuna, specie sul 7-6 Jaziri, quando una sua risposta sbilenca è rimbalzata su una buca e ha messo fuori causa il tunisino.

Episodi a parte, il valenciano ha giocato un match di grande intensità, sempre in cerca del dritto con cui aprirsi il campo. Avanti di un break nel primo (4-2), si è fatto riacchiappare ma l'ha comunque vinto al fotofinish.

Sullo slancio, è scappato via nel secondo (3-0 “pesante”), ma ha avuto qualche incertezza al momento di chiudere. Sul 5-2 e 40-0 ha perso cinque punti di fila, alcuni in modo rocambolesco, e per un attimo c'è stata la sensazione che potesse rischiare qualcosa.

Ma non era ancora il momento di dire addio, anche perché non c'era lo scenario adatto: per quanto gli abbiano riservato il palcoscenico della sessione serale, non c'era il pubblico delle grandi occasioni a parte una splendente Gabriela Sabatini in prima fila, chiaramente schierata per Ferrer.

Si è divertita perché i due hanno mostrato un vivace contrasto di stili, foriero di un discreto spettacolo. Nel “Ferru Day” era arrivata, in precedenza, la sconfitta di Juan Ignacio Londero: dopo la sbornia per il titolo a Cordoba, il “Topo” si è arreso in due set a Joao Sousa.

Ci poteva stare. In un Buenos Aires Lawn Tennis Club in cui si parla ancora – e molto – della denuncia di Marco Trungelliti, mercoledì sarà il turno dei tre azzurri in gara. Lorenzo Sonego inaugurerà il programma sul centrale contro Robert Carballes Baena, mentre la sessione serale sarà tutta per i “tanos”: si parte con Marco Cecchinato, opposto a Christian Garin, mentre Fabio Fognini chiuderà sfidando Jaume Munar.

Un match scivoloso, rivincita dello scontro diretto di un mese fa a Melbourne (vinto da Fabio). Con un coach argentino, Fognini scenderà in campo con motivazioni particolari. In fondo, sono i tornei come questo a cementare la sua classifica.

ATP BUENOS AIRES - Primo Turno
Pablo Cuevas (URU) b. Marcelo Arevalo (ESA) 6-2 6-1
Aljaz Bedene (SLO) b. Guido Andreozzi (ARG) 1-6 7-6 6-2
Roberto Carballes Baena (SPA) b. Taro Daniel (GIA) 6-1 6-0
Leonardo Mayer (ARG) b. Dusan Lajovic (SRB) 6-3 7-6
Guido Pella (ARG) b. Francisco Cerundolo (ARG) 3-6 6-4 6-1
Jaume Munar (SPA) b. Federico Delbonis (ARG) 6-2 2-6 6-1
Joao Sousa (POR) b. Juan Ignacio Londero (ARG) 6-3 6-4
David Ferrer (SPA) b. Malek Jaziri (TUN) 7-6 6-3 

In attesa dei big, il New York Open ha vissuto una giornata interlocutoria. La principale curiosità, almeno per noi, riguardava il match che avrebbe stabilito l'avversario di Paolo Lorenzi negli ottavi. Tutto faceva pensare a Ryan Harrison, non solo perché partiva favorito contro Peter Polansky, ma perché gioca sempre bene in questo periodo. Nel febbraio 2017 ha vinto i suoi titoli più importanti: il Challenger di Dallas e l'ATP di Memphis, ancora oggi il suo unico successo nel circuito maggiore. L'anno dopo, la città di Elvis Presley avrebbe lasciato il testimone al New York Open. Suo malgrado, ha fatto parlare di sé anche nel 2018, visto che fu protagonista di un alterco con Donald Young. Stavolta punta ai risultati e l'approccio è stato ottimo: con un facile 6-3 6-4, maturato in poco più di un'ora, si è garantito la possibilità di affrontare l'azzurro. Harrison ha servito molto bene, raccogliendo 25 punti su 28 prime palle messe. “Non importa quanto hai lavorato durante la preparazione – ha detto Harrison, uno a cui non manca l'autostima – vincere partite è il segnale più importante. Quest'anno ho avuto principalmente buoni match. Mi sento in buona posizione con il mio tennis e voglio sfruttare questo momento nei tornei americani, perché è divertente giocare davanti al mio pubblico”. Harrison e Lorenzi si troveranno già mercoledì, nel secondo match di giornata. L'americano avrà la possibilità di chiedere qualche consiglio a Davide Sanguinetti, con il quale collabora già da qualche anno, che conosce piuttosto bene Lorenzi. A parte Harrison, la giornata è stata decisamente positiva per gli americani: passa anche il gigante Reilly Opelka, bravo ad emergere da un match complicato contro Adrian Mannarino. Si è trovato a due punti dalla sconfitta, se l'è cavata e poi ha trovato il break decisivo nel terzo game del set decisivo. Passa anche Cristopher Eubanks, uscito vincitore dal derby tra qualificati contro Adrian Menendez Maceiras. 

ATP NEW YORK - Primo Turno
Jason Jung (TPE) b. Ramkumar Ramathan (IND) 6-3 3-6 6-1
Ryan Harrison (USA) b. Peter Polansky (CAN) 6-3 6-4 
Guillermo Garcia Lopez (SPA) b. Alexei Popyrin (AUS) 7-6 6-3
Cristopher Eubanks (USA) b. Adrian Menendez Maceiras (SPA) 6-4 7-6
Reilly Opelka (USA) b. Adrian Mannarino (FRA) 2-6 7-6 6-4
Brayden Schnur (CAN) b. Jack Minjie Lin (CAN) 6-1 6-3